Rubrica — Mostre

Nasce MAD Archival Platform, l’archivio virtuale permanente di Murate Art District

Online la piattaforma con contributi di artisti e curatori, dove consultare tutte le mostre, i progetti, le collaborazioni e le residenze del presente e del passato. Valentina Gensini: “MAD Archival Platform vuole essere una risposta non effimera alla necessità di una nuova progettazione digitale e di una nuova visione della produzione culturale”


Una finestra continuamente aperta sulle attività presenti e passate di Murate Art District. È online a partire dal 28 novembre 2020, MAD Archival Platform, archivio virtuale permanente, continuamente implementabile, che funzionerà da aggregatore di contenuti e metterà a disposizione di chiunque, da ogni angolo del globo, i progetti presenti e passati realizzati nel centro fiorentino per l’arte contemporanea. Concepito prima dell’avvento del Covid19 MAD Archival Platform diventa ufficialmente operativo proprio in questo periodo straordinario, in cui l’esigenza di fruire e vivere la cultura, sebbene a distanza, è ancora più forte. Sulla piattaforma, sono articolate informazioni riguardanti i progetti realizzati, gli artisti in residenza e i curatori che hanno ideato progetti inediti per e con MAD. Lo spazio virtuale, finanziato grazie al contributo del progetto ToscanaIncontemporanea gestito dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, è liberamente consultabile visitando il sito internet di Murate Art District.

La pandemia ci ha dimostrato con estrema forza quanto la digitalizzazione nel nostro modo di vivere, e quindi anche di creare e di concepire l’arte, sia divenuta un aspetto fondamentale - sostiene l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi -: questo nuovo progetto di MAD risponde proprio a queste nuove esigenze di fruizione della cultura e renderà disponibile a tutti un pezzo importante dell’arte contemporanea che è passata e sta passando in città. Le Murate aprono il loro scrigno e ci offrono uno spaccato di quanto gli artisti, in residenza o meno, hanno prodotto, pensato, realizzato in questi anni prendendo spunto dalle ex prigioni di carcere duro fiorentine: un grande archivio digitale che potrà servire come memoria, come studio e come fonte d'ispirazione per tanti giovani artisti, in attesa di poter vedere le performance e le opere dal vivo”.

Questo programma – ha detto Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD - vuole essere una risposta non effimera alla necessità di una nuova progettazione digitale e di una nuova visione della produzione culturale in tempi di chiusura di musei e centri per l’arte a causa del diffondersi dell’epidemia Covid-19. Ma allo stesso tempo, pensato prima di questa situazione straordinaria, esso rappresenta la volontà di rendere sempre più permeabili le istituzioni che si occupano di arte, ed in particolare di arte contemporanea. MAD privilegia la processualità rispetto al prodotto, la ricerca rispetto alla spettacolarizzazione, la produzione rispetto alla mera esposizione, un approccio trans-disciplinare e un metodo dialettico rispetto alla specializzazione esclusiva; all’autoreferenzialità per addetti ai lavori, MAD antepone progetti partecipativi ed inclusivi nei confronti della cittadinanza. In quanto progetto permanente, MAD Archival Platform ci consente di dischiudere le porte del centro in favore di tutti gli utenti interessati, in modo da poter condividere con la comunità una parte da noi ritenuta prioritaria del percorso artistico: quella della ricerca, della sperimentazione, del processo che condurrà alla produzione di nuovi lavori”.

Testi, immagini (materiale documentario e foto d’autore), materiale audio (opere di sound art, concerti, radio-documentari, convegni e conferenze, interviste), materiale video (video d’artista, video-interviste, riprese di conferenze o performance di artisti in residenza), questi sono i prodotti liberamente fruibili sulla neonata piattaforma. MAD Archival Platform rende interamente consultabili i materiali di archivio, e incoraggia la valorizzazione degli artisti, che possono parlare del loro lavoro e raccontare come dalla residenza al MAD siano scaturite produzioni internazionali, importanti premi all’estero, partecipazioni a festival e biennali in tutto il mondo. Di facile e intuitivo utilizzo, l’archivio è interrogabile per nome artista (la lista di artisti che hanno lavorato con MAD e su commissione di MAD), curatore (la lista dei curatori che hanno collaborato con MAD), residenze d’artista (le più interessanti residenze suddivise per area disciplinare), Progetto RIVA (il progetto di arte contemporanea che interessa ecosofia, ambiente, sostenibilità nell’ottica della committente pubblica e dell’arte nello spazio pubblico) e ancora categorie progettuali (concerti, conferenze, lezioni, mostre, performance, presentazioni, proiezioni, pubblicazioni, workshop) e infine aree disciplinari (architettura, arte pubblica, arti visive, performance, design, musica e sound art, fotografia, letteratura e scienze umane, regia). MAD Archival Platform è un progetto permanente e in continua crescita, interamente open source e dinamico, comprensivo di materiale documentale, artistico, critico. In quanto archivio si rivelerà molto utile a curatori, artisti, studenti, giornalisti e addetti ai lavori. In quanto piattaforma sarà interessante come testimonianza del lavoro che viene fatto in particolar modo sulle residenze, che generalmente avvengono a spazio chiuso al pubblico, e dunque sono poco condivise e intellegibili per la cittadinanza e gli altri utenti. Infine renderà visibili gli artisti che collaborano con MAD e che desiderano raccontare come i progetti immaginati a Firenze siano stati poi presentati in Europa e nel mondo, e spesso ciò è avvenuto con grande successo, presentando le opere e le performance in biennali, concorsi e vincendo premi ministeriali all'estero. Mad Archival Platform è stato progettato da Mallet Studio. Alla realizzazione dei contenuti della piattaforma ha lavorato tutto lo staff di MAD, che ha dato un grande contributo progettuale e operativo. Le produzioni foto e video più recenti sono state realizzate dal regista Edoardo Delille e dalla fotografa Giulia Piermartiri.

Redazione Nove da Firenze