Percorso formativo per il personale sanitario e penitenziario

Salute senza restrizioni. Prima regione in Italia, la Toscana ha avviato oggi il percorso formativo per operatori sanitari e penitenziari, che prevede anche corsi destinati agli stessi detenuti.


SALUTE E FORMAZIONE — Prima regione in Italia, la Toscana ha avviato oggi il percorso formativo per operatori sanitari e penitenziari, che prevede anche corsi destinati agli stessi detenuti. In seguito al passaggio della sanità penitenziaria dal ministero di giustizia al servizio sanitario nazionale (DPCM 1 aprile 2008), in questi ultimi anni la Regione Toscana ha messo in campo numerose iniziative perché ai detenuti siano garantiti gli stessi servizi e lo stesso livello di salute garantiti ai cittadini liberi. Tra queste, appunto, un percorso per lo sviluppo continuo della salute in carcere: una qualificazione di chi opera e di chi vive la propria esistenza all’interno degli istituti penitenziari, perché il livello di salute migliori costantemente.

Il piano di formazione è stato presentato e ha avuto il suo avvio oggi, con una giornata di studio che si è è tenuta nel Centro di formazione Il Fuligno, via Faenza 48, dal titolo “Salute senza restrizioni: il valore aggiunto dei percorsi integrati di formazione”, alla quale hanno partecipato operatori sanitari e penitenziari. Ad aprire i lavori, l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, il Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria toscana Maria Pia Giuffrida, il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze Beniamino Deidda e il Direttore del Centro giustizia minorile per la Toscana e l’Umbria Giuseppe Centomani.

“Ci stiamo impegnando con ogni mezzo a nostra disposizione perché a chi vive dentro le mura del carcere siano garantiti gli stessi servizi sanitari che spettano ai cittadini liberi – ha detto stamani l’assessore Scaramuccia, nel presentare l’iniziativa – La salute è un diritto di tutti indistintamente. La Toscana è stata la prima Regione a regolamentare con una legge il passaggio delle competenze e la gestione della sanità penitenziaria. Da allora, abbiamo messo in atto tante iniziative perché la salute in carcere non resti un diritto solo sulla carta, ma diventi una realtà: dalla sanificazione dei letti alla messa a norma degli impianti, dall’assistenza psicologica, alle azioni per prevenire il suicidio, all’introduzione in carcere di telemedicina e telediagnostica. Il percorso formativo che prende il via oggi vuole essere un passo ulteriore in questa direzione”. Con il passaggio delle funzioni sanitarie alla sanità regionale (1° aprile 2008), c’è stato in Toscana un incremento del personale sanitario – quello più marcato si registra per gli infermieri, passati da 149 a 177 (+23%) - e delle ore lavorate (personale tecnico e ausiliario).

“La presentazione del piano di formazione costituisce l’occasione per riprendere un tema cruciale: le modalità di tutela della salute all’interno degli istituti di pena – è il commento del Procuratore Beniamino Deidda – Il tema deve essere affrontato alla luce del principio costituzionale di cui all’art. 32 della Costituzione, che definisce la salute come un diritto perfetto dell’individuo. Esso pertanto va riconosciuto indistintamente a tutti i cittadini, siano liberi o detenuti, alla luce del principio della parità del trattamento. Finora il nostro Paese ha cumulato un notevole ritardo sul punto, forse indotto dalla prevalenza delle esigenze di sicurezza su quelle del diritto alla salute. Evidentemente è necessario un aggiornamento della nostra cultura sulla via di un più completo adeguamento al dettato costituzionale. E’ trascorso un lungo periodo di oltre quindici anni dalla legge di delega che riordinava la medecina penitenziaria. Solo nel 2008 ha visto la luce il DPCM che ha dettato modalità e criteri per il trasferimento al SSNN delle funzioni di sanità penitenziaria. E’ necessario che le indicazioni di legge non vengano attuate solo sul piano meramente burocratico, ma occorre dar vita ad una nuova concezione e a nuovi moduli di assistenza sanitaria”.

Il corso che parte oggi è destinato a 150 operatori, di cui 75 personale sanitario e 75 personale dell’amministrazione penitenziaria. Sono previste 5 edizioni, organizzate per Area Vasta tra Aziende sanitarie e istituti penitenziari (una a Siena, due a Firenze e due a Pisa), che coinvolgeranno complessivamente 1.198 operatori.

