Il Capitale Umano visto da noi - Trailer -

Paolo Virzì oltre la commedia in un noir che parla della crisi del nostro Paese


CINEMA — Paolo Virzì con “Il Capitale Umano” aggiunge un'importante tappa al suo viaggio nell'Italia d'oggi. Il regista livornese aveva sempre interpretato al meglio la realtà contemporanea, narrandola sub specie di commedia all'italiana, da “La bella vita” a “Ferie d'agosto”, da “Ovosodo “a “ Tutta la vita davanti”, da “La prima cosa bella” a “Tutti i santi giorni”. Adesso la sua ironia livornese, il suo sorriso goliardico si muta in una sorta di “humor nero”e ci regala, forse, il miglior film della sua carriera.



“Il Capitale umano” tenta di dare un nome alla crisi economica, alle paure, ai responsabili della rovina dell’Italia.La vicenda comincia una notte, sulla provinciale di una città brianzola immaginaria, alla vigilia di Natale, con un ciclista investito da un Suv. L'incidente cambierà il destino di due famiglie, quella di Giovanni Bernaschi, facoltoso mago della finanza al centro di un pericoloso affare dal rendimento miliardario, e quella di Dino Ossola, ambizioso immobiliarista sull’orlo del fallimento e che per rifarsi decide di rischiare sul progetto di Bernaschi. A farne le spese, ovviamente, i figli e le compagne di una vita.

Scritto da Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo, Il film è ispirato all'omonimo libro di Stephen Amidon, che, ambientato nel Connecticut, sondava la classe media americana, mostrando in anteprima i prodromi della crisi economica. Il regista ambienta la storia in Brianza, descritta quasi come una terra straniera, una terra desolata che è solo lo sfondo freddo e algido per far agire personaggi che parlano unicamente il linguaggio del profitto.
Il film è un dramma familiare che diventa un noir di provincia, in cui la satira verso l’Italia e la sua classe finanziaria e dirigente, verso la sua borghesia arida e avida, si fa spazio poco a poco in un affresco cupo di un Paese senza speranza. Virzì realizza una pellicola che chiama in causa direttamente i responsabili di quelle bolle finanziarie, quegli affaristi di varia risma e livello, aiutati dalla politica, che attraverso derivati e titoli tossici hanno “scommesso sulla rovina dell’Italia e hanno vinto”, come rinfaccia la signora Bernaschi al marito. Un film che sa guardare oltre la materia che racconta, sa ritrarre gli italiani, non soltanto quelli settentrionali come una sterile e risibile polemica politica vorrebbe far credere.
Di rilievo l'andamento narrativo alla Altman e un cast straordinario, da Fabrizio Bentivoglio, a Fabrizio Gifuni, da Valeria Bruni Tedeschi a Valeria Golino e a Luigi Locascio. Virzì voleva, per così dire, narrare una storia sulla crisi anche etica della società italiana.e ci sembra esserci perfettamente riuscito. L’ironia anche sarcastica che ha sempre caratterizzato il cinema di Virzì sembra trasformarsi in un amaro humor nero, tra le pieghe di un racconto che passo dopo passo, fa luce sul mistero dell'incidente.

“Il Capitale Umano”, è forse il film migliore di Paolo Virzì e ,sicuramente, uno dei migliori della recente cinematografia italiana.


Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze