Forteto, l'Ordine degli Assistenti Sociali: ''un modello appoggiato da molti''

La vicenda portata alla ribalta nazionale da Le Iene. "Il Forteto non è una struttura d'accoglienza a norma di legge" precisa Barbara Bonini presidente dell'Ordine degli Assistenti Sociali Toscani.


MINORI — Torna d’attualità la vicenda de Il Forteto dopo la messa in onda del servizio da Vicchio da parte del noto programma di Italia Uno “Le Iene”, su una triste vicenda fatta di silenzi, omertà, violenze e abusi su minori oggi dopo trent’anni si accendono i riflettori nazionali, il tutto non senza conseguenze per le vittime, bambini allora oggi uomini e donne che quella cooperativa agricola hanno contribuito a fondare e in cui ancora lavorano.
Subito dopo il programma televisivo di domenica scorsa 28 aprile un fratello di uno dei ragazzi intervistati fu aggredito mentre rientrava nel casolare ma è solo l’ultima in ordine di tempo delle violenze subite in questi anni, violenze non solo fisiche. Discriminazioni e ricatti sul lavoro fino ad essere emarginati o declassati dal proprio ruolo, per aver fatto una domanda di troppo o per aver confessato; tanto che oggi accanto al processo per abusi sessuali su minori si comincia a parlare di un possibile procedimento parallelo per mobbing.

Sotto accusa però se non dal punto di vista strettamente penale, da quello dell’opinione pubblica non ci sono solo Riccardo Fiesoli e gli altri 22 imputati rinviati a giudizio ma anche le Istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non l’hanno fatto con la dovuta accuratezza, il Tribunale dei Minori, gli assistenti sociali e gli enti pubblici che negli anni hanno ripetutamente finanziato i progetti portati avanti dalla cooperativa agricola.
Distinguere però in questi casi e d’obbligo proprio per non gettare tutto in un calderone per evitare che certi errori e lacune amministrative, se ce ne sono state, si ripetano.

“I fatti che stanno emergendo al Forteto sono inquietanti - dichiara Edda Samory, presidente nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali. Preoccupa il dover riscontrare che per anni decine di minori sono stati affidati ai membri della Comunità “Il Forteto” che ha continuato ad esistere e operare come struttura di accoglienza per i minori con difficoltà familiari nonostante le denunce di cui è stata oggetto già da anni. Chi ha sbagliato deve pagare, per ridare un minimo di giustizia a chi ha subito un torto e, aggiungerei, un po’ di credibilità alle Istituzioni.
Ma a voler far sentire la propria voce in proposito è anche l’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Toscana che ci tiene a fare alcune puntualizzazioni e differenziazioni tra ruoli e competenze dei singoli operatori ma anche le lacune dell’intero sistema.
I fatti emersi, se confermati, sono terribili e siamo fiduciosi nell'operato della magistratura, per chiarire eventuali inadempienze. Siamo quindi pronti a collaborare per arrivare a delineare la verità ed anche desiderosi di mettere in atto le nostre conoscenze, al fine di progettare un sistema di servizi che impedisca, in futuro, il ripetersi di fatti simili.
Ci teniamo, inoltre, a far notare che spesso gli Assistenti Sociali, da parte dei mass media, sono additati come i principali colpevoli quando, in situazioni simili, si evidenzia una trascuratezza delle istituzioni nel compiere i loro doveri. La realtà può essere molto più complessa e le professionalità coinvolte sono spesso molteplici. Si assiste in genere a una sorta di sovrapposizione tra il “Servizio Sociale” e i “servizi sociali”, facendo coincidere il contenuto di una disciplina e di una metodologia d’intervento con le forme organizzative e istituzionali di erogazione dei servizi ai cittadini. I servizi sociali quindi sono di vario tipo e gli operatori e i professionisti che lavorano in essi non sono solo gli Assistenti Sociali. A tal proposito precisiamo che la Signora che appare nel citato servizio del programma “Le Iene” come dipendente del Comune di Vicchio, è la Responsabile dei Servizi alla Persona, ha un ruolo di tipo amministrativo, e non è un’Assistente Sociale.
Per quanto da noi conosciuto il Forteto è una cooperativa agricola, una fondazione e un’associazione, ma non una comunità destinata per legge all’accoglienza di minori e non rientra quindi nelle fattispecie previste dalla normativa nazionale e regionale, per le quali è prevista l’attività di vigilanza attuata da una commissione deputata a questo.
Cogliamo l’occasione per far notare che, sempre più spesso, in Italia, le strutture di accoglienza per persone in difficoltà sono affidate a privati che hanno missions e logiche proprie, rispetto alle quali è previsto un controllo da parte dell’ente pubblico che però spesso non è sufficiente per arrivare a capire le dinamiche presenti all’interno delle dette strutture. Pensiamo che, specialmente nel caso di minori e persone fragili, il ruolo dell’ente pubblico, quale garante di buon andamento e di alto livello qualitativo, dovrebbe essere più incisivo e le sue funzioni dovrebbero essere chiarite in maniera più adeguata e approfondita.
Per le notizie in nostro possesso, a proposito del modello proposto all'interno del Forteto (citato nel servizio televisivo) - dove i minori erano formalmente affidati dall’Autorità Giudiziaria a determinate persone ma poi, di fatto, potevano essere seguiti anche da altre persone presenti all’interno della comunità - era un tema di dominio pubblico. In passato sono state fatte anche alcune pubblicazioni sulle modalità di accoglienza del Forteto, alla cui stesura hanno collaborato esponenti di spicco del mondo giudiziario, dei servizi pubblici e della politica, che hanno appoggiato quindi, di fatto, il modello citato.
Non essendo quindi il Forteto una struttura di accoglienza a norma di legge, i minori al suo interno erano affidati a persone, secondo la normativa nazionale e regionale sugli affidamenti extra-familiari (Legge 149 del 2001), e non alla comunità come soggetto complessivo. Un affidamento di un minore a un singolo o a una coppia è disposto dal Servizio Sociale ma deve essere autorizzato dall’Autorità Giudiziaria; nel decreto di affido possono essere individuati altri servizi competenti per aspetti specifici del progetto. Gli Assistenti Sociali che hanno seguito o stanno seguendo minori presenti nel Forteto possono provenire da vari servizi presenti sul territorio della Toscana (e forse anche da altre regioni). Il Servizio Sociale che ha predisposto l’affido, e gli altri servizi coinvolti, hanno il compito di seguire tutto il percorso e di riferire all’Autorità Giudiziaria di competenza attraverso relazioni periodiche. L’Autorità Giudiziaria, analizzate le relazioni, decide se continuare o no in un affido e la stessa Autorità Giudiziaria, se lo ritiene necessario, può mettere in atto indagini e approfondimenti ulteriori, se le notizie presentate dai servizi non le paiono sufficienti o se la situazione è particolarmente complessa”.

