Crisi aziendali: l'industria toscana muore e al governo litigano

Accordo Fimer e Abb: chieste garanzie per lo stabilimento di Terranuova Bracciolini. Lavoratori licenziati alla Gsk Vaccines: i sindacati rivendicano chiarezza da parte dell’azienda sulle prospettive del sito di Siena e Rosia. Trigano: accordo per la stabilizzazione dei lavoratori a termine. Inps rassicura: nessun danno per i lavoratori dell'Alfa Coop Livorno. Kme: produzione in calo del -15%. Così saltano reintegri e investimenti. Annuncio di trasferimento della Ponsi a Brescia


FIRENZE– Lo stato di avanzamento delle procedure connesse all'acquisizione e alla piena valorizzazione del patrimonio della Alinari è stato al centro della riunione del tavolo dell'unità di crisi sulla società fiorentina che si è riunito lunedì presso la presidenza della Regione Toscana. Erano presenti la vicepresidente e assessora alla cultura, Monica Barni, il direttore della Direzione cultura, Roberto Ferrari, e le rappresentanze delle organizzazioni sindacali e delle lavoratrici della RSA aziendale. La vicepresidente Barni e il direttore hanno brevemente illustrato la proposta di legge che la Giunta regionale potrebbe approvare già il prossimo 29 luglio nell'ambito della legge di variazione di bilancio. Le organizzazioni sindacali e le lavoratrici della RSA hanno preso atto con soddisfazione di quanto appreso e rimarcato l'importanza dell'impegno della Regione non solo per la salvaguardia del patrimonio, ma anche per la sua fruizione pubblica e per la tutela della occupazione. Regione, sindacati e lavoratrici della RSA hanno concordemente auspicato che in tempi brevissimi i rappresentanti della società Alinari rispondano positivamente alla proposta regionale, in modo da rispettare la calenderizzazione prevista, evitando così di disperdere irrimediabilmente le risorse economiche faticosamente individuate per portare a termine la complessa operazione.

Salvaguardare gli attuali livelli occupazionali e la presenza dell’Asea Brown Boveri, leader nel campo delle industrie digitali, nell’ambito del territorio aretino, dove è presente con lo stabilimento di Terranuova Bracciolini. E’ quanto si propone la mozione pd approvata dall’aula e sottoscritta da Simone Tartaro, Lucia De Robertis, Alessandra Nardini, Fiammetta Capirossi, Monia Monni. La mozione impegna la Giunta a ”proseguire nell’opera di monitoraggio e di mediazione tra i vari soggetti coinvolti a seguito dell’accordo siglato per l’acquisizione da parte di FIMER dell’attività relativa agli inverter solari di ABB e che coinvolge direttamente lo stabilimento di Terranuova Bracciolini”. L’esecutivo regionale deve anche attivarsi presso il Ministero dello sviluppo economico, affinché questo sia “da subito coinvolto in maniera attiva” nell’esame congiunto della situazione, “con la partecipazione delle istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e delle proprietà”. La mozione ricostruisce alcuni passaggi, tra cui quello del 9 luglio 2019 quando, da Zurigo, “ABB e il gruppo italiano FIMER annunciavano con un comunicato congiunto che era stato siglato un accordo per l’acquisizione da parte di FIMER dell’attività relativa agli inverter solari di ABB”, specificando la transazione “migliorerà le prospettive future dell’attività”. Le conseguenze della vendita del settore degli inverter solari da parte di ABB a FIMER “per lo stabilimento di Terranuova Bracciolini (ex Power One), 550 dipendenti e oltre 800 lavoratori dell’indotto, si sono concretizzate nel passaggio di 400 persone alle dipendenze della FIMER, mentre 150 unità sono rimaste in carico ad ABB solo per la parte di carica batteria”. Anche che in questi anni la Regione è intervenuta a più riprese “per favorire il radicamento delle attività di ABB sul territorio e sostenere gli investimenti da questa effettuati”, visto il ruolo dell’azienda in termini economici, occupazionali e di attività di punta nel campo dell’innovazione e delle tecnologie più avanzate, con riferimento non solo al Valdarno aretino ma all’intero territorio regionale”. La mozione ricorda infine l’esito dell’incontro promosso dalla Giunta con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Terranuova Bracciolini, lo scorso 15 luglio, al termine del quale la Regione si impegnava a contattare in tempi brevi i vertici delle aziende ABB e FIMER, per ottenere ragguagli su tempi, permanenza sul territorio e mantenimento dei livelli occupazionali.

