Newlat: accordo per l'acquisto della maggioranza di Centrale del Latte d’Italia

Comune, Camera di commercio e Fidi Toscana già in contatto con il nuovo socio, ribadiscono centralità di Firenze nello sviluppo del progetto industriale. Palagi e Bundu (Sinistra Progetto Comune) e Grassi (Firenze città aperta): "Preoccupati dalle notizie che leggiamo, chiediamo che venga informata la commissione Controllo"


In merito all’acquisto da parte di Newlat Group del 46,24% delle quote di Centrale del Latte d’Italia che detiene il 100% della Centrale del Latte della Toscana, il Comune, la Camera di commercio di Firenze e Fidi Toscana danno il benvenuto al nuovo socio Newlat, convinti che fin da subito possa svilupparsi un progetto ambizioso di rilancio del gruppo. Palazzo Vecchio, Camera di commercio e Fidi Toscana, già in contatto col nuovo socio, hanno apprezzato che Newlat abbia definito la filiera toscana filiera produttiva di alta qualità e fiore all’occhiello anche per i prodotti biologici in grado di offrire ai consumatori italiani una gamma di prodotti unici con brand storici e di grande rilevanza territoriale. Comune, Camera e Fidi Toscana ribadiscono l’importanza e la centralità dello stabilimento fiorentino del latte, dei lavoratori e della filiera del territorio, ritenendo questi elementi occasione per il rilancio di tutto il gruppo e per il raggiungimento di risultati importanti.

"La Centrale del Latte di Firenze, adesso Centrale del Latte Toscana, ha una storia lunga e importante. Ad aprile del 2016 la Giunta si impegnò a rievocarla con numerosi dettagli e aneddoti. L'unione tra la realtà toscana e quella di Torino fu il frutto di un impegno trasversale che aveva visto impegnata direttamente anche la sinistra di opposizione in Palazzo Vecchio. La firma degli accordi parasociali, la tutela dello stabilimento fiorentino, la garanzia che le 'stalle' del nostro territorio, dal Mugello alla Maremma, sarebbero state garantite e sostenute con un prezzo adeguato del latte, e che non si sarebbe proceduto a cancellare né la professionalità del personale fiorentino e neppure la storia del celebre marchio fiorentino. Ma non possiamo negare che i soci torinesi abbiano cercato, appena scaduti gli accordi, di tenersi le mani libere -intervengono Dmitrij Palagi e Antonella Bundu - Sinistra Progetto Comune e Tommaso Grassi - Firenze Città Aperta- Ci dispiace e continueremo a chiedere che siano garantite quelle che erano le condizioni di fusione. Non vorremmo dover passare dalla padella alla brace e faremo di tutto per evitarlo. Chiediamo ai soci toscani di non cedere alle lusinghe di avere qualche euro in più nelle casse comunali, distruggendo un patrimonio economico dell'intero territorio regionale. All'ente regionale chiediamo eventualmente di sostenere gli enti più in difficoltà a mantenere le quote. Il Consiglio comunale ha sempre espresso una posizione chiara in questi anni, in merito a quella che tutte e tutti conosciamo come Mukki: non si mette in discussione la filiera territoriale di produzione, si devono garantire i livelli occupazionali e salariali, occorre tutelare la territorialità e la qualità del prodotto. L'impegno del pubblico e delle istituzioni su questo fronte è sempre stato considerato imprescindibile. Lo aveva ribadito Firenze Riparte a Sinistra nel 2018, con un ordine del giorno che chiedeva il rinnovo dei patti parasociali col privato, approvato a larga maggioranza. Lo abbiamo ribadito come Sinistra Progetto Comune solo poche settimane fa, con un testo analogo. Un privato intelligente, come ci auguriamo possano dimostrare di essere i nuovi soci, sa che le realtà radicate nel territorio e che hanno un legame imprescindibile con settori economici locali devono essere valorizzate e deve vedersi riconosciuta una indipendenza gestionale per rendere al meglio. Un CdA, come è stato finora, con membri espressi dai soci territoriali sarebbe la giusta garanzia per un futuro meno incerto di quello che vediamo. Allo stesso tempo vorremmo e invitiamo l'Amministrazione, già nelle nomine delle prossime settimane in Centrale del Latte Italia, ad optare per figure che possano stare in azienda, conoscere il settore e il mondo toscano agroalimentare, senza avere conflitti di interesse, e con l'unico scopo di migliorare l'azienda e di tutelare i soci territoriali. Oggi, dopo l'ultimo rinnovo dell'azienda toscana, non si vede traccia di questi requisiti: non facciamo ulteriori errori. La fase straordinaria che stiamo attraversando è destinata a durare, seppure in modo meno emergenziale, come confidiamo tutte e tutti. Ma non possiamo essere passivi di fronte ad una fase così delicata. Chiediamo quindi che la Commissione Controllo si riunisca in forma telematica per essere aggiornata e informata su quanto sta avvenendo sul nostro territorio, ascoltando l'assessore competente e i membri nominati dai soci pubblici nell'azienda toscana, a partire dal Presidente Campinoti, ma anche dei soci che hanno venduto ma che rimarranno nelle proprie cariche istituzionali come il vicepresidente di CLT, Pozzoli. Palazzo Vecchio ha saputo lavorare di squadra, per il bene di un pezzo di storia della Città a cui molti sono ancora legati, fin dai tempi del suo fondatore, il sindaco La Pira, e fino a pochi mesi fa lo ha fatto in modo positivo su questo tema e deve poterlo continuare a fare anche in questa fase di incertezza. In modo costruttivo e assolutamente non polemico confidiamo che si possa procedere verso il mantenimento delle quote da parte dei soci territoriali toscani, alla definizione di nuovi accordi parasociali con i nuovi soci privati, così da garantire un futuro certo, anche se reso difficile dalle condizioni socio economiche del settore agroalimentare, alle 'stalle', al personale dipendente e ai fornitori".

Redazione Nove da Firenze