Vendita di Ataf, una vittoria per Renzi? Quali i costi per la città?

Non si placa il dibattito accesissimo sulla vendita dell'azienda di trasporti dell'area fiorentina. L'utenza non sembra essere, per il momento, coinvolta dalle polemiche, ma la politica continua a chiedere risposte sulle garanzie


TRASPORTO PASSEGGERI — In seguito alla gara per la privatizzazione del ramo tpl di Ataf, la vittoria è andata all'associazione temporanea di imprese che fa capo a Ferrovie dello Stato. Infatti, la francese Rtp, data per vincente da mesi, è stata esclusa a poche ore dall'apertura delle buste, mentre la tedesca Arriva ha presentato un ricorso al Tar.

I sindacati. Ati ha presentato "un’offerta di primissimo ordine, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello economico" secondo la Fit-Cisl. Infatti l’Ati non solo ha rispettato tutti i vincoli previsti dal bando ma ha presentato un’offerta di 18,9 milioni di euro, ampiamente superiore alla base d’asta di partenza, e si è impegnata al rinnovo del parco mezzi, con l’acquisto di ben 135 vetture nei prossimi 3 anni.

"L’altra offerta, quella di Autolinee Toscane (francesi di Ratp), è rimasta ferma al palo, riuscendo
soltanto ad ottenere un’esclusione, da parte della commissione, per mancata fideiussione.
Nonostante la notizia abbia avuto ovviamente ampio risalto, questa Segreteria FIT-CISL al riguardo vuole comunque avere un atteggiamento molto prudente e cauto. Questo perché ci sono due ricorsi pendenti sul bando, presentati uno dalla società anglo-tedesca Arriva presso il Tar della Toscana e l’altro presentato da Ratp, sembra proprio stamani, ma anche perché bisogna capire in maniera approfondita quelle che sono le intenzioni dell’Ati vincitrice sul futuro di Ataf e dei suoi lavoratori, sulle loro future condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio svolto.

"Alcune cose, che emergono da questo esito, certamente vanno valutate in maniera positiva:
l’offerta presentata, di così alto livello, probabilmente è la premessa di un piano industriale di sicuro sviluppo per il settore, visti anche gli ingenti investimenti annunciati; il fatto che Ataf non sia stata ceduta ad un’azienda straniera è un bene per Firenze e per il territorio toscano, al di là di tanti falsi campanilismi europeisti, i quali alla fine fanno solo crescere le altre nazioni a discapito del mercato italiano… e di questo bisognerebbe chiedere tante spiegazioni agli Amministratori pubblici, che a volte danno l’impressione di preferire le società straniere alle nostre!"

"Questo esito è interessante soprattutto in vista dell’ormai prossima gara regionale, a lotto unico, perché potrebbe essere l’auspicio e lo slancio giusto per la creazione, entro qualche anno, di una grande azienda unica regionale, per la quale il sindacato FIT-CISL si batte da anni, al fine di ottenere una migliore efficienza nel servizio e un forte abbattimento dei costi di gestione.
Il Sindacato FIT-CISL, pur rimanendo deluso dal modo in cui si è arrivati a questa cessione e dall’atteggiamento tenuto dalla vecchia proprietà di Ataf in più di un’occasione, farà tutto quanto nelle sue possibilità per dare garanzie ai Lavoratori Ataf anche con il nuovo corso. Le priorità per il Sindacato FIT-CISL rimangono le stesse: garantire i livelli occupazionali e le condizioni di lavoro che non dovranno minimamente risentire del passaggio di proprietà. Anzi, in attesa di un primo incontro con la nuova proprietà, la FIT-CISL auspica il ritorno a corrette relazioni industriali e che ci sia finalmente per Ataf un serio Piano Industriale, che altri probabilmente non sono stati capaci di redigere, il quale permetta all’azienda il salto di qualità che la città di Firenze merita e possa dare le giuste garanzie al futuro dei Lavoratori".

La Politica: "La segreteria provinciale di Rifondazione Comunista è pienamente convinta che i mezzi di trasporto siano sempre mezzi, ma definirli pubblici a Firenze è realmente utopia. Infatti Ataf è diventata ad alta velocità, non per la celerità dei mezzi ma per la svendita alla quale è stata sottoposta".

