Coronavirus: economia colpita al cuore

Le maggiori banche annullano i dividenti programmati. Le BCC toscane stanziano 100 milioni per le imprese. L'assessore regionale Grieco: "Partite le domande per la cassa integrazione in deroga". Stella (FI): "La Regione Toscana sostenga turismo con risorse e strategie di marketing"


Firenze, 31 marzo 2020- Secondo Confindustria l'impatto del Coronavirus sta scatenando la peggiore recessione dal dopoguerra ad oggi, che polverizza anche il record negativo di Pil del 2009.

Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha deciso di sospendere la proposta di distribuzione dei dividendi cash agli azionisti di circa 3,4 miliardi di euro, pari 19,2 centesimi di euro per azione, in ottemperanza alla comunicazione della Banca centrale europea in merito alla politica dei dividendi nel contesto conseguente all’epidemia da COVID-19. Per la stessa ragione il Comitato Remunerazione di UniCredit, riunitosi oggi, ha preso atto della decisione del top management di rinunciare all'intero bonus per l'anno 2020, in considerazione dell'impatto sull'economia europea dell'epidemia di COVID-19 e dell'evoluzione ancora incerta che si avrà nei prossimi mesi.

Sostenere le imprese nell’emergenza legata al Coronavirus, ponendo le basi per superare le difficoltà e ripartire il prima possibile. È questo l’obiettivo che la Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo e i Consorzi Fidi regionali intendono perseguire, attraverso l’attivazione di un plafond da 100 milioni di euro di finanziamenti, dedicati alle piccole e medie imprese. Si tratta, nello specifico, di una misura che consentirà alle aziende di ottenere liquidità per il pagamento di fornitori, dipendenti, utenze, ecc; oppure per ristrutturare con effetto novativo i finanziamenti in essere sulla stessa BCC. L’operatività è aperta a tutte le banche di credito cooperativo associate alla Federazione Toscana BCC e aderenti al Gruppo Iccrea, mentre la garanzia è offerta dai Confidi convenzionati a livello regionale (Artigiancredito, CentroFidi Terziario, Confidi Centro, Cooperfidi Italia, Italia Comfidi) e dalla finanziaria regionale Fidi Toscana. L’importo massimo finanziabile è di norma di 300 mila euro (ma saranno valutati anche importi superiori), mentre la durata va da un minimo di 36 ad un massimo di 84 mesi (con possibilità di arrivare anche a 120 mesi), con pre-ammortamento minimo di 6 mesi e massimo di 12 mesi. La percentuale di garanzia dei Confidi va dal 50%, fino ad un massimo dell’80%, assistita dalla rassicurazione massima al 90%, a valere sul Fondo Centrale di Garanzia. In caso di rinegoziazioni dell’esposizione debitoria, il finanziamento accordato all’impresa sarà almeno del 10% in più del debito residuo oggetto della stessa rinegoziazione.

Mettiamo subito in campo un ammontare significativo di risorse per aiutare le nostre aziende socie e clienti a superare al meglio le difficoltà, nonostante la progressiva riduzione o addirittura assenza di fatturato, tutelando in questo modo anche l’occupazione - afferma il presidente della Federazione Toscana BCC, Matteo Spanò. – Lo facciamo con i confidi e la finanziaria regionale, perché, in questi momenti, chi vuole il bene della Toscana lavori insieme per dare un futuro ai nostri territori”.