 “Rendere chiare e trasparenti le prospettive del sito Gsk di Siena e Rosia, fornendo garanzie sul futuro dello stabilimento in termini di produzioni e investimenti, sui livelli occupazionali e sul rispetto degli accordi sindacali”. È quanto prevede la mozione approvata dall’aula e sottoscritta da Serena Spinelli (gruppo misto Art.1-Mdp), Simone Bezzini e Stefano Scaramelli (Pd), che impegna la Giunta a “mettere in campo ogni azione di propria competenza, con il coinvolgimento di tutti gli attori e delle organizzazioni sindacali, per intraprendere un confronto con l’azienda, ai fini di rispondere alle istanze dei lavoratori”. L’atto ricostruisce in narrativa le vicende relative alla Gsk Vaccines, la società del gruppo Gsk in Italia interamente dedicata ai vaccini. A Siena e nella vicina Rosia, dove sono impiegati circa 2 mila dipendenti, si trovano un centro di ricerca e sviluppo globale – uno dei tre centri mondiali dell’azienda insieme a Rixensart in Belgio e a Rockville negli stati Uniti – e uno stabilimento produttivo. Gsk di Siena è proprietaria del sito di Siena e di Rosia dopo l’acquisizione di tutta la divisione vaccini di Novartis. Dopo questa acquisizione, “in maniera graduale il sito senese ha smesso di produrre vaccini anti influenzali, lasciando la produzione di soli tre prodotti”. In più, “l’azienda ha deciso di avviare la produzione di questi vaccini, prodotti in esclusiva a Siena, anche presso altri stabilimenti in Francia e in Belgio”. Secondo quanto riportato dalle Rsu sindacali, argomenta la mozione, “gli occupati di Gsk sono diminuiti, tra il 2016 e il 2018 di 325 unità, un calo che sta proseguendo nei primi sei mesi del 2019”. L’ultimo caso riguarda cinque dipendenti, alcuni dei quali in forza da 10 anni all’azienda, assunti da agenzia interinale e tempo indeterminato e “licenziati senza alcun preavviso perché non avrebbero soddisfatto gli obiettivi”. Dopo questi ultimi licenziamenti, il 16 luglio si è tenuto uno sciopero di due ore per ciascun turno, ed è stata presentata interrogazione parlamentare. La mozione esprime solidarietà verso i lavoratori licenziati e verso i lavoratori e le organizzazioni sindacali che “rivendicano chiarezza sul futuro del sito e del centro di ricerca dello stabilimento senese, nel rispetto degli accordi sindacali sottoscritti dall’azienda”.

Non saranno ‘appaltati’ in staff leasing, ma anzi entreranno in un percorso di stabilizzazione a tempo indeterminato i 69 dipendenti Trigano con contratto a tempo determinato. E’ il risultato dell’accordo raggiunto dalla Fim-Cisl con l’azienda del settore camper per lo stabilimento di Cusona (Siena). L’intesa è stata approvata con il 98% di ‘SI’ dall’assemblea dei lavoratori che ha dato mandato alla Fim e a 5 componenti della RSU di sottoscriverla.

Notizie rassicuranti da Inps sulla vicenda dell'Alfa Coop di Livorno e, in particolare, per quanto riguarda il rapporto di lavoro dei dipendenti attivi per l'appalto Elia a Livorno. Lo comunica il consigliere del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini che, nei giorni scorsi, si era messo in contatto con Inps, filiale metropolitana di Roma Tuscolano. Dopo i due incontri, il primo l'11 luglio e il secondo lo scorso 19 luglio, promossi dell'Unità di crisi della Regione Toscana con il Comune di Livorno, Simoncini aveva infatti deciso di intervenire verso la sede competente dell'Inps per avere rassicurazioni sulla situazione lavorativa dei dipendenti. Nella risposta pervenuta il 22 luglio è stato confermato che "sono in corso ulteriori accertamenti" sulla situazione dell'Alfa Coop ma "che, in ogni caso, i lavoratori non riceveranno alcun danno – né previdenziale né retributivo - da questa attività, indipendentemente dall'esito che questa avrà". Simoncini ha informato di tutto questo i rappresentanti sindacali, concordando che appena ci saranno novità da parte dell'Inps sarà riconvocato il tavolo tra le parti.

