Shalom in Ucraina: diario di un viaggio (prima puntata)

Il Generale Zarcone ripercorre la recente esperienza vissuta in una terra martoriata dalla guerra. Per non dimenticare

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
30 luglio 2022 08:04
Shalom in Ucraina: diario di un viaggio (prima puntata)
Il momento della partenza

Incontrare chi soffre e testimoniare la solidarietà. Questo lo spirito con cui del Movimento Shalom di San Miniato ha intrapreso il viaggio verso la Polonia e l’Ucraina. 

Tutto è nato grazie ad una conferenza sull’attuale guerra in Ucraina organizzata l’8 aprile 2022 all’interno della sala del consiglio comunale di San Miniato (Firenze).

L’idea posta alla base della organizzazione della conferenza era quella di condividere considerazioni storiche ed esperienze personali vissute in alcune di quelle città balzate alla cronaca a causa della guerra. Luoghi che avevo avuto la possibilità di visitare per motivi di lavoro e di ricerca storica.

Condannare la guerra di aggressione russa all’Ucraina e nel contempo fornire a chi vi avrebbe partecipato ulteriori elementi di informazione per meglio comprendere le notizie che giornalmente giungevano per il tramite di cronisti e di tanti opinionisti a volte improvvisati.

Avevo dato il nome “Guerra in Ukraina. Ritorno alla geopolitica” perché convinto che il mondo globalizzato abbia dato l’idea di una piena condivisione di valori in qualunque parte del mondo senza tener conto delle peculiarità e dei differenti modi di agire causati dalla storia dei luoghi e dalla loro posizione geografica. Ero già stato a Przemyśl in occasione di un convegno sulla Grande Guerra per una relazione sui Cappellani Militari Italiani. Qui erano previste nuove collaborazioni purtroppo interrotte prima dal Covid 19 e successivamente dalla guerra. 

Città polacca prossima al confine con l’Ucraina, Przemyśl ha vissuto la tragedia dell’esodo dei profughi in fuga dalla guerra. Ricordo che in occasione del convegno, le prime file della sala erano occupate da militari e prelati, segno del forte legame esistente tra Trono ed Altare legati da una comune avversione, nemmeno mal celata, verso tutto ciò che richiama l’Unione Sovietica ed i russi. 

Ero stato anche in Russia, nella zona di Voronez che ha visto il sacrificio dell’Armata Italiana in Russia durante la seconda guerra mondiale. Ero rimasto colpito dall’eccessiva esaltazione della Vittoria sui Tedeschi nella Grande Guerra patriottica 1941/1945. Al di la del semplice orgoglio di aver sconfitto i nazisti e la macchina da guerra Hitleriana, che aveva causato oltre 22 milioni di morti, mi era sembrata l’esaltazione di un culto pagano celebrato quotidianamente ed in modo costante per alimentare un nazionalismo russo evidentemente revanscista verso l’occidente. 

Occidente da cui erano pervenuti i tentativi di invasione ed accerchiamento: quello dei Cavalieri teutoni, poi di Napoleone, dei contingenti multinazionali in appoggio ai russi bianchi al tempo della rivoluzione comunista, quindi quello dei nazisti ed infine quello legato all’espansionismo della NATO. Nei giorni in cui sono stato in Russia, ma credo sia una normale attitudine, non c’è stato monumento in cui non sono stati deposti fiori, cerimonia priva della presenza di scolaresche organizzate in modo paramilitare o dei veterani di tutte le guerre. Basti pensare che la Russia ha un dicastero che si occupa esclusivamente dei veterani. Gli ucraini li avevo già incontrati in Iraq nel 2004 quando per il Multinational Corp Iraq mi occupavo dell’integrazione dei contingenti stranieri con quello statunitense. Armamento datato ed approssimativo, molto diverso da quello visto nel 2016 a Kiev, dove mi ero trovato sempre per motivi di lavoro.

Ma già la guerra nel Donbass era in atto. Ero stato anche a Leopoli, dove ho potuto apprezzare la città d’arte, non diversa dalle altre città appartenenti all’ex impero asburgico, ma anche i sentimenti di ostilità verso gli invasori russi. Probabilmente la riabilitazione di personaggi come Bandera o altri collaborazionisti dei nazisti è da ricercare anche nell’ostilità verso i russi per le politiche di sterminio attuate in Ucraina durante il periodo stalinista.

Durante la conferenza mi ero fatto accompagnare da un rappresentante della Croce Rossa Italiana che si occupa di diritto umanitario e bellico. Grazie al consigliere comunale con delega alla memoria e pace di San Miniato, Michele Fiaschi, è avvenuto l’incontro con Monsignor Andrea Cristiani, fondatore del Movimento Shalom, movimento di pace molto attivo verso le popolazioni del continente africano. Don Andrea già mi conosceva. Aveva saputo che nel mese di marzo, quando il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli si era recato a portare aiuti umanitari, lo avevo indirizzato verso alcuni amici polacchi che lo hanno aiutato a consegnare quanto raccolto ai luoghi di accoglienza profughi. 

Anche il movimento Shalom aveva in proposito di recarsi in Ucraina per sostenere la popolazione colpita dal conflitto e "porre un segno di rionciliazione e di pace attraverso l'incontro, il dialogo e la preghiera". Il nostro incontro è stato il primo passo di un viaggio che ha condotto a Leopoli. 

