Per dare un senso a quei delitti di tanti anni fa

Con il viaggio intorno al mostro di Firenze, nel libro scritto da Andrea Ceccherini e Katiuscia Vaselli e pubblicato da Caosfera


FIRENZE- Il primo delitto, a Signa, risale all’estate del 1968. L’ultimo, a Scopeti nell’estate del 1985. A unirli una pistola calibro 22, una Beretta long rifle e proiettili Winchester con la lettera H impressa sul fondello. Nel mezzo 16 morti e due filoni giudiziari. Il primo, la pista sarda che non porta a condanne. Il secondo, la pista della Valdipesa, che si concluderebbe con le condanne, se la Corte di cassazione non annullasse la sentenza su Pietro Pacciani, ma non sui suoi complici. Dunque un finale incerto, che lascia adito a mille dubbi.

E’ su questi dubbi che lavorano Andrea Ceccherini e Katiuscia Vaselli in “La notte non finisce mai, viaggio intorno al mostro di Firenze”, edito nelle settimane scorse da Caosfera e distribuito da Cinquantuno Diffusione Libraria.

Tra il primo e l’ultimo delitto intercorrono 17 anni. Un periodo talmente lungo, in cui l’assassino del primo avrebbe potuto scontare la sua pena, se fosse stato identificato e condannato. Un tempo così ampio, che vede cambiare profondamente l’Italia, un paese nel frattempo diviso dalla violenza politica, concentrato nelle trasformazioni di quegli anni, e che si accorge solo dopo sei vittime che intorno a Firenze imperversa un assassino seriale riconoscibile da un caratteristico, macabro rituale.

E’ proprio nella ricostruzione di quell’epoca, dell’ambiente sociale, delle emozioni dei testimoni, che si impegnano i due giornalisti senesi, a partire dalla rubrica monografica pubblicata da Ceccherini su SienaNews, il quotidiano on line diretto dalla Vaselli. I due autori ripercorrono così il territorio, le colline macchiate dal sangue delle coppiette, per incontrare persone a cui chiedere un ricordo. E’ un’impresa ardua a trenta anni dai processi a Pacciani e complici. Un’impresa in cui Ceccherini e Vaselli si cimentano nella chiave giusta, quella del racconto delle emozioni dei testimoni. Il modo migliore per restituire ai giovani, che di questa storia hanno solo sentito parlare, i sentimenti forti che la vicenda suscitò nel suo dipanarsi.

Si dovrebbe infatti spiegare al lettore di oggi che il mostro cambiò i costumi fiorentini, tanto che pure la città più conservatrice accettò che i giovani potessero appartarsi in luoghi frequentati, come il viale dei Colli, o i giardini intorno allo stadio Franchi, pur di non frequentare luoghi isolati, dove avrebbero potuto esporsi al rischio mortale. Si dovrebbe ricordare che in quegli anni Firenze fu pervasa da una sorta di psicosi e che, molti avevano una propria teoria sull’assassino e spesso un sospettato. Tanto che una mattina il notiziario radiofonico regionale dovette pubblicamente smentire una voce calunniosa, che sta stava circolando da ore, di bocca in bocca, in tutta la città.

Naturalmente anche gli autori di “La notte non finisce mai” una propria idea se la sono formata. Soprattutto grazie al rapporto con Mario Spezi, a cui il libro è dedicato. E’ questo un altro merito del volume. Perché il giornalista della Nazione detenuto per 23 giorni con accuse, poi rivelatesi infondate, è un’altra vittima della vicenda. Una storia talmente spinosa, da mettere in pericolo chiunque ci si sia avvicinato.

Probabilmente una parola definitiva sui delitti non potrà essere mai scritta. Sono passati troppi anni e molte false piste si sono sovrapposte ad indizi non abbastanza approfonditi. Ma è meritorio ogni sforzo, come quello di Ceccherini e Vaselli, almeno per restituirci le atmosfere di un lungo periodo di violenze e delitti, che avvolse Firenze, come altre città italiane.

Nicola Novelli