Secondo l’Ordine degli Assistenti sociali regionali rappresentato da Barbara Bonini dunque le responsabilità non sarebbero imputabili ai soli operatori, ma in casi critici come quelli dei minori del Forteto ci sarebbe stato bisogno di un lavoro d’equipe: “servizio di psicologia, di neuropsichiatria, servizio educativo, pediatra, medico di famiglia e altri”. Non meno importante poi il ruolo del Tribunale dei Minori che aveva il compito di vigilare o di eseguire indagini mirate e relazioni approfondite.

Si aprirà il prossimo 4 ottobre il processo a carico dei 23 imputati nel quale Fiesoli è accusato di violenze sessuali e gli altri imputati di maltrattamenti su minori e non sarà un processo facile: saranno chiamati a deporre i giovani che, per anni, sono stati ospiti della comunità del Mugello nel comune di Vicchio.
Tutto è venuto alla luce nel dicembre 2011; con Fiesoli finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Da allora in poi è strato un susseguirsi di confessioni da parte di ex ospiti della comunità fondata nel 1977; molti dei quali lì ancora lavorano.
La Regione Toscana ha deciso di istituire una commissione d’inchiesta per accertare i fatti, sono stati lunghi mesi di audizioni e di raccolta di testimonianze conclusasi nel gennaio scorso.

IL VIDEO SULLA RELAZIONE IN CONSIGLIO REGIONALE

Oggi gli stessi componenti di quella Commissione hanno deciso di lanciare un appello per “aiutare, sostenere, tutelare coloro che hanno denunciato di aver subito abusi all’interno della realtà del Forteto, affinché chi può dia una mano a queste persone”. A tal fine l’ex presidente della Commissione d’inchiesta Stefano Mugnai e i Consiglieri Paolo Bambagioni (ex Vicepresidente della Commissione d’inchiesta), Maria Luisa Chincarini (ex Consigliere segretario della Commissione d’inchiesta) e Monica Sgherri (ex Commissario) hanno fissato una conferenza stampa per mercoledì prossimo 8 maggio in Consiglio Regionale.
Va ricordato che la Regione Toscana ha deciso di costituirsi parte civile al processo, lo stesso ha fatto il Comune di Borgo San Lorenzo; dal comune di Vicchio, dove la comunità ha sede, invece non è stata presa ancora nessuna decisione in merito.

Redazione Nove da Firenze