I percorsi della formazione professionale riguardano quattro aree tematiche, per ciascuna delle quali sono coinvolti detenuti, personale sanitario che opera dentro il carcere, e personale penitenziario.

Un modulo formativo riguarderà le tecniche di rianimazione cardio-respiratoria. Saranno realizzati corsi di base per gli operatori sanitari che lavorano a stretto contatto con i detenuti, in modo tale che siano in condizione di praticare manovre necessarie ad affrontare un’emergenza. Procedure mediche specializzate sono invece rivolte al personale che opera negli istituti, che sarà quindi in grado di gestire l’emergenza cardiaca con strumenti avanzati.

Un secondo modulo prevede interventi formativi integrati su gestione del rischio chimico, biologico, fisico e in genere rischi derivanti dall’ambiente in cui si opera, compresa la gestione del rischio suicidario.

Un terzo modulo formativo è dedicato in particolare al sistema minorile, con lo scopo di migliorare la gestione della comunicazione, delle emergenze e dei rischi di autolesionismo e suicidio.

Un corso, destinato al solo personale sanitario, sulla gestione del rischio clinico, per l’identificazione e la prevenzione degli errori e degli eventi avversi in ambito sanitario, è organizzato dall’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi.

La linea progettuale per la sicurezza alimentare è destinata invece ai detenuti: in particolare, il corso è rivolto a quei detenuti che effettuano la preparazione, somministrazione e distribuzione degli alimenti. Al termine del periodo formativo, i detenuti riceveranno un attestato valido a tutti gli effetti, che costituisce una concreta attestazione di formazione professionale spendibile anche al di fuori del carcere.

La salute dei detenuti in Toscana

La Toscana è una delle regioni con la più alta concentrazione degli istituti di pena, in tutto 20: 5 case di reclusione, 12 case circondariali, di cui una femminile, 1 ospedale psichiatrico giudiziario, 2 istituti penali minorili.

Il sovraffollamento caratterizza stabilmente gli istituti per adulti, con effetti decisivi sulle condizioni di salute e quindi sui bisogni in termini di assistenza sanitaria. Al 31 dicembre 2011 risultavano presenti nelle strutture penitenziarie toscane 4.242 detenuti adulti: il 33% in più della capienza regolamentare di 3.186 detenuti. A fronte dell’esubero di presenze di detenuti, si riscontra la riduzione del personale penitenziario e una contrazione dei fondi da parte dell’Amministrazione penitenziaria per la manutenzione delle strutture (meno 47% dal 2007 al 2010), il mantenimento dei detenuti, l’acquisto di prodotti per l’igiene personale dei detenuti e la pulizia degli ambienti.

Gli operatori sanitari in ambito penitenziario in Toscana sono complessivamente 387: 168 medici, 19 psicologi, 177 infermieri, 13 personale tecnico, 3 operatori sociosanitari, 7 personale ausiliario.

Il 73% dei detenuti negli istituti toscani è affetto da almeno una patologia. E’ quanto emerge da un’indagine condotta nel biennio 2009-2010 dall’Osservatorio per la salute in carcere coordinato dall’Ars (Agenzia regionale di sanità) su 2.985 detenuti (cioè il 71,6% del totale dei detenuti toscani, che allora risultavano essere 4.169. Al 31 dicembre 2010 i detenuti toscani erano in tutto 4.552: 4.354 uomini e 198 donne; fonte DAP Ministero della giustizia, Dipartimento amministrazione penitenziaria, Provveditorato regionale per la Toscana). Dall’indagine emerge che i detenuti europei e nordafricani sono in genere più sani di quelli italiani, principalmente per la loro giovane età (in media sono più giovani di 10 anni). Il 27% dei detenuti sono sani, il 39,8% ha una diagnosi solo internistica, l’8% solo psichiatrica, il 25,2% internistica e psichiatrica insieme.

