Fosse biologiche: Toscana in difficoltà per smaltire il rifiuto

I fanghi di depurazione andavano in Lombardia


Le imprese di autospurgo non possono effettuare il proprio lavoro di vuotatura fosse biologiche e pulitura pozzi neri: la recente sentenza del TAR della Lombardia ha bloccato di fatto tale attività in questa regione dove veniva inviata la maggiore quantità dei cosidetti ‘fanghi da depurazione’ prodotti in Toscana (tali fanghi devono essere per legge smaltiti in centri specializzati o bruciati negli inceneritori).

Dal momento che le imprese che effettuano questo lavoro sono obbligate a smaltire entro 48 ore altrimenti incorrono nel penale e gli impianti privati esistenti in Toscana stanno chiudendo tutti per ferie e/o manutenzione, gli autospurghi non sono in grado di effettuare il servizio.

"Necessario che la Regione Toscana con il coinvolgimento dei Prefetti individui immediatamente siti dove effettuare lo stoccaggio temporaneo o definitivo dei cosiddetti fanghi da depurazione" afferma CNA Toscana che ieri pomeriggio ha tenuto una riunione con le imprese di autospurgo, alla quale hanno partecipato numerose imprese del settore nonostante sia stata convocata con solo un giorno di preavviso.

“CNA Toscana incontrerà l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni, e invierà in giornata una lettera ai Prefetti per sottolineare la gravità del problema e l’urgenza di affrontarlo” dichiara Giuseppe Brasini, presidente CNA FITA Toscana.

"Stiamo lavorando, di concerto con Asl e ARPAT, alla predisposizione di un'ordinanza del presidente della Regione che consenta, in questa fase emergenziale, il conferimento in discarica dei "fanghi da depurazione" provenienti dal servizio idrico integrato, previo un opportuno trattamento come previsto dalla legge" annuncia l'assessore all'ambiente Federica Fratoni, a seguito delle forti criticità venutesi a creare con la sentenza del Tar Lombardia che blocca di fatto lo spandimento dei fanghi in agricoltura.

"La situazione è assolutamente all'ordine del giorno dell'agenda della Regione. Abbiamo incontrato già la scorsa settimana i sei gestori del Servizio Idrico Integrato. Insieme abbiamo affrontato il problema e ipotizzato le possibili soluzioni nell'attesa che venga emanato il decreto ministeriale di aggiornamento del decreto legislativo n. 99 del 1992 per lo spandimento dei fanghi in agricoltura; testo che proprio ieri è stato licenziato anche dalla Conferenza Stato - Regioni", ha detto l'assessore Fratoni.

"Il nostro auspicio è che, con la firma del decreto da parte del Governo, possa essere ripresa con nuove regole a tutela dell'ambiente la pratica dello spandimento dei fanghi in agricoltura, in Toscana come in altre regioni, in modo da poter rientrare in operazioni ordinarie e superare così l'emergenza. Allo stesso tempo - ha concluso Fratoni - ho invitato i gestori a immaginare per il futuro un'impianstistica adeguata, in grado di ridurre i quantitativi dei fanghi da smaltire, oggi quantificabili in circa 120 mila tonnellate annue. Un'impiantistica inserita nel sistema pubblico che permetta di chiudere il ciclo del Servizio Idrico Integrato in Toscana in modo efficiente e ambientalmente sostenibile". 

Dal 6 agosto i centri privati non accetteranno più conferimenti e di conseguenza da lunedì l’attività delle imprese di autospurgo sarà bloccata con gravi conseguenze economiche per tali imprese, oltre ai disagi per la cittadinanza (privati cittadini, ospedali, musei, alberghi, ecc. ecc.).

Il problema riguarda anche società pubbliche: Publiacqua ha comunicato alle imprese di autospurgo la chiusura immediata dei propri impianti, in conseguenza sempre della sentenza del TAR della Lombardia, poiché ha difficoltà nello smaltire i fanghi disidratati prodotti dall’impianto stesso.

Aggiunge Michele Santoni,portavoce settore trasporto merci CNA Toscana: “Sulle soluzioni di medio/lungo periodo è auspicabile che il governo proceda alla revisione del decreto legislativo 99/92 relativo allo spandimento dei fanghi in agricoltura; nell’immediato occorrono soluzioni tampone con l’individuazione di centri di stoccaggio temporaneo. E’ necessario però che la Regione garantisca alle imprese la certezza della destinazione dove conferire e anche dove effettuare il trattamento: occorre un piano preciso per non ritrovarsi nuovamente all’emergenza, magari per un’altra tipologia di rifiuto. E’ impensabile infatti che, come sta già accadendo, siano contattati paesi come Bulgaria e Polonia per lo smaltimento di tali fanghi, con conseguenze economiche pesanti per cittadini e imprese”.

CNA Toscana invita le imprese di autospurgo a contattare gli uffici dell’Associazione per la necessaria assistenza.

    "Vai in bagno? Occhio a non intasare i pozzetti perché ad oggi nessuno li spurga, non sapendo poi dove conferire il prelevato. Pensi di star tranquillo perché godi di allaccio fognario? Nisba, i depuratori non sanno come smaltire i fanghi di risulta. Sbatti la porta di casa e te ne vai al lavoro? Non ti salvi, perché intere filiere produttive sono alla canna del gas in assenza di impianti dove conferire i loro scarti di lavorazione, carta e tessile in primis. Siamo all’emergenza rifiuti. Basta la parola e si accende la sirena con i lampeggianti. Tutta colpa di non governo storico della materia da parte della sinistra regionale, ma a pagare sono i cittadini nella loro vita quotidiana" commenta il Capogruppo in Consiglio regionale Maurizio Marchetti.

Osserva Marchetti "Ogni giorno le cronache sono affollate da emergenze quando sugli spurghi, quando sui fanghi di depurazione, quando sul ritiro degli ingombranti, quando sulle discariche… ormai – affonda – basta la parola. Dici “rifiuti” e scatta l’emergenza. La motivazione individuata dal Capogruppo azzurro in Regione è tutta politica: la Regione nel corso dei decenni ha mancato di fare scelte sul tema dei rifiuti per non scontentare nessuno e strizzare l’occhio a certo ambientalismo integralista per servire il quale ci vorrebbe la bacchetta magica. Siccome però nessuno ce l’ha e per governare bisogna operare delle scelte – incalza Marchetti – allora i vari governi regionali hanno via via scelto di scaricare il barile alla giunta successiva. Scarica scarica, a suon di gocce il vaso ormai è colmo e ogni cosa diventa un problema non risolvibile, oggi, a colpi di ordinanze presidenziali arroganti. La situazione rasenta il danno irreparabile. Ma questo – conclude Marchetti – Rossi lo sa bene, e non fa nemmeno finta di no. Infatti non è stato in grado di produrre il Piano rifiuti che aveva promesso per luglio e ancora rallenta e rinvia all’autunno in attesa di relazioni da parte degli Ato per fare il punto di una situazione che un governatore dovrebbe già conoscere a menadito, tanto è delicata la questione. Intanto seduti sulla polveriera di un ciclo alla paralisi ci sono i cittadini a cui poco importa del suo consenso, se non possono nemmeno svolgere in pace le loro attività quotidiane". 

Redazione Nove da Firenze