​Firenze: la fine dell'era Airbnb?

Il dilemma della "città vetrina" dopo la nuova stretta sugli affitti brevi

Nicola
Nicola Novelli
27 Maggio 2026 18:06
​Firenze: la fine dell'era Airbnb?

Firenze è un campo di battaglia tra il diritto all'abitare e una pressione antropica che rischia di polverizzarne l'identità residenziale. Mentre i turisti si affollano tra le colline silenziose di Bellosguardo, a pochi chilometri di distanza, lungo le linee della tramvia, si consuma una gentrificazione che spinge residenti e studenti sempre più lontano. La nuova delibera comunale, che estende il divieto di nuove locazioni turistiche brevi oltre il confine UNESCO per abbracciare la cintura ottocentesca (zone A3 e A4), promette di blindare 103.000 alloggi fino al 2028. Ma è davvero un piano di salvataggio o un semplice argine di sabbia contro uno tsunami economico? Per capirlo, occorre analizzare le politiche che si nascondono dietro gli annunci.

Secondo l’analisi dell'urbanista Gian Luigi Corinto, la mossa di Palazzo Vecchio non è un capriccio ideologico, ma l’applicazione pura del "demarketing". Citando Philip Kotler, Corinto spiega che l'obiettivo non è promuovere meno, ma ridurre deliberatamente una domanda eccessiva che genera un carico urbanistico insostenibile. La trasformazione dei quartieri in dormitori turistici ha rotto l'equilibrio della città.

Questa disciplina del mercato è il tentativo di recuperare resilienza urbana, sottraendo il tessuto cittadino alla turistificazione selvaggia per restituirlo a una dimensione di vivibilità quotidiana.

Approfondimenti

La seconda verità scomoda riguarda la geografia del divieto. Come evidenziato da Francesco Casini e Cecilia Del Re, limitare l'area comunale senza una strategia metropolitana rischia di creare un "effetto rimbalzo". La pressione non scompare: si sposta seguendo le infrastrutture di trasporto pubblico. Se chiudi il centro, il mercato aggredisce le periferie collegate dalla tramvia, trasformando le aree nate per i servizi in nuovi avamposti del turismo mordi e fuggi. Le zone oggi nel mirino della speculazione sono:

  • Novoli e Careggi: Aree universitarie e ospedaliere dove gli appartamenti per studenti e specializzandi stanno già sparendo, sostituiti dalle icone di Airbnb sui portali online.
  • Comuni limitrofi: Borghi della cintura metropolitana che, grazie ai collegamenti veloci, diventano la soluzione low cost per i turisti, saturando spazi residenziali esterni al confine comunale.
  • Zone collinari come Bellosguardo: Dove la delibera blocca nuove locazioni in aree già a bassa densità, ignorando paradossalmente le zone dove la domanda è più aggressiva.

Una delle verità più tecniche e meno pubblicizzate è la distinzione tra locazioni turistiche e settore extralberghiero. Mentre la giunta blocca i nuovi Airbnb (affitti brevi tra privati), Cecilia Del Re sottolinea come il divieto possa essere facilmente aggirato. Fuori dall'area UNESCO, rimane infatti possibile avviare attività di affittacamere, Bed & Breakfast e Case Vacanze tramite una semplice Segnalazione Certificata di Inizio Attività.

Senza un blocco totale delle strutture extralberghiere professionali, il rischio è che il mercato si limiti a cambiare pelle: meno privati che integrano il reddito, più operatori professionali che trasformano interi immobili in strutture ricettive "mascherate", mantenendo invariata la sottrazione di case ai residenti.

Mentre Caterina Arciprete (AVS) difende la stretta come necessaria per riequilibrare "rendita e diritto all'abitare", le opposizioni puntano il dito contro un'inefficienza pubblica. I dati di Fratelli d’Italia e Firenze Democratica rivelano un paradosso: l'emergenza abitativa è alimentata anche dall'immobilismo del Comune. Gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica sfitti sono passati dai 794 di inizio mandato agli attuali 842.

La verità più amara è politica: la maggioranza ha recentemente bocciato una proposta che avrebbe permesso ai cittadini in lista d'attesa di ristrutturare a proprie spese le case popolari rovinate (per lavori di modesta entità) in cambio di un'assegnazione rapida. Un'occasione persa per immettere immediatamente patrimonio abitativo sul mercato senza pesare sulle casse pubbliche.

Marco Stella e Alberto Locchi (Forza Italia) hanno lanciato l'allarme: la guerra alle locazioni turistiche potrebbe costare a Firenze 3,5 miliardi di euro di PIL e una drastica riduzione degli introiti dalla tassa di soggiorno. Con 30.000 posti di lavoro legati al comparto, il rischio di un "gesto autolesionistico" è concreto.

Tuttavia, qui risiede il cuore della sfida urbanistica: questa perdita economica è un errore di calcolo o è il prezzo consapevolmente accettato per la sopravvivenza sociale di Firenze? Se il demarketing mira a una città più povera di turisti ma più ricca di cittadini, la contrazione del PIL non è un effetto collaterale, ma il segnale che la strategia sta funzionando.

Il 2028 sarà l'anno della verità. Solo allora sapremo se i prezzi degli affitti saranno scesi e se le famiglie saranno tornate a popolare i viali ottocenteschi. La sfida non è solo vietare, ma dimostrare che una grande città d'arte può ancora essere una città per chi ci vive. La domanda resta sospesa sopra i tetti di Palazzo Vecchio: preferireste vivere in una Firenze economicamente opulenta ma ridotta a parco a tema, o in una città con meno introiti turistici ma finalmente capace di ospitare una scuola, un artigiano e una famiglia?

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