Nonostante la giovane età dell’intera popolazione detenuta (età media 38 anni), la richiesta sanitaria risulta essere molto forte e caratterizzata da tre grandi temi: salute mentale, disturbi dell’apparato digerente e malattie infettive e parassitarie. In particolare, la salute mentale dei detenuti risulta compromessa da disturbi legati al consumo di droghe (12,7%) e disturbi di tipo nevrotico (10,9%), spesso associati a reazioni di adattamento connesse con l’inserimento in ambiente penitenziario. A queste malattie vanno associati i numerosi tentati suicidi che rappresentano un’emergenza per il sistema penitenziario, con valori di gran lunga superiori a quelli riferiti alla popolazione generale: 4% in carcere, 0,006% fuori. Il 10% ha alle spalle almeno un episodio di autolesionismo. Più alta tra i detenuti anche l’incidenza di tubercolosi: 0,4% in carcere, 0,006% fuori.

Le iniziative messe in atto dalla Regione per la qualità della salute in carcere

Per il biennio 2011-2012 la Giunta regionale, con delibera n. 441 del 30 maggio 2011, ha approvato le Linee d’intervento prioritarie finalizzate alla qualità della salute dei cittadini detenuti.
Gli interventi previsti dalla delibera – da realizzarsi con la collaborazione tra Regione, Aziende USL, Centro Giustizia Minorile, Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Volontariato organizzato e Terzo settore – riguardano:
- iniziative specifiche per la salute dei minori;
- la definizione di procedure per individuare con tempestività i bisogni dei detenuti, garantire il monitoraggio e la sorveglianza dei segnali indicatori del rischio di suicidio;
- lo sviluppo dell’assistenza psicologica, con interventi specifici sul disagio psichico;
- l’intervento del Centro di gestione rischio clinico regionale anche all’interno del carcere, per approfondire gli eventi avversi che si verificano nelle strutture sanitarie delle carceri e individuare eventuali azioni di miglioramento della sicurezza dei pazienti;
- la formazione professionale diretta al personale sanitario, penitenziario e ai detenuti;
- l’introduzione della Carta dei servizi sanitari (adottata in tutte le aziende sanitarie) anche dentro il carcere;
- l’adozione della “sanità d’iniziativa” anche negli istituti penitenziari: una sanità che non aspetta il cittadino, ma è capace di andargli incontro, intercettando i suoi bisogni e intervenendo sulla sua salute prima che questa si aggravi;
- l’adozione della telemedicina: telediagnosi, teleassistenza, telesoccorso, videoteleconsulto;
- interventi di igiene ambientale per la sanificazione dei letti e di messa a norma degli impianti dei locali sanitari;
- il monitoraggio del MeS: il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che già valuta le performance di tutte le aziende toscane, valuterà anche la capacità del servizio sanitario toscano di erogare servizi appropriati, in linea con i bisogni della popolazione penitenziaria;
- la riorganizzazione del Centro Clinico – Centro Diagnostico Terapeutico di Pisa.
Per la salute dei minori, sono già state attivate le azioni finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo specifico previsto dalla DGR 441/2011 di “Presa in carico dei minori sottoposti a procedimento penale con problematiche sanitarie – modello organizzativo” tramite la definizione, con delibera n. 505 del 20 giugno 2011, del percorso integrato di interventi appropriati ai bisogni assistenziali dei soggetti minori sottoposti a procedimento penale.

Per l’attuazione di questi interventi, la Regione ha destinato per il biennio 2011-2012 la somma di 800.000 euro. Le linee di intervento sono state inserite anche nel nuovo Piano sanitario e sociale integrato regionale 2012-2015.
Ulteriori risorse sono state stanziate per l’attuazione delle seguenti attività:
- la realizzazione di una sezione a custodia attenuata per detenute madri (DGR 54 del 19.3.2012) 400.000 euro;
- l’introduzione della cartella clinica informatizzata (DGR 197 del 28.3.2011) 205.000 euro;
- i percorsi alternativi al carcere per la presa in carico di persone detenute con problemi di dipendenza (DGR 1232 del 19.12.2011) 671.251 euro;
- per le attività di integrazione tra i Dipartimenti di Salute Mentale che si occupano del reinserimento sociale dei soggetti autori di reato prosciolti per infermità di mente: dimissione degli internati in proroga con il Progetto Oltre le mura (DD 1187 del 16.4.2012) 207.172 euro.

Redazione Nove da Firenze