“Non vediamo l'ora e siamo prontissimi a sostenere la liquidità delle imprese toscane, soprattutto di quelle micro, piccole e medie dimensioni, ma la Regione non può pensare di far ricadere tutti i costi delle pratiche sulle spalle dei Consorzi di garanzia”. E' risoluto il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli nel contestare le condizioni emanate dalla Regione per l'erogazione dei finanziamenti alle imprese: “Siamo pronti a fornire tutta l'assistenza e la consulenza possibile alle imprese che necessitano urgentemente di liquidità. I nostri uffici sono addestrati a velocizzare le pratiche in pochissimi giorni e a fornire una assistenza e una consulenza qualificata e globale alle imprese, garantendo le operazioni in prima istanza. Però, a fronte di tutto questo, le condizioni individuate dalla Regione non tengono in alcun conto del lavoro dei nostri Confidi, e questo non è accettabile. Evidentemente, alla Regione hanno fatto i conti senza un confronto serio con le associazioni imprenditoriali, ma questo non solo non è il metodo corretto, ma finisce per penalizzare proprio quelle imprese che più hanno necessità di credito”. “A tal proposito, voglio ricordare il ruolo strategico che i Confidi svolgono a fianco delle Pmi, tanto più in una regione come la nostra, in cui il rapporto tra l'ammontare delle garanzie rilasciate alle Pmi dai Confidi e il totale dei prestiti garantiti è quasi il doppio rispetto alla media italiana” – aggiunge Pieragnoli: “Quella dei consorzi fidi è una intermediazione diretta e finalizzata a ridurre le asimmetrie informative delle imprese nei confronti dell'accesso al credito e consentire loro di usufruirne in quantità e condizioni favorevoli. Mettere fuorigioco i Confidi o obbligarli a lavorare in situazioni di difficoltà non aiuta a raggiungere nessuno di questi obiettivi e finisce con il penalizzare proprio le piccole e medie imprese dei nostri territori”. “Chiediamo alla Regione di correggere alcuni aspetti specifici di questa delibera” – conclude il direttore - “per consentire a tutti i soggetti coinvolti di poter dare il massimo e far ripartire subito l'economia della nostra regione”.

“La pubblicazione della circolare Inps dello scorso 28 marzo ha chiarito alcuni aspetti lasciati irrisolti dal decreto Cura Italia circa i soggetti beneficiari e le modalità di accesso alla cassa integrazione in deroga per determinate categorie di lavoratori. Così la Regione Toscana ha potuto approvare ieri la propria disciplina di dettaglio e già da oggi le imprese possono presentare le domande per attivare la cassa in deroga”. Lo evidenzia l'assessore a lavoro, formazione ed istruzione della Regione Toscana, Cristina Grieco, che si sofferma sulla delibera contenente le linee guida per l’autorizzazione dei trattamenti di cassa integrazione in deroga approvata in Giunta a seguito del decreto del Governo sulle misure per far fronte sul piano economico alla crisi prodotta dall'emergenza epidemiologica da coronavirus Covid-19. Le linee guida forniscono le disposizioni operative per la presentazione delle domande alla Regione Toscana di cassa in deroga, che rappresenta un ammortizzatore specifico, attuato in condizioni straordinarie come gli effetti economici indotti dall’emergenza sanitaria in corso. La cassa in deroga può essere richiesta dai datori di lavoro privati che non rientrano nella disciplina di altri ammortizzatori sociali quali ad esempio la cassa integrazione ordinaria, il fondo di integrazione salariale o gli altri fondi di solidarietà bilaterali od alternativi. “Per ottenere la cassa in deroga non è previsto nessun requisito dimensionale, quindi possono accedere anche i datori di lavoro che occupano un solo dipendente”, precisa l'assessore Grieco. “Al Governo abbiamo anche chiesto che nell’iter di conversione sia ulteriormente semplificata la procedura con l’eliminazione del bollo”.

Le domande per la cassa integrazione in deroga devono essere presentate sulla base dell'ubicazione dell'unità produttiva, pertanto alla Regione dovranno essere presentate unicamente le domande riferite ad unità produttive con sede in Toscana, con eccezione delle imprese multilocalizzate che dovranno presentare le istanze al Ministero del lavoro. La circolare dell'Inps, inoltre, ha chiarito che non è necessario avere esaurito le ferie pregresse per far accedere il lavoratore alla cassa integrazione in deroga. In pratica l’iter da seguire è sostanzialmente il seguente: l’azienda presenta la domanda di cassa integrazione in deroga a Regione Toscana; la Regione trasmette all'Inps il provvedimento di concessione unitamente all’elenco nominativo dei dipendenti dell’azienda beneficiari; l'Inps emette il provvedimento di autorizzazione per l’azienda e lo trasmette via pec al datore di lavoro; il datore di lavoro invia all’Istituto, tempestivamente e comunque non oltre sei mesi dall’autorizzazione ricevuta, il modello SR41. E' importante sapere che, per il buon esito di ciascuna domanda di cassa integrazione in deroga, è necessario attenersi scrupolosamente alle predette indicazioni. Per i datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti sarà necessario allegare alla domanda la copia dell'accordo sindacale, così come previsto dal recente decreto legge e dall'accordo quadro sottoscritto dalla Regione con le parti sociali lo scorso 18 marzo, mentre per i datori di lavoro che contano fino a cinque dipendenti non è richiesto tale accordo.

