Empoli dedica un giardino a Gino Bartali

Il presidente del Consiglio comunale Alessio Mantellassi: «C’è soddisfazione per essere riusciti a condividere questa scelta fra tutte le forze politiche». Stasera la mozione sarà formalmente sottoposta al voto


EMPOLI – Intitolare un luogo di Empoli a Gino Bartali, grande campione del ciclismo mondiale ma anche e soprattutto autore di eroiche gesta durante la Seconda Guerra Mondiale, in quel periodo, sfruttando la sua popolarità sportiva e le proprie doti atletiche, riuscì ad aiutare numerosi cittadini italiani di origini ebree a fuggire dalle persecuzioni nazi-fasciste .

È questo l’obiettivo di una mozione che sarà sottoposta al voto del Consiglio Comunale di Empoli nella seduta di domani sera, giovedì 18 luglio. La mozione è stata presentata dallo stesso presidente dell’assemblea, Alessio Mantellassi, a cui il sindaco Brenda Barnini ha affidato la delega alla cultura della memoria.

«C’è grande soddisfazione per essere riusciti a condividere questa scelta fra tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale – ha detto il presidente Mantellassi, primo firmatario della mozione – . La volontà di ricordare un grande campione del ciclismo e un uomo giusto che contribuì al salvataggio di vite umane è una cosa che non può vedere divisioni. Ho proposto una mozione al Consiglio per intitolare un area a verde della città a Bartali, con il sostegno di tutti i gruppi consiliari. Li ringrazio tutti per il loro contributo. Penso che sia molto utile tentare di individuare temi comuni ed elementi che siano in grado di unire nell'interesse della città».

Gino Bartali già nel 2005 fu insignito dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, della medaglia d’oro al merito civile per aver salvato “circa 800 cittadini ebrei”, poiché Bartali, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, si adoperò in favore dei rifugiati ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona (Arezzo) fino ad Assisi (Perugia), trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta, affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga dei rifugiati. Inoltre il 2 ottobre 2011 Gino Bartali è stato inserito tra i “Giusti dell’Olocausto” nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova, sempre per l’aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. E infine il grande campione di ciclismo toscano, nato a Ponte a Ema, il 18 luglio 1914 e morto a Firenze il 5 maggio 2000, nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni” da Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’Olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.

“Ricordato l'impegno di Empoli per il ricordo degli uomini che hanno dedicato la propria vita al salvataggio delle vite umane, alla lotta per libertà e per la costruzione democratica – si legge nella mozione che sarà votata - visto che non vi sono spazi dedicati alla memoria di Gino Bartali, si impegna il Sindaco e la Giunta ad intitolare a Gino Bartali un’area a verde della città”.

"Un cattolico devoto, nel corso dell'occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l'arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa – spiegava anni fa in una nota lo Yad Vashem. Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell'occupazione tedesca e all'avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato - prosegue Yad Vashem - centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia.

Bartali, si legge ancora sul sito del memoriale ebreo, ha agito "come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto". ll periodo in cui lavorò più intensamente per mettere in salvo gli ebrei è tra il settembre 1943 e il giugno 1944.

Redazione Nove da Firenze