Rubrica — Mostre

Festa in Santa Croce per il Michelangelo di Vasari ritrovato

Oltre 400 persone, fiorentini, un gruppo di donors e anche turisti


Firenze, 24 novembre 2018 - Tutti insieme nel nome di Michelangelo. Emozione e clima di festa oggi pomeriggio, in Santa Croce, dove è stato presentato il restauro della pala di Giorgio Vasari per l’altare Buonarroti. C’erano almeno 400 persone – fiorentini, una rappresentanza dei donors provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Germania e dall’Italia - che con grande partecipazione hanno seguito il recupero, e anche numerosi turisti.

Tutti rapiti dallo splendore di un’opera che Claudio Paolini, della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, ha definito la più bella mai dipinta da Giorgio Vasari. Ad accogliere il pubblico la presidente dell’Opera di Santa Croce Irene Sanesi, Anna Mitrano del Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno. Con loro Maria Teresa Castellano, la restauratrice protagonista dell’eccezionale recupero, alla quale in tanti hanno chiesto incuriositi dove fosse quel volto di Michelangelo riportato alla luce.

Il restauro della pala Andata al Calvario e incontro con Veronica è stato condotto dall’Opera di Santa Croce attraverso il progetto di fundraising In the Name of Michelangelo. Si sono mobilitati 127 donors di tredici paesi. La raccolta è andata ben oltre le attese e ha raggiunto i 120 mila euro.

Diverse le sorprese del restauro. L’opera, curata dai danni prodotti nella parte inferiore dall’alluvione del 1966 e liberata da una patina che la oscurava, ha ritrovato la luce dei suoi colori e particolari inaspettati come il volto di Michelangelo che, nelle sembianze di Nicodemo, guarda in direzione della sua tomba, e di Rosso Fiorentino, con un copricapo vermiglio, nelle vesti di Giuseppe d’Arimatea. Il cantiere di restauro è stato caratterizzato dall’apertura al pubblico dei visitatori che con grande interesse hanno seguito l’intervento.

Il restauro è iniziato nel dicembre del 2017. Tanto la grande cornice lignea quanto la pala sono state chiuse in sacchi di plastica in cui l’ossigeno è stato gradualmente sostituito da azoto, per eliminare gli insetti xilofagi. Si è proceduto con un’accurata pulitura selettiva, sui diversi strati di ridipintura e ritocco legati a restauri del passato, eseguita con miscele preparate specificatamente. La fase successiva è stata quella delle integrazioni pittoriche. Laddove possibile si sono colmate le lacune emerse durante la fase di ripulitura senza interferire sulla pittura originale. 

Redazione Nove da Firenze