Costruzioni, opere bloccate: sindacati in presidio alla Tav di Firenze

​Presidio stamani di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil al cantiere Tav di via Circondaria in vista dello sciopero generale dell’intero settore 


I sindacati dell’edilizia di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di 8 ore, intero turno, per domani venerdì 15 Marzo in tutti i settori dell’intera filiera delle costruzioni.
Il settore delle costruzioni è il comparto manifatturiero che più è stato colpito dalla crisi economica. In Toscana dal 2008 l’occupazione in edilizia si è dimezzata, si sono persi circa 28.000 posti di lavoro e 3500 aziende hanno chiuso i battenti, mentre i lavoratori a partita Iva sono ormai il 50% degli occupati.

 Si è svolto stamani il presidio di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Firenze al cantiere Tav di via Circondaria. Un’iniziativa promossa in vista dello sciopero generale che porterà migliaia di lavoratori in piazza del Popolo a Roma.
“Questo cantiere è l’emblema dei motivi che spingono allo sciopero di domani - spiegano Marco Carletti della Fillea-Cgil , Stefano Tesi della Filca-Cisl e Laura Zucchini della Feneal-Uil - Un’opera già finanziata e cantierizzata ferma, mentre il settore delle costruzioni sta vivendo una delle crisi più gravi dal dopo guerra. Noi stimiamo che solo sul territorio fiorentino se si sbloccassero tutte le opere già finanziate e pronte a partire, oggi si creerebbero oltre 2000 posti di lavoro. Per questo chiediamo al governo delle risposte concrete.
A Firenze negli ultimi 10 anni - spiegano ancora i sindacati - si sono persi circa 5000 posti di lavoro nelle costruzioni: nel 2009 erano 12.500 i lavoratori, oggi sono rimasti in 7.500. Lo stesso per le imprese edili: ne mancano all’appello 850 - nel 2009 erano 2500, oggi sono 1650".

Come rilanciare il Paese? "Occorre una politica industriale in grado di ridare vigore all’intera filiera delle costruzioni: dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi".

Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno chiesto un tavolo a Palazzo Chigi per dare una risposta alle oltre 600 mila persone che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo.

Dal 2009 al 2017 i permessi a costruire per gli edifici residenziali sono calati del 48,7% e i bandi di gara sono calati dai 1589 del 2008 ai 785 del 2017. L’anno appena concluso ha registrare investimenti per 4.1 miliardi nel settore, il dato più basso dal 2011.
Questi numeri hanno generato circa 6.000 esuberi nei comparti del legno, dei manufatti, dei laterizi e della produzione del cemento. E proprio nel settore del cemento si registra in questi ultimi giorni l'ipotesi di chiusura della cementeria Italsacci di Testi, che metterebbe a rischio circa 78 posti lavoro.

"Tutta la Toscana soffre di un profondo arretramento infrastrutturale soprattutto sulla costa - spiega il Segretario Generale Feneal-Uil Toscana Ernesto D'Anna - Investire in infrastrutture permetterebbe non solo alle costruzioni di rilanciarsi, ricucirebbe le fratture tra le varie aree della regione in particolare quelle del sud ma farebbe anche fare un salto in avanti a tutto il manifatturiero. Un sistema efficace di collegamento dalle reti ferroviarie a quelle stradali ai porti, migliorerebbe la connessione della regione con l’Europa e i suoi mercati, incrementando e attraendo investimenti nell’interesse del Paese tutto. Una crisi così profonda le costruzioni l’hanno conosciuta solo nel periodo cosiddetto di “tangentopoli”. Così come allora sparirono le grandi aziende “generali” oggi sono spariti i grandi gruppi industriali del settore: Impresa spa, Coopsette, Seli, e le toscane Btp e Consorzio Etruria, mentre altre sono coinvolte da procedure concorsuali come Condotte, Inso, Nodavia, oltre ad una miriade di piccole e medie imprese in un silenzio assordante della politica".

