CNA Toscana Centro: "Energia elettrica sempre più onerosa per le PMI"

I dati dell'Osservatorio CNA nazionale e le proposte di riforma. Marchetti (FI): «Serviva iniezione liquidità. Regione inerte malgrado i nostri appelli, ora tocca raccogliere le macerie»


La bolletta elettrica per artigiani e micro imprese è sempre più pesante, e diventa insostenibile il divario con le grandi imprese. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Energia 2020 realizzato dal Centro Studi CNA nazionale i cui dati sono stati oggi al centro dell’iniziativa online di CNA Toscana Centro: “Energia elettrica. Costi e oneri per le pmi. I dati dell’Osservatorio CNA e le proposte del mondo artigiano”. Ad approfondire l’indagine e avanzare proposte concrete per superare questo gap sono intervenuti Barbara Gatto (Responsabile CNA nazionale Dipartimento Ambiente e Competitività), Elena Calabria (Vicepresidente nazionale CNA con delega alle politiche energetiche), Luca Santi (Presidente Area territoriale Piana Pistoiese).

I DATI

“Nel 2019 la bolletta energetica nel nostro Paese è risultata mediamente più cara del 36% rispetto a quella pagata dalle imprese operanti negli altri Stati U.e., e il prezzo dell’energia elettrica imposto alle aziende ha visto l’incremento più alto d’Europa per tutte le classi di consumo – spiega Barbara Gatto, Responsabile CNA nazionale Dipartimento Ambiente e Competitività - Ad essere più svantaggiate sono proprio le micro e piccole imprese che ricadono nella fascia di consumi fino a 20 MWh e, di fatto, pagano il 54,3% in più rispetto alle loro competitor europee (31,1 euro al KWh le italiane, contro le 25,5 della Spagna, le 22,7 della Germania, o le 16,3 della Francia). A peggiorare la situazione tra l’altro è in vigore la riforma degli energivori che ha riconosciuto solo alle grandi industrie sgravi fiscali pari a 1,7 miliardi sul costo dell’energia, finanziati dalle bollette di tutte le altre categorie di utenti. Per questo , le grandi imprese (consumi tra 20 mila e 70 mila MWh) hanno potuto beneficiare di una sforbiciata dei prezzi del 16,9% e le aziende energivore (70 mila-150 mila MWh) del 9,5% con un taglio degli oneri fiscali superiore all’80%. Le motivazioni di questo squilibrio restano legate alla composizione della bolletta visto che, ad oggi, solo il 35% di quanto versato da una impresa in bolletta è legato al consumo effettivo mentre il resto è destinato al finanziamento del sistema degli oneri generali non sempre connessi strettamente al sistema elettrico. Più che in passato dunque, sono soprattutto le micro e piccole imprese a sobbarcarsi il costo della manutenzione dell’intero sistema energetico e a contribuire all’erario per i consumi effettuati, a fronte di imprese più strutturate che invece godono di un minor costo dell’energia e di un regime fiscale agevolato con costi di sistema più contenuti”.

LE PROPOSTE CNA

Come sottolineato dalla vicepresidente nazionale CNA Elena Calabria “i dati dell’osservatorio nazionale dimostrano che il sistema della bolletta elettrica si conferma sempre più iniquo e sbilanciato, e penalizza le piccole imprese italiane in maniera non più sostenibile. In Europa, l’Italia è il Paese che presenta il costo più alto di energia elettrica e di gas: oltre 7 punti percentuali in più rispetto ad altri 19 Paesi esaminati negli anni scorsi. Uno dei nodi più pesanti riguarda l’ammontare degli oneri generali, che nel 2019 ha raggiunto quota 15 miliardi, la cui copertura grava per 1/3 sulle imprese più piccole a causa di un sistema di contribuzione sperequato e del tutto slegato dai dati effettivi di prelievo di energia dalla rete. Non solo. Come rincara la dose il presidente dell’area territoriale pistoiese Luca Santi “le micro e piccole imprese accusano uno spread ancora più elevato che sfiora il 25% nella classe di consumo tra 500 e 2 mila MWh e tocca il 19,3% per la fascia fino a 20 MWh. Per questo è necessario riprendere i progetti che vedono le pmi come potenziali “autoproduttori” di energia, recuperando una politica stabile e strutturata in grado di orientare il modello energetico verso una produzione diffusa che punti alle energie alternative e alle energie rinnovabili. In questo senso, le pmi hanno enormi potenzialità e possono configurarsi come autoproduttrici, abbattendo consumi e salvaguardando l’ambiente. Servono però politiche mirate che ancora oggi mancano”. “Questa disparità di condizioni mina pesantemente la competitività delle pmi e non è più accettabile, anche alla lue delle conseguenze economiche innescate dal Covid 19 – conclude Calabria – Per questo CNA ritiene che alcune riforme non siano più rinviabili:

