Covid-19 e assembramenti: un fenomeno di assuefazione al pericolo?

Intanto fioccano le multe della polizia per non aver indossato la mascherina. Com'è possibile che si verifichino ancora atteggiamenti di non rispetto delle regole? Nove da Firenze lo ha chiesto alla psicologa Paola Marangio


Da un paio di giorni la Toscana è entrata nella zona arancione prevista dal Governo per contrastare la diffusione dell’epidemia COVID 19. Si sono registrate le prime verifiche della polizia sugli spostamenti tra comuni e i primi controlli agli esercizi pubblici. Anche a seguito della riunione di ieri del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto di Firenze Laura Lega.

A Empoli, ad esempio, fra ieri e oggi la PM ha elevato otto multe con sanzione da 400 euro per il mancato uso di mascherina: tre ieri in piazza della Vittoria ad altrettanti minorenni che erano seduti sulle panchine non distanziati e non indossando la mascherina e altre cinque quest’oggi, giovedì 12 novembre, nello stesso luogo, sempre a causa dell’assenza del dispositivo di protezione.

Nonostante i numerosi provvedimenti per impedire il contagio, ovunque in Toscana si sono verificate più volte delle situazioni a rischio. Com'è possibile che si verifichino ancora atteggiamenti di non rispetto delle regole?

Rivolgiamo la domanda a Paola Marangio, la psicoterapeuta e mediatrice familiare, che su Nove da Firenze gestisce la rubrica "La psicologa risponde":

"E’ comprensibile che vivere per così tanti mesi con la consapevolezza che FORSE ci si ammalerà di Covid-19 ci tiene in uno stato di stress altissimo. Gli esseri umani non tollerano l’incertezza -risponde la psicologa Paola Marangio- E’ dimostrato che hanno livelli maggiori di cortisolo (ormone dello stress) le persone a cui veniva chiesto di schiacciare un tasto che FORSE avrebbe provocato una scossa elettrica piuttosto che quelli che sapevano che SICURAMENTE ne avrebbero ricevuta una".

E ci sono ancora persone che oscillano fra il negazionismo e l’irresponsabilità.

"Siamo programmati per cercare situazioni sicure, quindi nel caos degli ultimi mesi ciascuno di noi ha trovato (più o meno consapevolmente) una strategia di sopravvivenza allo stress dato dall'incertezza. Purtroppo il meccanismo più primitivo è quello della negazione e ne vediamo i risultati -spiega la psicologa Paola MarangioAd ogni modo, senza arrivare al negazionismo, ciascuno di noi ha cercato di riconquistare una propria “normalità” nonostante la pandemia in atto. Il rientro a lavoro, la colazione al bar, la serata con gli amici: tutti frammenti di normalità che ci hanno fatto rilassare e riavvicinare a quella che era la vita ante-covidSe guardiamo l’individuo bisogna riconoscere che quelle piccole riconquiste sono preziosissime per preservare la salute (anche mentale) di ciascuno di noi. Se guardiamo la popolazione invece vediamo come la “teoria del vetro rotto” in questo momento torna ad essere valida ed attuale. Negli anni 70 è stato fatto un esperimento negli Stati Uniti: due auto identiche abbandonate una nel Bronx (quartiere malfamato di New York) e l’altra a Palo Alto (quartiere ricco di Los Angeles). Nel giro di pochi giorni la prima fu vandalizzata e deturpata mentre la seconda non fu toccata. Gli sperimentatori ruppero un finestrino all’auto di Palo Alto e la lasciarono esattamente nello stesso punto; nel giro di pochissimo fu vandalizzata e deturpata anche quell’auto. Quel finestrino rotto ha legittimato altri atti vandalici così come la conquista di un pezzetto di normalità per ciascuno rischia di legittimare un abbassamento di guardia da parte di tutta la cittadinanza, ed eccoci in zona arancione".

Nicola Novelli