"Chiediamo che vengo subito sbloccate tutte quelle piccole e grandi opere necessarie alla Toscana: il sottoattraversamento di Firenze, gli interventi di adeguamento dell'A11, il completamento delle terze corsie A1, la Tirrenica, pensiamo anche alla viabilità di interesse regionale e al sistema tramviario - dice ancora D'Anna - Opere ferme o bloccate che valgono 4 miliardi di investimenti e 15.000 posti di lavoro. Chiediamo anche che vengano ridotti drasticamente i tempi di realizzazione di un opera (la media è più di 4 anni): la politica deve essere responsabile con le decisioni assunte, senza ripensamenti, intoppi burocratici e un quadro regolatorio spesso incerto e frammentato, insieme a campagne elettorali continue che non fanno bene a nessuno. Basti pensare che per costruire un edificio sono necessari ad oggi 72 adempimenti burocratici. Su questi temi dal Governo purtroppo finora non sono giunte risposte adeguate".

A livello nazionale il valore dell’edilizia nel PIL nazionale è passato dall’11,5% del 2008 attuale all’8%. Dall’inizio della crisi il valore del PIL espresso dalle costruzioni è precipitato dal 29% al 17%. La riduzione del PIL ha significato una riduzione di 36 miliardi di investimenti nelle nuove costruzioni residenziali, di 15 miliardi in quelle non residenziali e di 26 miliardi in opere pubbliche.

Da piazza del Popolo a Roma, cuore della manifestazione di domani, proseguendo il percorso di mobilitazione iniziato con la grande manifestazione confederale del 9 febbraio, il sindacato vuole lanciare un segnale forte al Governo. "Per affrontare questi problemi serve aprire una grande stagione di confronto e collaborazione con le forze sociali e produttive - conclude D'Anna - E' urgente anche un intervento mirato sulla rigenerazione urbana e sulla valorizzazione dell’enorme patrimonio paesaggistico, storico ed artistico che la nostra regione vanta anche attraverso la rinascita dei borghi da ricostruire. Recuperare le aree periferiche e le strutture dismesse anche riconvertendone la destinazione. Oggi, in particolar modo dopo la tragedia di Genova, è necessario un piano straordinario per la manutenzione di tutte le strade, ponti, cavalcavia e i viadotti, per la messa in sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico".

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi incontrerà il Premier Giuseppe Conte. Il governatore ha anticipato un tema dell'incontro; il caso dell'ospedale di Cisanello, a Pisa, dove sono previsti lavori per oltre 1 miliardo di euro.
All'inizio di febbraio il Tar ha bloccato l'aggiudicazione dei lavori al vincitore della gara perché non ha rispettato la clausola che impone di tenere segreto il nome del Real Estate Manager e avrebbe fornito indicazioni errate su questa figura e sul responsabile del progetto. Anche la seconda arrivata, autrice del ricorso al giudice amministrativo, avrebbe violato la clausola di segretezza. Quindi per il Tar anch'essa dovrebbe essere esclusa e l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana dovrebbe assegnare i lavori alla terza classificata. In attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, l'AOUP sta procedendo ai controlli anche su questa, ma i tempi di aggiudicazione dei lavori non si preannunciano brevi.
"Al presidente del Consiglio domani porrò la questione della necessità di non attendere la fine dei contenziosi legali che riguardano la realizzazione di grandi opere pubbliche. Il Governo deve trovare una soluzione perché le ragioni del pubblico siano tutelate e si possa procedere con i lavori. Gli interessi delle imprese sono sempre legittimi, ma sono comunque interessi privati. A noi non importa chi effettuerà i lavori quanto che possano essere fatti nei tempi previsti. E che i lavori per la realizzazione del nuovo ospedale di Pisa siano sbloccati. Chiederò a Giuseppe Conte di trovare una soluzione per casi come questo. Occorre concertare tra Stato e Regioni per quali opere l'interesse pubblico deve prevalere su quello privato. E l'interesse pubblico è che si possa procedere con la realizzazione di grandi e fondamentali opere, senza ritardi e senza costi aggiuntivi dovuti al prolungarsi dei tempi".

Redazione Nove da Firenze