"La crisi innescata dal coronavirus rischia di presentare un conto pesantissimo alla nostra città -dichiara l'On. Rosa Maria Di Giorgi del gruppo PD alla Camera- Gli aiuti sostanziosi del governo, quelli già stanziati e quelli che ancora verranno stanziati, serviranno a tamponare il danno, ma è evidente che ci vorranno mesi, se non anni, prima che gli effetti negativi prodotti in queste settimane possano essere sanati. In questo momento bene fa il sindaco a riflettere sul tipo di sviluppo che ha avuto la nostra città negli ultimi anni: un’economia eccessivamente imperniata sul mercato turistico non è più sostenibile, perché troppo esposta ai rischi di crisi come quella che stiamo attraversando.Da mesi ho posto il tema del ritorno della residenza in centro, attraverso aiuti e sostegni mirati, e della gestione di fenomeni sempre più invasivi come quello degli affitti turistici. Nuovo modello di sviluppo per una città come Firenze, significa puntare sulle nuove tecnologie e sul valore aggiunto, anche in termini sociali, che queste possono produrre. Ad esempio diventando un polo d’eccellenza per lo sviluppo di dispositivi ed applicazioni biomedicali di ultima generazione secondo una tradizione consolidata da valorizzare. Investire sula ricerca, sull’innovazione, sull’Università, sulla cultura, sull’economia della conoscenza, su un modello di sanità all’avanguardia, facendo di Firenze una città di riferimento anche per la sostenibilità ambientale. Firenze è la città che ha visto sorgere l’Umanesimo dopo la grande peste del 1348. Siamo certi che anche questa volta saprà cogliere la sfida del futuro, partendo dal dramma che stiamo vivendo, e facendo tesoro di questo per trovare nuove chiavi di sviluppo".

"In questo momento di criticità dovuto all'emergenza Covid-19, c'è una forte preoccupazione di natura economica, derivante dal mancato indotto turistico 2020. La cancellazione imminente delle vacanze di Pasqua è già un duro colpo, se a questa ci aggiungiamo la botta complessiva, dalla quale ci vorranno uno o due anni come ha detto di recente il governo, per rialzarsi occorre programmare, quanto prima, una serie di iniziative per salvare l'intero comparto turistico, che tanta parte gioca nel creare il PIL toscano" afferma il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia). "Non tutte le strutture, specie quelle stagionali, sono in grado di tenere una crisi di due anni - osserva Stella -. Sarà fondamentale dunque che la Regione non faccia mancare il sostegno alle imprese con una serie di politiche indispensabili, con risorse e stanziamenti concreti da un lato, e dall'altro con strategie di marketing adeguate: la Toscana deve farsi trovare pronta qualora il mercato riparta. Chiediamo al governo regionale di sostenere il comparto turistico che nella nostra regione vuol dire centinaia di migliaia di posti di lavoro, tra strutture ricettive, ristorazione e indotto".

“È necessario programmare quando riaprire, gradualmente e in sicurezza”. Il deputato pratese di Cambiamo! Silli interviene con alcune proposte riguardo al destino dell’economia e alla necessaria fase organizzativa che precede l’uscita dall’emergenza per il contagio da coronavirus. “Non possiamo pensare di vedere il nostro Paese, il nostro manifatturiero, spengersi come una candela. Stanti i ritardi nella gestione dell’emergenza, purtroppo è stato indispensabile chiudere le attività produttive ma adesso dobbiamo pensare ad una, seppur graduale, riapertura. Gli imprenditori, eroici in questa fase più di sempre, devono sapere, anche approssimativamente, come e quando potranno tornare a riaprire. In ballo – chiarisce Silli - non ci sono battaglie politiche, in ballo c’è la riapertura o la chiusura per sempre in seguito a fallimento. In questi giorni stanno arrivando, a bizzeffe, lettere di clienti che, mettendo le mani avanti, comunicano ai nostri terzisti, alle nostre aziende, che non pagheranno. Non possiamo aspettare inermi che arrivi il peggio. Israele, ad esempio, ha previsto uno sblocco graduale per fasce di età: prima tornano a lavorare i più giovani e gradualmente, nei mesi seguenti i meno giovani. E’ il momento di pensare ad una cabina di regia per la riapertura composta da maggioranza e opposizione. Le proposte per il rilancio economico del mio partito sono già state depositate ai ministeri competenti e in giornata saranno fatte pervenire ai colleghi e alla stampa. Ora più che mai dobbiamo remare tutti nella stessa direzione”.

Redazione Nove da Firenze