Rubrica — Editoria Toscana

"Mirra" è la parola di Dante fresca di giornata

(Inferno, XXIV, 111) [...] erba né biado in sua vita non pasce, ma sol d'incenso lagrime e d'amomo, e nardo e mirra son l'ultime fasce


Una parola di Dante al giorno, per tutto il 2021. In occasione della ricorrenza dei settecento anni dalla morte del poeta, l'Accademia della Crusca sta pubblicando 365 schede dedicate alla sua opera: affacci essenziali sul lessico e sullo stile del poeta, con brevi note di accompagnamento. La parola di Dante fresca di giornata è un'occasione per ricordare, rileggere, ma anche scoprire e approfondire la grande eredità linguistica lasciata da Dante.

La parola di oggi 6 gennaio

mirra

(Inferno, XXIV, 111)

[...] erba né biado in sua vita non pasce,ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,e nardo e mirra son l'ultime fasce

La misteriosa mirra, una resina, era reputata sostanza medicinale e veniva usata anticamente anche nell’imbalsamazione. La portarono in dono i Magi a Gesù, assieme all’incenso. Dante la nomina una sola volta. La pone tra le sostanze connesse alla mitica Fenice: incenso, amomo, nardo e, appunto, mirra.

Le parole precedenti: 

(Paradiso, X, 143)

5 GENNAIO TIN TIN

[...] che l'una parte e l'altra tira e urge, tin tin sonando con sì dolce nota, che 'l ben disposto spirto d'amor turge [...]

Voce onomatopeica, usata da Dante per indicare il gradevole suono prodotto dalle ruote del congegno di un orologio a sveglia, a cui viene paragonata la corona delle anime beate che appaiono a Dante, muovendosi in giro e cantando.

4 GENNAIO DOLENTI NOTE

(Inferno, V, 25)

Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire; or son venuto là dove molto pianto mi percuote

Dante comincia a sentire le grida di dolore dei condannati per aver peccato di lussuria. La diffusione della Commedia a livello popolare ha portato all’uso comune dell’espressione dolenti note per intendere ‘fatti, circostanze, argomenti spiacevoli’.

3 GENNAIO BELLA PERSONA

(Inferno, V, 101)

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende

Espressione con cui Francesca da Rimini si riferisce al proprio corpo, di cui Paolo si innamorò e da cui l’anima è stata violentemente separata. Dante la usa in senso fisico; oggi l’espressione si riferisce invece a chi ha doti morali (generosità, lealtà, ecc.).

2 GENNAIO COLOR CHE SON SOSPESI

(Inferno, II, 52)

Io era tra color che son sospesi, e donna mi chiamò beata e bella, tal che di comandare io la richiesi.

È detto da Virgilio parlando di sé, perché sta nel Limbo, ma è passato nell’italiano come forma proverbiale per indicare uno stato di incertezza e di attesa.

1 GENNAIO TRASUMANAR

(Paradiso, I, 70)

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l' essemplo basti
a cui esperienza grazia serba

Neologismo dantesco per indicare un’esperienza che va oltre l’umano. Dante lo usa per indicare l’avvicinamento a Dio, ma il termine può essere esteso ad ogni condizione che vada al di là dell’esprimibile, dove le parole non bastano più.

Per conoscere la parola fresca di giornata e le numerose iniziative dell’Accademia e quelle delle altre istituzioni fiorentine, è possibile consultare il sito web dell’Accademia della Crusca accademiadellacrusca.it e quello del Comune di Firenze 700dantefirenze.it.

Redazione Nove da Firenze