​Buche di Firenze: tra falde e reperti, la paura e la voglia di scavare

Il desiderio è quello di scavare, la paura è di non poterlo fare. Il risultato è abbandonare tutto e sparire


Le chiameremo buche. Se nel capoluogo toscano si inizia a scavare, il rischio è quello di poter trovare qualcosa. Con l'acqua il rischio è decisamente alto: come nel castello costruito sulla sabbia, quando l'acqua inizia ad affiorare il muro di cinta crolla.
Per questo Arpat si preoccupa che i pozzi siano funzionanti a Campo di Marte ed in via Circondaria, per questo ci sono fiorentini diventati esperti di falde acquifere che tengono d'occhio dalla finestra le crepe sulla facciata.
Non solo i Comitati si accompagnano a tecnici esperti, ma molti cittadini hanno imparato ad utilizzare internet negli ultimi anni effettuando ricerche negli archivi storici comunali e provinciali, e producendo spesso materiale degno di una esposizione a Firenze com'era.

  Ancora una volta non è l'illuminazione a guidarci, ma le foto d'epoca: è accaduto con Santa Reparata sotto a Santa Maria del Fiore, o Duomo di Firenze, con le antiche Terme che sono diventate l'Auditorium della Borsa delle Merci, con gli scavi di piazza Signoria ricoperti di sabbia lasciando ai fiorentini che verranno la decisione su cosa fare, con gli scavi alla Stazione fermati perché si è pensato di aver rotto dei cocci romani, e persino con il Porto Leopoldino sotto al nuovo ponte tramviario. Dopo l'accaduto tutti sapevano, anche la Soprintendenza, ma a Firenze ogni buca è sempre una sorpresa.
C'è stato un periodo in cui a Firenze si diceva che le cantine erano umide a causa dell'Alluvione. Sono passati 50 anni, forse c'è dell'altro.

Per ogni buca c'è un desiderio, ma anche la paura di mettere le mani dove non si dovrebbe.

Una buca interessante di Firenze si trova presso il viale Belfiore, nell'ex Area Fiat. Le recenti fotografie diramate dai cittadini della zona di San Jacopino mostrano un habitat curioso composto da un laghetto artificiale circondato dagli alberi.
Nel 2005 Csa Next-Emerson, PerUunaltracittà-lista di cittadinanza, Spazi Liberati-lotte locali e proposte dal basso, Comitato SanSalvichipuò, Comitato di cittadini viale Belfiore-Marcello, Comitato ex-Panificio Militare, Comitato giardino dei Pazzi presentano osservazioni al Piano di recupero approvato dal Consiglio Comunale di Firenze. Nel 2006 anche il capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio sollevava perplessità a seguito dell'abbandono del progetto da parte di un noto architetto internazionale.
Si arriva al 2013 prima di rivedere in Direzione Urbanistica del Comune di Firenze un Documento Preliminare di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica. Nell'occasione i Comitati insorgono "Prendiamo atto con disappunto che l’intero lotto diventerà uno scatolone impermeabile, conficcato a forza nella falda freatica, compresa la porzione nordoccidentale, ancora non escavata, che ospita, grazie all’abbandono pluriennale, una boscaglia di salici e pioppi".

Una buca suggestiva si trova poi nel cuore di Firenze, a Sant'Orsola. Negli anni '80 il Demanio acquista l'ex Convento per realizzare la nuova Caserma della Guardia di Finanza. Iniziano i lavori di ristrutturazione, arrivano le reti metalliche a trattenere ciò che resta della vecchia struttura e si pensa al sottosuolo dove sorgerà un parcheggio da 80 posti. A questo punto tutto si ferma. Misteriosamente la sede risulta non essere più adatta, mentre in città serpeggia il sospetto che sia zampillata fuori dell'acqua.
Recentemente le porte di Sant'Orsola si sono riaperte per ospitare il georadar accompagnato dai tecnici del Comitato presieduto dal professor Silvano Vinceti, il cercatore di reperti a caccia delle spoglie mortali di Lisa Gherardini del Giocondo, modella della Monnalisa che così commenta all'inizio delle ricerche la presenza dei vecchi cantieri "Il sottosuolo è stato sventrato negli anni '80, non ho idea di cosa abbiano trovato, fortunatamente non è stata toccata la parte sottostante il chiostro vecchio che accoglieva le cripte".
Il complesso dal demanio nel 2004 è passato alla Provincia di Firenze, per intercessione della Regione Toscana, dopo inutili tentativi e bandi promossi negli ultimi anni. Le ossa sono state trovate. Il parcheggio non è mai stato finito, né misteriosamente se ne è mai parlato come valore aggiunto per la struttura.

Una buca appena accennata è in piazza Vittorio Veneto lì dove sarebbe dovuto nascere un parcheggio interrato a servizio del Parco delle Cascine, del Nuovo Teatro dell'Opera, e della Tramvia Linea 1 per i pendolari provenienti dalla Porta Romana. Pardon, quando fu ideato si pensava all'ex Teatro Comunale, poi abbandonato.
Due livelli interrati e 700 posti con ingresso carrabile dal Fosso Macinante, più una rampa da Porta al Prato per un costo stimato nel 2000 di circa 20 miliardi. Nasce il sottopasso che in superficie ospita la Tramvia, ma sparisce il parcheggio. Nel 2015 di "parcheggio fantasma" parla il M5S perché nel frattempo è stato ipotizzato di partire con i lavori ad ottobre 2014, anche se "nel 2011 i costi iniziali erano quasi raddoppiati". Non succede nulla.

C'è una buca anche nel Parco di San Donato, dove oggi si intrecciano le sorti del nuovo percorso tramviario lungo via di Novoli. Forse, a dispetto dei tanti buchi nell'acqua, quello sarebbe dovuto diventare realmente un laghetto?
Non si sa. Dall'inaugurazione dell'area verde persiste una recinzione precaria che impedisce l'accesso ad un cratere non ben definito nel quale hanno preso dimora alberi di alto fusto e ristagni paludosi.

Realizzare parcheggi interrati è un sogno ricorrente a Firenze, da piazza della Vittoria a piazza Brunelleschi, passando per piazza del Carmine ed arrivando a piazza Tasso. Il sogno spesso si infrange davanti all'incredibile scoperta che sotto Firenze esiste qualcosa: una storia, un passato, tutto da conoscere prima di agire.
Un po' quel che accade quando sistemando una rete elettrica si trovano tubature idrauliche. Allagamenti e "Scusate il disagio", salvo poi scaricare la responsabilità su chi non aveva lasciato segno del proprio passaggio e su chi, invece, non ha letto ciò che era stato scritto.

Antonio Patruno