Firenze -"Le parole della Procuratrice dei minori di Firenze, Roberta Pieri, tracciano un confine netto e condivisibile tra la necessaria fermezza dello Stato e il rischio di un regresso culturale e giuridico che penalizzerebbe l'intero sistema di tutela dei minori". Così il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Toscana, Stefano Scaramelli, interviene nel dibattito sul nuovo disegno di legge in materia di delinquenza minorile, sposando appieno l'analisi della magistrata.
Secondo il Garante, l'ipotesi di introdurre una presunzione assoluta di imputabilità tra i 14 e i 18 anni rappresenta una forzatura che ignora le più elementari evidenze scientifiche e pedagogiche.
"L'adolescenza non è una finzione giuridica, ma una fase complessa di maturazione fisica e neurologica che la scienza fissa ben oltre i 14 anni", dichiara il Garante. "Ribaltare l'onere della prova sull'imputabilità significa cancellare le specificità del diritto minorile e tradire la finalità primaria della pena per i più giovani, che deve essere educativa e non meramente punitiva. Come giustamente evidenziato dalla Procuratrice Pieri, non si può 'rieducare' chi sta ancora completando il proprio percorso di crescita".
Il Garante esprime inoltre forte preoccupazione per la tendenza alla categorizzazione e alla stigmatizzazione dei fenomeni giovanili tramite etichette superficiali, come il termine "maranza": "La devianza minorile è un fenomeno trasversale che non accetta semplificazioni o letture discriminatorie. I comportamenti violenti dei ragazzi non nascono nel vuoto, ma specchiano spesso i modelli degli adulti, la frammentazione dei contesti familiari e l'aggressività che popola i social network".
La risposta al disagio giovanile, acuito dagli strascichi psicologici della pandemia, non può quindi esaurirsi nel rigore penale.
"Processare tutti non eliminerà il problema", conclude il Garante. "Se lo Stato vuole davvero farsi sentire, deve farlo potenziando i servizi sociali, sostenendo le scuole, investendo nel welfare e supportando le famiglie in difficoltà. Occorre creare reti di comunità e spazi sani di socializzazione, oltre a fornire risorse concrete agli uffici giudiziari minorili, oggi drammaticamente sottorganico. In Toscana continueremo a batterci per una cultura dell'inclusione e della prevenzione, convinti che la legalità si costruisca offrendo opportunità, non cancellando il diritto all'adolescenza".