Livorno, sparisce il centrodestra e PD alla resa dei conti

Dopo la sconfitta, dimissioni dei vertici del PD livornese. Spunta l’ombra del commissariamento


Che il clima fosse pesante a Livorno dopo la bruciante sconfitta del candidato sindaco del PD battutto dall' ingegnere aerospaziale, Filippo Nogarin, del Movimento Cinquestelle lo si intuiva. A poco vale che la battuta di Cardinali sia stata "Nogarin deve cambiare cognome, sembra trentino". C'è dell'altro.

"A Livorno non ci sarà alcun commissariamento", lo ha dichiarato il segretario regionale Dario Parrini: "Non pensiamo che sia necessario e speriamo che non ce ne sia bisogno nemmeno in futuro. Dopo la sconfitta è necessario ricostruire il rapporto con il territorio e con i cittadini. Ieri la segreteria regionale ha deciso all'unanimità di offrire la nostra disponibilità al partito di Livorno per consigli e sostegno. E questo ruolo di sostegno sarà svolto dal neo eurodeputato  Nicola Danti"

 "L'isterismo ha contagiato anche Palazzo Granducale, sede della Provincia - commenta Alessandro Corsinovi consigliere PdL alla Provincia di Livorno - e non se lo immaginava nessuno. La molla che ha fatto scattare l’applauso all’inizio della seduta del consiglio provinciale dopo che il presidente del consiglio provinciale Biagio Di Bonito del PD aveva detto: “saluto l’amico fraterno Marco Ruggeri candidato sindaco del PD sconfitto alle elezioni che in questo momento sta vivendo un dramma personale, aggiungendo che Livorno sarebbe stata governata degnamente da Ruggeri”.
Di Bonito l’aveva messa solo sul piano dell’amicizia personale, ma i consiglieri del gruppo PD l’hanno voluta trasformare in una isterica forzatura politica con un applauso davvero fuori luogo. Applaudivano per solidarietà con Ruggeri ma con isterica rabbia per la sconfitta del PD. Un altro atto di nervoso isterismo c’è stato alla fine della riunione del Consiglio provinciale. Si sarebbero dovute esaminare mozioni e interpellanze ma a sorpresa ha preso la parola il presidente Kutufà e ha detto che era inutile proseguire. La seduta è stata quindi chiusa con il beffardo, liberatorio e un po’ ridicolo applauso dei consiglieri provinciali del PD. Ultima dimostrazione di maldestra prepotente arroganza ma anche di rabbia e nervosismo che dalla sera dell’esito dei ballottaggio sovrasta il PD livornese"

Il segretario comunale del PD, Yari De Filicaia, dopo neppure 24 ore si è subito dimesso.

"Nelle ore immediatamente successive alla sconfitta a Livorno buona parte dei circoli del PD sono rimasti chiusi, come se fossero a lutto con “compagni” che ammettono di aver votato Nogarin per protesta verso il PD e verso l’amministrazione uscente a guida PD, dove l’ex sindaco Cosimi non ha fatto nulla per il cambiamento procedendo sempre soltanto con le vecchie logiche della spartizione del potere. Nel PD livornese erano finora in maggioranza quelli contro Renzi. I superstiti ora si appelleranno a Renzi per "fare pulizia" anche nel partito. Alcuni gridano che ogni male non vien per nuocere e una batosta ci voleva per questa città inerte e sempre più immersa nel degrado e nelle delusioni. Dopo la sconfitta e le dimissioni del segretario Yari De Filicaia sembra imminente l’arrivo da Firenze di un commissario per il PD livornese. Va però detto che la candidatura a sindaco dello sconfitto Marco Ruggeri fu decisa più a Firenze che a Livorno.
Ruggeri venne infatti “giubilato” facendolo dimettere dalla carica che ricopriva di capogruppo del PD in regione, e spedito a fare il candidato sindaco di Livorno. Bisognava però mettere nel conto che, nel rissoso e laceratissimo PD livornese, un candidato sindaco nato in provincia di Pisa non fosse il massimo della “potabilità” per gli schizzinosi livornesi, sempre in polemica con i rivali pisani. A Livorno già si ritrovano un vescovo pisano, avere anche il sindaco sarebbe stato troppo. Molti “compagni” hanno preferito l’ingegnere grillino Filippo Nogarin che per lo meno è comunque uno con ideali di sinistra, è ambientalista, simpatizza per i No-tav e soprattutto è nato a Castiglioncello, cioè quasi in città. Perfino quelli dello storico e sboccatissimo giornale “il vernacoliere” avevano fatto il tifo per il candidato del Movimento Cinque stelle. Per la prima volta dal dopoguerra quel che resta della storia e della tradizione comunista livornese, ombelico del comunismo italiano, si vede confinato al ruolo di opposizione. Un’onta difficile per gli eredi dell’ex PCI, PDS, DS, e ora PD. D’altra parte le incrostazioni del potere rosso livornese avevano prodotto contraddizioni, crisi economica, crisi sociale, e sfibranti lotte intestine e rivalità personali nel partitone. Questo aveva fatto ritenere ai dirigenti del PD regionale che la soluzione per la città sarebbe stato Ruggeri. Un errore clamoroso. L’onda lunga della voglia di cambiamento invece di spostarsi sui tradizionali avversari politici della sinistra , e cioè le forze di centrodestra si è riversata sul candidato grillino.

Per tutte le liste di centro-destra è stata una specie di “MISSING”: "Le forze politiche del centro-destra di fatto spariscono dal consiglio comunale. Entra in consiglio una sola (e spaesata) consigliera comunale, Amato Nicosia ex provveditore agli studi, ex AN, con l’etichetta ora di Forza Italia che non ha alcuna esperienza politico amministrativa. Per il centro-destra è una “asfaltatura da primato”. Praticamente quasi tutti cancellati. Fa clamore la disfatta con il risultato di appena il sette per cento di Forza Italia, partito di cui si erano appropriati gli ex MSI ed ex AN legati a Matteoli. Sfarinati anche gli azzurri forzisti della prima ora che stanno con Berlusconi dal lontano 1994. Tranne un paio di eccezioni (Tamburini e Ciacchini) i candidati di quella lista hanno fatto flop anche in termini di preferenze, (compreso il magro risultato del capolista Malanima ). Solo qualche decina di preferenze per la maggior parte dei candidati forzisti che, litigando un po’ anche tra loro, pensavano comunque di poter entrare in consiglio comunale. Non c’e l’ha fatta neppure la giovane candidata del NCD Costanza Vaccaro che pur ottenendo un buon successo personale è rimasta fuori dal Consiglio Comunale. Beffa finale per la candidata della lista Fratelli d’Italia AN-UDC-Lega, Marcella Amadio, forte in termini di preferenze personali, ma che pur di contrastare il PD al ballottaggio aveva dichiarato il sostegno al candidato grillino Nogarin. Se avesse vinto il PD di Ruggeri il seggio, seppur con il conteggio dei resti, scattava anche per lei. Adesso che ha vinto Nogarin lei resta fuori. Dice che è contenta lo stesso perché almeno si è infranta la egemonia del PD e non potrà sperare neppure in un ripescaggio di consolazione perché il neo sindaco grillino pare non abbia alcuna intenzione di “recuperare” per qualche incarico esponenti politici che non siano di sinistra".

Redazione Nove da Firenze