Metodo Mossuto: polemiche bipartisan per il video contro gli operai

Gogna social alla manutenzione di un operaio, senza distinguere tra critica e intimidazione

Nicola
Nicola Novelli
22 Settembre 2026 17:41
Metodo Mossuto: polemiche bipartisan per il video contro gli operai

L'ultimo scivolone comunicativo di Guglielmo Mossuto, capogruppo della Lega a Palazzo Vecchio, ha rinnescato il biasimo per la sua condotta che travalica i confini della dialettica tra maggioranza e opposizione. Per documentare il suo attacco frontale all'amministrazione il consigliere comunale della Lega Salvini filma un arborista al lavoro per la manutenzione ordinaria. Nonostante il rifiuto del lavoratore a essere ripreso, Mossuto ha proceduto alla pubblicazione del video sui social, sollevando un polverone sulla sua strategia comunicativa sempre più isolata.

Il teatro dello scontro è il marciapiede di Viale dei Mille, dove era in corso un intervento di sfoltimento delle frasche dei bagolari. L'operazione non era un atto arbitrario, bensì un intervento pianificato dagli uffici comunali e caldeggiato dai residenti, stanchi dei disagi causati dai rami troppo vicini alle abitazioni. La vicesindaca Paola Galgani e il presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi, hanno reagito invitando i cittadini a visionare le immagini pubblicate dallo stesso consigliere per giudicare l'accaduto.

Le accuse mosse contro il capogruppo leghista sono pesanti:

  • Intimidazione di un lavoratore: L'operaio è stato incalzato e "sgridato" mentre esercitava le sue funzioni.
  • Violazione della privacy: Le riprese video sono state effettuate e diffuse nonostante l'esplicito dissenso del soggetto interessato.
  • Responsabilizzazione impropria: È stato preso di mira un esecutore materiale che non ha alcuna competenza sulle decisioni amministrative a monte dell'intervento.

La posizione dell'amministrazione è sintetizzata in un monito che suona come una linea invalicabile: “Il lavoratore non è il bersaglio della politica”. Secondo Galgani e Pierguidi, esporre chi lavora alla "gogna social" rappresenta un errore di prospettiva che non rende onore a chi riveste cariche pubbliche.

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Per la vicesindaca Galgani, il nodo della questione risiede nel confine tra il diritto di cronaca politica e l'aggressione personale. Se contestare la gestione del verde pubblico è una prerogativa dell'opposizione, trasformare un dipendente in un "bersaglio della contestazione" è considerato un atto inaccettabile. L'amministrazione ha rivendicato con fermezza la bontà tecnica dell'intervento sui bagolari, sollevando l'operaio da qualunque onere politico. Il messaggio inviato a Mossuto è chiaro: la critica è legittima, l'intimidazione no. Per questo motivo, è stata avanzata una richiesta formale di scuse verso il lavoratore, un atto dovuto per riparare a quella che viene definita un'azione che "sbaglia bersaglio".

Il colpo più duro per Mossuto, tuttavia, non arriva dai banchi della maggioranza, ma dalla sua stessa area politica. Alessandro Draghi, vice presidente FdI del consiglio comunale, ha scelto di non fare quadrato attorno al collega di coalizione, segnando una frattura profonda nel fronte delle opposizioni.

Secondo Draghi, il metodo adottato dal capogruppo della Lega è un errore tattico e comunicativo: non rappresenta un modo efficace di fare propaganda e finisce per danneggiare l'immagine complessiva del Centrodestra. Il vice presidente ha espresso piena solidarietà al lavoratore, definendolo "interrotto e sgridato" ingiustamente durante il suo turno di servizio.

L'episodio di Viale dei Mille non appare come un inciampo isolato, ma come l'ennesima conferma del "Metodo Mossuto". Il capogruppo della Lega ha costruito il proprio profilo politico su un atteggiamento sistematicamente conflittuale, che in passato gli ha già attirato critiche non solo dalla sinistra, ma anche dalla stampa locale e dai suoi stessi alleati. Questo stile, caratterizzato da un'aggressività comunicativa che spesso ignora le mediazioni istituzionali, sta portando a un progressivo isolamento politico del consigliere. La presa di distanza di Draghi suggerisce che, all'interno del Centrodestra, cresca il timore che tali comportamenti possano minare la credibilità dell'intera coalizione di fronte all'elettorato moderato.

In ultima analisi, il caso solleva una riflessione necessaria sul galateo istituzionale e sul rispetto della dignità professionale. La distinzione tra chi decide — l'amministrazione — e chi esegue — i lavoratori — deve restare un pilastro del dibattito pubblico. Se la politica perde la capacità di distinguere i propri avversari dai cittadini che svolgono il proprio dovere, rischia di scivolare in una forma di populismo di bassa lega. La solidarietà bipartisan espressa all'operaio di Viale dei Mille ribadisce un concetto fondamentale: il rispetto per chi lavora non ha colore politico, e chi sceglie di ignorarlo si pone, inevitabilmente, al di fuori del corretto confronto democratico. Le scuse richieste da Galgani, Pierguidi e auspicabili secondo la linea di Draghi, restano al momento l'unico modo per chiudere una pagina spiacevole della cronaca politica fiorentina.

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