Deportazione degli ebrei: oggi la celebrazione commemorativa al binario 16

video binario 16

A causa dell’aggravarsi dell'emergenza sanitaria, anche i percorsi della memoria trovano nuovi spazi e forme innovative. L'assessore Funaro: “Fondamentale commemorare questi momenti e sensibilizzare i giovani sulla lotta alle discriminazioni e sull’antisemitismo”. Il presidente del Consiglio regionale: “Siamo testimoni della storia. Alle istituzioni tocca la responsabilità di tenere viva la memoria e faremo di più per mantenere salde le radici toscane di libertà, speranza e accoglienza “


Ogni anno commemorazione al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella da dove il 9 novembre 1943 partì il primo convoglio di deportati ebrei, con più di 300 persone ammassata su alcuni vagoni di un treno diretto ad Auschwitz. Erano presenti, tra gli altri, l’assessore alla Memoria Alessandro Martini, il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, monsignor Vasco Giuliani, il rabbino Gadi Piperno, l’imam Izzedin Elzir, il presidente del Consiglio della comunità ebraica di Firenze Enrico Fink, un rappresentante dell’Aned e i Gonfaloni della città di Firenze, medaglia d’oro al valor militare, e di alcuni Comuni della città metropolitana.

“Accadde di sabato, di prima mattina, durante la celebrazione dello Shabbat, e fu una vera e propria razzia. Il 6 novembre 1943 il comando nazista, in assetto da guerra, avviò a Firenze la cattura e la deportazione degli ebrei fiorentini. Nella sinagoga aperta per il giorno dedicato alla preghiera, i fedeli in raccoglimento vennero catturati e fatti salire sui camion. Poi, con un elenco di indirizzi precisi, le SS si diressero verso le abitazioni di altri ebrei. Ne catturarono 300 e il 9 novembre li caricarono sui treni diretti ad Auschwitz Birkenau dove arrivarono il 14 novembre. Solo 107 superarono la selezione per l’immissione nel campo. Gli altri vennero immediatamente eliminati. Nell’elenco dei deportati figuravano anche otto bambini nati dopo il 1930 e trenta anziani, nati prima del 1884. Dei cittadini fiorentini deportati nei lager dal 6 novembre del 1943 in poi, solo 15 tornarono indietro: otto donne e sette uomini. “Siamo testimoni della storia. Ancora di più in questi giorni difficili che vedono tutte le comunità impegnate a sostenersi vicendevolmente. Alla Regione, alle Istituzioni, tocca la responsabilità di tenere viva e alta la memoria, il dovere di tramandarla alle nuove generazioni” dichiara Mazzeo. Che, nel suo intervento, ha voluto ricordare la figura di Silvano Sarti, il partigiano Pillo, scomparso all'inizio dello scorso anno. "Quando gli veniva chiesto come mai continuasse senza sosta a raccontare la sua storia nelle scuole lui rispondeva con una metafora che mi è sempre rimasta in mente, dicendo che quello era 'come tirare secchiate d'acqua e a forza di tirarle qualcuno si bagnerà'. Ecco, mi piace pensare che noi dobbiamo continuare ad agire in questo modo e a cercare di bagnare più persone possibile". “Il nostro contributo – conclude il presidente – dovrà essere indirizzato anche per frenare i processi di rabbia, di odio e intolleranza che stanno avvenendo in tutto il mondo e che purtroppo si moltiplicano. La Toscana deve continuare ad essere la terra dei diritti, della speranza e dell’accoglienza che tutti conoscono e solo grazie all’impegno di ciascuno di noi potremo davvero riuscire a non dimenticare e fare in modo che certi orrori non avvengano mai più”.

“Ritrovarci ogni anno al binario 16 a ricordare il passato e a porre l’accento sui fatti di intolleranza e razzismo che purtroppo continuano a verificarsi intorno a noi ci fa capire quanto sia fondamentale, non solo commemorare questi momenti, ma anche e soprattutto lavorare sui giovani per sensibilizzarli sulla lotta alle discriminazioni e sull’antisemitismo”. Lo ha detto l’assessore all’Educazione Sara Funaro, intervenendo alla cerimonia commemorativa “Essere al binario 16 senza i nostri studenti e fa provare un effetto molto strano perché questa cerimonia è un momento di formazione e riflessione importante per tutti noi e per i nostri ragazzi”. Quest’anno, infatti, a causa dell’emergenza Covid-19 la cerimonia si è tenuta in forma ristretta nel rispetto delle norme per evitare il contagio. Nel suo intervento l’assessore Funaro ha sottolineato l’importanza del valore della memoria da coltivare “affinché non si ripetano le pagine buie della nostra storia e per far sì che il nostro presente e il nostro futuro siano migliori”. L’assessore ha ricordato anche quanto Firenze sia legata alla senatrice a vita Liliana Segre, che un mese fa alla Cittadella della pace a Rondine ha fatto il suo ultimo intervento pubblico: “Il nostro Comune ha aderito al Comitato promotore dell’evento del 9 ottobre scorso, in occasione dell’ultima testimonianza pubblica della Segre ai giovani e alle scuole, con la quale ha contributo ancora una volta a promuovere i valori di pace, accoglienza, dialogo reciproco e rispetto dei diritti umani. Anche il nostro Comune è impegnato a tramandare questi messaggi attraverso progetti nelle scuole”. “I giovani sono il nostro futuro ed è importante farli riflettere sul tema delle discriminazioni e del razzismo - ha concluso Funaro - che in passato hanno portato a tragedie che non vanno dimenticate. La scuola è il luogo ideale in cui coltivare la memoria perché i ragazzi sono il nostro futuro e la nostra speranza.

In considerazione dei provvedimenti restrittivi per l’emergenza sanitaria in atto, quest’anno lo svolgimento della cerimonia commemorativa del 9 novembre al Binario 16 ha avuto luogo in presenza in forma ridotta: ma la commemorazione si sposta online. Sul sito, sulla pagina Facebook “Firenze Ebraica” e sul canale YouTube del neo presidente della Comunità Ebraica di Firenze Enrico Fink è trasmesso un video per condividere la memoria della tragica deportazione, nel quale scorrono i nomi dei deportati da Firenze, come risultano dalle lapidi apposte nel giardino della Sinagoga, accompagnati da una registrazione del canto del compianto Rabbino Fernando Belgrado.

Redazione Nove da Firenze