di Salvatore Calleri
Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto
FIRENZE- Per La Nazione, edizione di Prato, il 18 ottobre scrissi un pezzo che iniziava: "Ogni volta che si spera in un ritorno alla normalità in una città complessa ed al contempo creativa come Prato, bisogna fare i conti con la realtà dei fatti".
Approfondimenti
In pochi giorni si erano registrati un omicidio ed un grosso incendio. I fatti criminali non abbandonano Prato. Lo abbiamo visto in questi ultimi giorni con la Relazione della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (Doc. XXIII) che ha evidenziato come a fronte di circa 69.000 tonnellate di rifiuti speciali tracciati via MUD, sussista una zona d'ombra stimata in circa 40.000 – 50.000 tonnellate/anno generate da laboratori di confezione e pronto moda non registrati, o con gestione irregolare.
Il servizio di pronto intervento Alia raccoglie circa 3.800 tonnellate di sacchi neri contenenti ritagli abbandonati lungo le strade della provincia, con un costo pubblico annuo di bonifica superiore a diversi milioni di euro. Non posso a questo punto dimenticare le polemiche sui rifiuti sversati sul territorio nel 2013 dopo l'allarme del Proc. Naz. Antimafia di quegli anni Franco Roberti ripreso dalla Fondazione Caponnetto.
In questi giorni due famose imprese della moda sono state poste in amministrazione giudiziaria grazie alla Procura di Prato. La filiera sfrutta i lavoratori. L'amministrazione giudiziaria è un provvedimento utile, è bene ribadirlo, sia per i lavoratori sfruttati, sia per le ditte stesse che possono continuare ad operare nella legalità depurandosi dalle illegalità presente nella filiera.
Ciliegina sulla torta a Prato è poi la presenza di un Procuratore, Luca Tescaroli, attento capace, pignolo ed io che lo conosco da trent'anni so che Caponnetto lo teneva in alta considerazione. Ebbene in commissione rifiuti tra le tante cose che ha dichiarato nella sua relazione mi è interessata in modo particolare la seguente parte:
"Sostanzialmente, dall’audizione del procuratore emerge che l’imprenditoria cinese ha creato un mercato parallelo a ogni livello e dispone di risorse finanziarie di notevole rilievo in grado di affrontare pressoché qualunque tipologia di costo.I n relazione agli accertamenti effettuati dalla procura di Prato, si evidenzia un fenomeno non solo in fase di esportazione ma anche di importazione su larga scala di materia prima tessile che proviene dalla Cina, fatta entrare in Italia attraverso vari snodi, come il Porto del Pireo, il porto di Gioia Tauro, oppure attraverso l’ingresso jugoslavo e un accesso spagnolo.
Questo materiale viene quindi fatto confluire nell’Europa dell’Est, normalmente in Ungheria, dove vengono create in maniera seriale società “testa di legno” che assicurano il trasferimento della materia tessile da lavorare nella dogana di Prato. Ciò viene fatto attraverso l’applicazione del regime di tassazione con la sospensione del pagamento dell’IVA, che si traduce in un mancato pagamento di questa imposta. Attraverso la creazione di queste società fittizie sostanzialmente nessun attore del circuito paga l’imposta.
Nell’arco di un anno gli investigatori, attraverso i dati raccolti dall’Agenzia delle dogane, hanno stimato che ciò avviene per diversi miliardi di euro e questa merce viene lavorata con imprese che operano attraverso il meccanismo “apri e chiudi”, anche e soprattutto nel settore tessile. Le aziende in questione rimangono operative per una durata di circa 2, 3 anni, per poi passare ad un nuovo soggetto che crea una nuova struttura societaria avente ad oggetto la medesima attività imprenditoriale.
La nuova struttura drena le risorse attive, prosegue l’attività e i proventi dell’attività vengono fatti affluire nella Repubblica popolare cinese attraverso canali differenziati."
Successivamente all'uscita della relazione ad alla messa in amministrazione delle imprese della moda il Procuratore Tescaroli ha pubblicato una sorta di appello su La Nazione, edizione di Prato, che si conclude in relazione ai gruppi criminali cinesi affermando che:
"Il riconoscimento di detti gruppi da parte delle tradizionali realtà mafiose italiane ricorso alla violenza (quali omicidi, tentati omicidi, incendi, estorsioni), con la disponibilità di armi ed esplosivi ne certifica il salto di qualità. Alcune articolazioni hanno acquisito forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, capace di produrre assoggettamento e omertà, assumendo i connotati dei consorzi mafiosi. Gestiscono il mercato dell'immigrazione clandestina, dello sfruttamento lavorativo e della prostituzione, del gioco d'azzardo e delle scommesse clandestine, della contraffazione, del traffico di stupefacenti guidati dalla logica del profitto. Non sono più realtà chiuse e hanno acquisito la capacità di permeare le pubbliche amministrazioni e le forze di polizia, si impegnano nelle campagne elettorali".
Un grido d'allarme che non deve passare inosservato. Prato batti un colpo. La Fondazione Caponnetto c'è e sosterrá sempre Prato ed i pratesi, oltre ovviamente al Procuratore Tescaroli.