“Preoccupati per l’andamento economico di Kme Italy, con la produzione in calo che porterà probabilmente a non rispettare gli accordi di ottobre dell’anno scorso e le assunzioni azzerate ormai da 11 anni. Ma lo siamo anche per l’atteggiamento della politica e per la completa assenza delle istituzioni. E fa ancora più male quando pensiamo che a non dare supporto ai lavoratori sono proprio quelle forze, quelle sigle e istituzioni che più di altre sono state vicine alla classe operaia: oggi, a quanto pare, come dimostrano le ultime dichiarazioni, preferiscono spostare il confronto su altri argomenti lasciando da parte il lavoro, i lavoratori e il futuro di decine e decine di famiglie”. E’ un’analisi con l’amaro in bocca quella che emerge dal Consiglio territoriale della Uilm area nord Toscana che si è riunito lunedì per fare il punto anche sulla situazione della Kme Italy. Amaro acuito da prese di posizioni sempre più tese a indirizzare il dibattito solo sul pirogassificatore invece di concentrarsi sul futuro dell’azienda e delle sue maestranze. “Sono dati preoccupanti quelli presentati dall’azienda nell’incontro con il coordinamento nazionale di Uilm, Fiom e Fim di Kme Italy del 18 luglio – prosegue la nota del consiglio Uilm -. Produzioni in calo rispetto sia al budget 2019 sia all’anno precedente. Se da una parte valutiamo positivamente veder rivivere e ripartire il centro ricerche, con l’inaugurazione della Circular Academy, dall’altra perdura una situazione industriale che preoccupa e non fa stare tranquilli: il calo ordini è intorno al 15% rispetto al budget ed è anche al di sotto delle tonnellate prodotte nello stesso periodo del 2018. Siamo preoccupati perché nell’accordo firmato a ottobre, per quest’anno le tonnellate da produrre dovevano essere circa il 10% in più rispetto all’anno precedente e nelle previsioni era anche previsto il reintegro in azienda di 15 unità tra quelle che sono collocate al massimo degli ammortizzatori sociali. Previsioni che con molta probabilità non si realizzeranno così come pare non verranno realizzati gli investimenti promessi, per esempio il nuovo forno a sale per il reparto Lingottiere”. Un trend nettamente negativo causato anche dalla ulteriore frenata generale del mercato europeo dei semilavorati di rame e ottone. “Rimane preoccupazione perché non riusciamo a vedere la fine di questa crisi, perché è dal 2008 che facciamo solo ed esclusivamente accordi difensivi ed è ormai da più di undici anni che non ci sono più assunzioni , nemmeno un minimo ricambio generazionale – sottolinea ancora la Uilm -. Tra le altre cose rimane la delusione perché vediamo la totale assenza dalle istituzioni, anche di quelle che storicamente sono sempre state vicine alla classe operaia, che hanno spostato il confronto su altri argomenti dimenticando i temi che riguardano il lavoro e i lavoratori”. L’altro punto in discussione all’ordine del giorno era la necessità di una nuova richiesta da avanzare al ministero del lavoro per un ulteriore anno di proroga degli ammortizzatori sociali, fondamentale importanza per continuare il progetto di rilancio dello stabilimento. “L’appuntamento al ministero è previsto i primi giorni del mese di settembre. Per avere una nuova proroga è importante dimostrare che il piano industriale di riorganizzazione presentato al Mise lo scorso anno sta andando avanti. Su questo punto permane un moderato ottimismo – conclude la nota -. Riteniamo che il futuro debba passare da investimenti che facciano riacquistare competitività allo stabilimento Fornacino, per far si che finalmente possa tornare a camminare con le proprie gambe senza bisogno di un costante aiuto e ricorso agli ammortizzatori sociali”.

Un altro annuncio di trasferimento di una azienda storica in Toscana, in barba agli accordi ed agli impegni presi, 22 lavoratori che rischiano il posto di lavoro. L’atto formale di trasferimento a Brescia dei dipendenti della Ponsi equivale ad una chiusura e ad un licenziamento collettivo a tutti gli effetti. Le rubinetterie Toscane Ponsi sono nate nel 1935 a Viareggio e svolgevano completamente tutto il ciclo produttivo all’interno dell’azienda. Venivano progettati i rubinetti e tutti gli accessori inerenti al bagno, fino al prodotto finito. La Ponsi é stata un pezzo di industria prestigiosa per la Versilia, un marchio riconosciuto in tutto il mondo per l’alto standard qualitativo e tecnologico, ma anche un’azienda elevata sindacalmente e culturalmente. All’interno della Ponsi a Viareggio vi era una delle biblioteche operaie più fornite della Versilia. Poi nel 2008 passò nelle mani di un fondo di private equity promosso e gestito da Alto Partener, per poi passare nel 2015 alla Ercos di Brescia. Avevano garantito di proseguire l’attività d’impresa e la volontà di espandersi in un mercato di qualità tramite l’acquisizione di un marchio prestigioso come Ponsi. Poi l’attività venne spostata da Viareggio a Piano di Mommio, si comprese subito che non erano intenzionati a sviluppare la produzione, ma che gli interessava solo il marchio. Nel 2018 venne ridotto il personale e siglato un accordo che garantiva fino al 2021 la permanenza dell’azienda sul territorio con i suoi 22 lavoratori rimasti.

La Regione Toscana aprirà un tavolo con la proprietà e con tutte le parti interessate alla reindustrializzazione della ex Syntech di Massa. Lo prevede una mozione presentata da Sì-Toscana a Sinistra e approvata ieri dal Consiglio regionale.

Redazione Nove da Firenze