"Ancor più preoccupante rispetto alle presunte scorrettezze avvenute nel corso della gara, è il legame che si viene a istituire tra il trasporto pubblico locale fiorentino e Fs, ad oggi la responsabile principale dei servizi inadeguati e carenti che vengono offerti ai pendolari. Lo dimostra il rapporto Pendolaria, stilato da Legambiente, in cui appare evidente come Fs si disinteressi di utenti e lavoratori e investa unicamente nell'alta velocità, pur non rappresentando la risposta alla maggior parte dell'utenza ferroviaria che si muove su piccole distanze.
Nonostante ciò, il sindaco Renzi ha voluto vendere, il prima possibile. Adesso, però, vorremmo chiedergli: a quali condizioni? Firenze si ritroverà piena di autobus che sfrecciano da un multisala ad un centro commerciale senza passare dalle periferie? Quale sarà il futuro dei lavoratori di Ataf, visto che non sono state date garanzie in merito alla questione dei posti di lavoro? Quali servizi saranno effettivamente garantiti all'utenza e a quali prezzi? Insomma, la privatizzazione di Ataf, contro la quale abbiamo da sempre protestato, si è rivelata ancor più preoccupante rispetto alle premesse. Un'occasione preziosa è stata persa, anzi, deliberatamente cestinata dalla nostra giunta: si poteva rilanciare Ataf con investimenti pubblici, creando accordi con le varie realtà produttive del paese in merito alla costruzione di nuove vetture, magari ripensare l'urbanistica e la viabilità cittadina. Invece, si è preferito vendere. Anzi, svendere".

Secondo i consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi "si profila un monopolio di Fs nella gestione del sistema dei trasporti, dal ferro alla gomma". Una prospettiva "decisamente poco rosea alla luce delle modalità di gestione e della qualità del servizio offerta da Trenitalia sulle linee ferroviarie del territorio negli ultimi anni". Prevale la "logica del profitto, continua il saccheggio dei diritti, dei servizi pubblici e dei beni comuni".
Le dichiarazioni "trionfalistiche del Presidente Bonaccorsi sull'esito della gara per la privatizzazione di Ataf, che ha visto 'prevalere' un'Ati legata al gruppo Fs, trovano ben pochi riscontri concreti". Quella che si è conclusa "è stata una gara tutt'altro che aperta, ai limiti della regolarità, con la partecipazione effettiva di un solo concorrente, con ricorsi, polemiche e ben poca trasparenza".
Bonaccorsi e Renzi "hanno centrato il loro obiettivo: svendere un patrimonio pubblico per fare cassa e ottenere quei soldi, circa 19 milioni di euro, necessari a pareggiare le perdite storiche dell'Azienda, seguendo una logica prettamente contabile confermata e rilanciata anche con il pretestuoso contenzioso nei confronti della Provincia con la richiesta di un risarcimento di 8 milioni di euro a compensazione degli 'obblighi di servizio'".
Con un'operazione "tutta incentrata sul versante economico e di bilancio sono state completamente trascurate e ignorate tre fondamentali questioni: 1) la fuga in avanti rispetto ai tempi della gara regionale sul Tpl; 2) le garanzie per i lavoratori, considerati come elemento accessorio e subordinato alle logiche contabili;3) il futuro qualitativo del servizio e quindi i diritti dell'utenza".
Su questi temi rimangono "forti dubbi e criticità che non fanno che rafforzare la netta contrarietà da parte del nostro gruppo consiliare all'operazione compiuta e avvalorare ciò che più volte in questo periodo abbiamo sostenuto", ovvero che la gara "avrebbe dovuto essere sospesa e le ipotesi di ristrutturazione societaria rimandate al dopo gara regionale ripartendo su un piano di confronto vero e condiviso con i lavoratori e i comitati contrari alla privatizzazione".
Rifondazione Comunista continuerà a condurre in tutte le sedi politiche e istituzionali "la propria azione contro la svendita dei beni comuni e contro la mercificazione dei diritti, per la difesa e il rilancio dei servizi pubblici e della loro valenza sociale, a fianco dei comitati, delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori".

