Le pietre parlano: le Gualchiere di Remole sull’Arno, a Bagno a Ripoli

Con Daria B. e Piero Gensini alle Gualchiere di Remole il 16 giugno 2019

Una giornata di studio d’arte aperto alla cittadinanza


Corre l’anno 2019, domenica 16 giugno, in riva d’Arno o quasi, protetti dai merli di questo che sembra un castello sul fiume.

Doppia festa perché… è domenica. Doppia festa, perché…

Di fronte al castello, un piccolo villaggio, disabitato o quasi.

Nel mezzo, la piazza allungata degli incontri, dei sorrisi, dei ricordi condivisi e delle battute scherzose.

Oggi, in più, le suggestioni fotografiche che Daria B. espone sulla vetusta rete di recinzione del castello, dove un cartello recita “Pericolo crollo!”.

Il castello, testimone severo e silente del tempo, metabolizza da secoli il lento fluire della gora, che per secoli appunto ha indirizzato la forza dell’acqua sapientemente deviata dal fiume ai magli che percuotevano le lane inglesi pregiate da gualcare. Inglesi, le lane, come il principe di Galles che, in visita due anni fa alla Città del Fiore per il G7 della Cultura, non ha mancato di testimoniare convinta adesione al sogno del recupero pubblico di questo monumento protoindustriale chiamato “Gualchiere di Remole”: “ You may be aware that HRH did tell The Mayor of Florence that he had heard of your plans for the Old Watermill. It would be very good to hear a little more of where things are with that project and to understand what your planned next steps will be...”. Senonché, di lì a poco, Palazzo Vecchio metteva all’asta il complesso, compresi i quasi quattro ettari di terreni contigui a vocazione agricola (forse per non dover ottemperare agli obblighi conservativi dettati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio?). Due virgola due milioni di euro valeva, agli occhi del blasonato Comune tutt’oggi proprietario dell’immobile, quello che Fernand Braudel ha definito negli anni Ottanta del secolo scorso il maggiore impianto industriale dell’Europa pre-industriale! Quello stesso opificio le cui ruote hanno fatto la fortuna non soltanto economica di Firenze: l’imprenditoria medievale e rinascimentale volle destinare infatti investimenti oculati - ritagliandoli dai proventi della gualcatura delle stoffe – niente meno che all’arte, alla scultura, all’architettura che questa città ci hanno restituito come culla e fucina del bello.

Quell’asta bandita dal Comune di Firenze andò deserta, e i soffitti del castello turrito e merlato hanno continuato a cadere, dietro lo sguardo incredulo delle “recinzioni provvisorie mobili certificate” da cantiere che ospitano oggi la mostra “Meraviglie agonizzanti”, questa antologia di immagini horror di luoghi abbandonati a cui Daria B. dedica da anni il proprio entusiasmo di fotoreporter di denuncia (http://www.postiabbandonati.it/).

Se poi un’asta ancor più al ribasso non ha fatto séguito a quella del giugno 2017, se questo villaggio continua a pulsare a dispetto dell’indifferenza delle istituzioni, lo si deve a una presenza culturale d’eccezione, quella di Piero Gensini, il resistente, lo scultore che qui ha restaurato a spese proprie quello che è divenuto il suo atelier. Dove la creatività si coniuga all’amichevolezza, l’ospitalità al rigore, la consapevolezza sociale alla dignità umana, la maestria alla franchezza. Mettete insieme questi ingredienti, aggiungeteci l’energia, il sorriso e la tenacia di una donna innamorata di lui quanto dell’arte di scrivere con la luce, Grazia, e sarete abbastanza vicini a immaginare chi è il maestro di pietra, marmi e metalli che ha saputo convogliare intorno a sé un’armata di donne e di uomini di tutte le età e provenienze, di ragazzi e bambini, cittadini del mondo che da anni lo affiancano battaglieri e lo sostengono. E lui sostiene loro, nel sogno ragionevole e concreto di far tornare questo villaggio vitale, popolato dalle attività che il genius loci di un microcosmo magico qui naturalmente attrae!

Domani, sabato 20 luglio, la seconda puntata del servizio sulla giornata del 16 giugno alle Gualchiere.

Hai circostanze da segnalare? Scrivi a Girolamo Dell’Olio, girdelcon@gmail.com.

Girolamo Dell'Olio