Da 'A babbo morto' a 'Zuzzerellone': "Il parlar fiorentino" degli Artusi

Con un vocabolario di 400 pagine gli autori puntano al "recupero integrale del vernacolo". Edizioni Scribo, prefazione del sindaco Nardella


Da 'A babbo morto' a 'Zuzzerellone': una miriade di espressioni e modi di dire fiorentini  che costituiscono l'essenza de "Il parlar fiorentino. Il vocabolario dell'idioma più bello del mondo che solleva lo spirito e il morale", di Luciano e Ricciardo Artusi, edito da Scribo. Un libro ambizioso, questo degli Artusi perché non è solo un " 'gingillo' utile a sollevare lo spirito e far ridere i Lettori" ma ha anche e soprattutto uno scopo più alto: vuole "contribuire al recupero integrale del vernacolo fiorentino", impresa non da poco che viene tentata attraverso oltre 400 pagine dense di spunti e arricchite da belle immagini. 

Un "lavoro davvero certosino" secondo le parole nella prefazione di Dario Nardella. Il sindaco di Firenze ricorda da un lato che nel 2021 saranno celebrati i 700 anni dalla morte di Dante (tra l'altro un'immagine del Sommo Poeta è nella copertina) e dall'altro che nella città del Fiore sta per sorgere il Museo della Lingua Italiana.

"Bucaioli c'è le paste", "Portar cavoli a Legnaia", "Senza lilleri non si lallera", sono solo alcune delle espressioni tipicamente fiorentine che gli Artusi spiegano in un libro pieno di spunti e sorprese.

Redazione Nove da Firenze