L’obiettivo indicatomi da Don Andrea non si limitava alla Polonia, dove era comunque intenzione portare aiuti umanitari, ma di passare il confine per recarsi in Ucraina, lasciare anche lì beni di soccorso, ma soprattutto incontrare i profughi provenienti dalle zone devastate dalla guerra. Incontrare per conoscere così da poter inviare in futuro gli aiuti necessari a sostenere le organizzazioni che dovranno ospitare ancora i profughi per un lungo periodo, dato che l’emergenza andrà oltre i limiti temporali del conflitto stesso.

Per quanto riguarda i generi da portare la scelta è stata subito indirizzata verso la raccolta di aiuti umanitari per i bambini e per gli anziani in quanto vittime più fragili del conflitto. Inoltre, mi si chiedeva di organizzare un momento di preghiera per la pace nella cattedrale di Leopoli. Avevo già maturato l’idea di partecipare ad una spedizione umanitaria in Ucraina. Tanto che alcune amiche fiorentine avevano raccolto dei soldi con i quali, su mio suggerimento, avevano acquistato materiale didattico per bambini piccoli. Poi il tentativo era sfumato.

Adesso avevo l’occasione che mi consentiva di rispettare un impegno ma anche per incontrare gli amici di Leopoli, Kiev e Przemyśl che così generosamente erano stati ospitali nei miei confronti così da portare un segno tangibile della mia solidarietà. Chiesto qualche giorno di tempo per verificarne la fattibilità ed avuto una risposta affermativa dai miei contatti a Przemyśl l’impresa ha avuto inizio. Avevo avuto qualche incertezza per la parte del programma da svolgere in Ucraina e per il passaggio della frontiera.

Tenevo in mente i tempi, lunghi, necessari per passare la frontiera polacco ucraina quando non c’era ancora la guerra ed immaginavo quanto quella situazione fosse stata peggiorata dagli eventi. L’iniziativa ha subito ottenuto l’approvazione del Vescovo di San Miniato, Monsignor Andrea Migliavacca che non solo ha anche espresso la volontà di partecipare ma ha anche fornito la propria disponibilità a condurre egli stesso uno dei mezzi che avrebbero trasportato gli aiuti umanitari.

Conseguentemente la prima cosa che è stata stabilita è stata la data della partenza sulla base degli impegni del Vescovo: l’11 luglio, che poi è risultato coincidere con la festività di San Benedetto, Patrono d’Europa, quindi di ottimo auspicio. Scelta la data di partenza e definito il crono programma con la definizione delle attività per la raccolta dei fondi e del materiale donato, le modalità attuativa del viaggio, il numero di mezzi da reperire e degli equipaggi formare, è iniziata l’organizzazione del Viaggio.

Uniche certezze: potevamo contare sul Vescovo come autista e sulla generosità dei numerosi volontari di Shalom. Per quanto riguarda la parte logistica afferente alla nostra permanenza in Polonia ed Ucraina, le pratiche doganali, i luoghi da visitare, le persone da incontrare e le attività da svolgere, dopo il primo contatto con la curia arcivescovile di Przemyśl, il vescovo Adam Jan Szal ha designato come coordinatore dell’attività da svolgere e mio punto di riferimento il Reverendo dott. Witold Burda, postulatore del processo di beatificazione della famiglia Ulma, i cosiddetti Samaritani di Markowa, famiglia polacca uccisa dai tedeschi il 24 marzo 1944 per aver nascosto otto ebrei nella loro fattoria.

Dotato di una ottima padronanza della lingua italiana per aver studiato nel nostro paese avrebbe in seguito rivelato anche la conoscenza del dialetto lombardo scambiando qualche espressione dialettale con Monsignor Mignavacca, nativo di Pavia. Per la parte della missione da svolgere in Ucraina ho potuto contattare le autorità religiose di Leopoli grazie a Tetyana, moglie di un amico, che mi ha aiutato con le traduzioni in ucraino, e della nipote Olesia, che lavora per il sindaco della stessa Leopoli che ha fatto da tramite con il primo cittadino della città e con il vescovo ausiliario monsignor Edward Kawa, ovvero, in italiano, Edoardo Caffè, come simpaticamente si è presentato quando finalmente ci siamo conosciuti.

Su richiesta polacca anche la organizzazione del viaggio a Leopoli è stata coordinata sempre da don Witold. Anche se, forse per motivi di sicurezza, questo ci è stato comunicato il giorno della partenza, nella sostanza rispettava quanto inizialmente richiesto: base logistica seminario di Przemyśl, che conoscevo per esserci stato ospite; giorno 11 sera: arrivo in Polonia; giorno 12: celebrazione di una messa per la pace in cattedrale a Przemyśl, visita ai luoghi dell’emergenza, consegna di parte degli aiuti; giorno 13: trasferimento a Leopoli, celebrazione di una messa insieme ai vescovi di rito latino e greco, incontro con i profughi e consegna degli aiuti, rientro in Polonia; giorno 14 partenza per l’Italia.

Antonino Zarcone

(Nella foto il momento della partenza. Ogni sabato proporremo "una pagina di questo diario". Nove da Firenze ringrazia il Generale Zarcone per la disponibilità)

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