La vendita del Tirreno: chiarezza sulle intenzioni

La redazione in sciopero. L'intervento del sindaco di Livorno Luca Salvetti. Il Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera Nardi: "A fianco dei giornalisti perché va difeso un patrimonio di pluralismo e libertà della Toscana". Angelini, CGIL: “E’ inaccettabile che lo si faccia senza alcun confronto preventivo con i rappresentanti di chi il giornale lo fa, nel chiuso di stanze con i vetri oscurati in spregio anche di chi su carta e on line, ogni giorno trova le informazioni che cerca”


Firenze 03.10.2020- Si fanno insistenti le notizie riguardanti una possibile cessione della testata Il Tirreno (in questi giorni in sciopero) insieme ai tre quotidiani dell’Emilia di proprietà del Gruppo Gedi.

"In queste ore sto seguendo con grande attenzione la vicenda della possibile cessione del Tirreno. Fin dalle prime notizie mi sono messo in contatto con la redazione del giornale e ho attivato tutti i rapporti possibili per capire gli sviluppi della vicenda. Il Tirreno rappresenta un patrimonio del nostro territorio, una realtà capace con senso critico e amore per la città di stimolare la crescita della nostra comunità. In questo passaggio delicatissimo l'Amministrazione Comunale sarà in campo per garantire il futuro del Tirreno, la libertà di stampa e il lavoro dei tanti professionisti che fanno vivere il giornale" interviene il sindaco di Livorno Luca Salvetti.

Che i giornalisti e i lavoratori de il Tirreno abbiano sentito la necessità di indire due giornate di sciopero del quotidiano ci spiega più di tanti giri di parole quanto sia preoccupante la situazione. Perché evidentemente dietro la presunta volontà del Gruppo Gedi di vendere il Tirreno non c'è una semplice questione di mercato e di quote di copie stampate, ma qualcosa di più su cui occorre fare piena chiarezza” così la deputata Pd e Presidente della Commissione Attività produttive della Camera interviene sulla vertenza del giornale toscano. “E' cioè necessario – aggiunge la Presidente Nardi – che la proprietà spieghi le proprie intenzioni anzitutto ai lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali perché assieme alla necessità di garantire a pieno le professionalità e l'occupazione del quotidiano, c'è anche l'esigenza di tutelare uno strumento indispensabile del confronto democratico della Toscana”. “Un giornale infatti non è solo un semplice prodotto - conclude Nardi - , ma è anche, se non soprattutto, un presidio di civismo e partecipazione di una comunità alla vita pubblica, e questo vale soprattutto nel caso de Il Tirreno la cui storia è intimamente intrecciata a quella di tutti noi toscani”.

La vendita de Il Tirreno ci riguarda, riguarda tutti i toscani. E’ inaccettabile che lo si faccia senza alcun confronto preventivo con i rappresentanti di chi il giornale lo fa, nel chiuso di stanze con i vetri oscurati in spregio anche di chi in quel giornale, stampato e on line, ogni giorno trova le informazioni che cerca. Non stupisce che il regista di questa operazione sia Jhon Elkann, dinastia Agnelli, che è molto attento ad usare fondi pubblici italiani, ma le tasse le paga in Olanda. Torni sui suoi passi, investa ed innovi, si impegni a fare giornali che vale la pena comprare e leggere. Faccia l’editore, non il finanziere alla perenne ricerca di far quadrare il bilancio, non è forse chiaro che non è questa la strada per risolvere una crisi che è strutturale? -dichiara la segretaria generale della Cgil Toscana Dalida AngeliniDi sicuro, poi, disfarsi del Il Tirreno, così storicamente legato al territorio, non gioverà ai conti del Gruppo. Ai giornalisti del Tirreno in sciopero e ai poligrafici che lunedì in assemblea decideranno le azioni da mettere in campo la solidarietà attiva e partecipe mia personale e di tutta la Cgil Toscana”.

Redazione Nove da Firenze