Questo l’intervento del capogruppo di Lista Galli Cittadini per Firenze Giovanni Galli: “All’indomani della privatizzazione del ramo del trasporto pubblico di Ataf, il presidente Filippo Bonaccorsi ha pensato bene di disertare la commissione controllo in cui era da tempo fissata per questa mattina un’audizione. Ancora una volta non si rispetta il ruolo del consiglio comunale, e i consiglieri non possono esercitare il loro diritto garantito dalla Legge di controllare l’operato dell’amministrazione. Comportamento ancora più grave, in questo caso, visto il passaggio cruciale deciso per l’azienda di trasporto pubblico, e di cui non si è in grado di raccogliere elementi precisi.
Non siamo contrari ‘a prescindere’ alle privatizzazioni, ma vogliamo essere messi in grado di poter giudicare la bontà dell’operato della giunta, soprattutto per quel che riguarda la tutela dei posti di lavoro. Oggi prendiamo atto che il sindaco permette che il presidente della società partecipata più strategica per il Comune, da lui nominato, eviti il confronto su un passaggio che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori. Complimenti. E meno male che si chiamano democratici…”.

La dichiarazione del Consigliere regionale del Pdl Giovanni Donzelli: «Il centrodestra è favorevole alle privatizzazioni, purché essere fatte bene. Per quella di Ataf, la società fiorentina di trasporto pubblico, assistiamo invece ad una gara con un unico partecipante, a ricorsi annunciati, a nessuna tutela dei lavoratori e a nessun beneficio per chi prende l’autobus. Sicuramente non diminuirà il costo del biglietto, ma per di più, dato che hanno vinto le Ferrovie, perdiamo anche ogni speranza sulla puntualità delle corse».
«Le privatizzazioni funzionano se aprono la porta alla libera concorrenza, altrimenti sono solo la sostituzione di un monopolio pubblico con un monopolio privato».

"Esprimiamo profonda preoccupazione per il futuro del servizio e dei dipendenti di Ataf, giacché l'esito del gara di cessione non prevede né clausole sociali né garanzia per il salario acquisito dai lavoratori. Se i ricorsi annunciati non stravolgeranno l'esito della gara, ci aspettiamo da chi ha vinto e dall'amministrazione comunale di Firenze garanzie, garantendo il servizi di linee in ogni area della città e i diritti dei lavoratori". Lo dichiarano, in una nota congiunta, Roberto Rizzo, Responsabile del Dipartimento Lavoro-Welfare Idv Toscana, e Alessandro Cresci, Coordinatore provinciale Idv Firenze

"In sostanza - spiega la nota - gli autobus che tutti i giorni attraversano la città di Firenze sono quindi passati sotto il controllo del gruppo Ferrovie dello Stato. Non entriamo nel merito della vendita, anche se è difficile non notare come l’azienda vincitrice fosse l’unica rimasta in gara (Arriva ha presentato ricorso e la francese Rapt è stata esclusa). Quello che preoccupa è il collegamento tra il trasporto pubblico locale e Ferrovie dello Stato, che ad oggi è la principale responsabile della devastante situazione in cui si trova il trasporto pendolare su rotaia. Non a caso, Moretti (Ad di Ferrovie dello Stato) ha recentemente minacciato di sospendere il trasporto regionale su rotaia se Stato e Regioni non aumenteranno i soldi pubblici da dare alle aziende private. E' questa la prospettiva di sviluppo anche per Ataf e il trasporto pubblico fiorentino?".

"Come è noto - spiegano Rizzo e Cresci - le aziende che gestiscono il trasporto pubblico sulle linee ferroviarie si disinteressano delle condizioni di utenti e lavoratori: ritardi, treni fatiscenti e sovraffollati, condizioni igieniche al limite rappresentano la cronaca quotidiana del pendolarismo italiano. Non vorremmo che le stesse logiche che hanno distrutto il trasporto pubblico su rotaia fossero trasferite sul trasporto su gomma. Non vorremmo ritrovarci in una città attraversata da autobus ad alta velocità, che vanno da un multisala a un supermercato, senza passare dalle periferie e favorendo l’uso del trasporto privato".

"La tutela dei lavoratori e la qualità del servizio dovevano essere le priorità per la Giunta e il sindaco Renzi", concludono Rizzo e Cresci. "Si è invece voluto vendere, e vendere il prima possibile, quasi il servizio pubblico fosse un male assoluto di cui il Comune doveva liberarsi. L’occasione è stata persa: si poteva rilanciare Ataf con investimenti pubblici e cercando accordi con le varie realtà produttive del Paese, in merito alla costruzione di nuove vetture, ripensando magari urbanistica e viabilità cittadina. Ma si è preferito soltanto fare cassa…"

Redazione Nove da Firenze