la liberalizzazione del mercato dell’energia su cui pesano le continue proroghe e una troppo lenta attuazione degli interventi utili a completare questo processo (che hanno quindi impedito il concretizzarsi dei benefici potenziali di un mercato concorrenziale) e una drastica riforma della struttura di costo dell’energia, estrapolando dalla bolletta le componenti non strettamente legate al sistema elettrico (come il finanziamento delle politiche per le rinnovabili e le robuste agevolazioni fiscali agli energivori), facendole transitare sulla fiscalità generale e definendo una distribuzione delle varie componenti in bolletta più bilanciata tra le diverse categorie di utenti. E tutto questo senza dimenticare ulteriori passi avanti che potrebbero essere fatti nella giusta direzione, come ad esempio veder riconoscere in sede europeo la qualifica di distretto energivoro per l’area di Prato, cosa che consentirebbe consistenti risparmi immediati anche alle piccole e medie imprese. E’ una proposta avanzata da CNA nel 2019 che il Governo aveva accolto, decidendo di sostenerla a Bruxelles. Ora è opportuno che l’iter per questo riconoscimento riparta con maggiore forza e, soprattutto, con quella volontà istituzionale che potrebbe aiutarci a cambiare le cose”.

«Un disastro di proporzioni mai rilevate dagli analisti, con produzioni industriali a picco nel secondo trimestre 2020 nell’area Lucca-Pistoia-Prato. Ci voleva un genio per prevederlo? No. Ma dinanzi ai ripetuti appelli miei, di Forza Italia e del centrodestra come degli attori economici toscani la Regione è rimasta inerte. Ora tocca raccogliere le macerie»: così il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti commenta gli esiti della rilevazione congiunturale condotta dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord sul secondo trimestre 2020, diffusi proprio oggi. «Serviva subito un’iniezione di liquidità – ribadisce Marchetti che ha sempre tenuto questa posizione – che sostenesse a fondo perduto i comparti produttivi senza arrivare a determinare una crisi di dimensioni inedite, con l’area in esame che flette la propria produzione del -20,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. E se Lucca si dimostra più solida di altre aree, comunque una contrazione produttiva del -12,7% si può ben chiamare tracollo. Peggio mi sento se osservo il dato di Pistoia col -17,3% e di Prato col -33,9% addirittura, l’equivalente di un terzo della produzione». «Sono dati di assoluta preoccupazione – prosegue Marchetti – soprattutto stante l’indeterminatezza del futuro anche prossimo i cui riverberi si risentono, come documentato dalla rilevazione, anche per il prossimo trimestre. Il covid-19 ha travolto tutti come un treno. Il danno non si poteva evitare, ma si poteva e si doveva contenere. L’abbiamo detto, invocando risorse a fondo perduto che non sono arrivate se non in misura simbolica, tardi e male. Sarebbe grave dover arrivare a pensare che la sinistra abbia lasciato andare la crisi a rotoli per poi meglio controllare i consensi elargendo due palanche qui e due lì. Ma io non vedo scusanti».

Redazione Nove da Firenze