Le case illustri di Firenze in un libro di Caverni e Marcucci

La galleria di “Firenze casa mia”, edito qualche settimana fa da Polistampa


STORIA — Leggete questo libro. Poi, passeggiando per le strade e per le piazze di Firenze non potrete fare a meno di ricordare i personaggi celebri e i loro aneddoti di vita in città narrati nella galleria di “Firenze casa mia”, edito qualche settimana fa da Polistampa (pp. 216, euro 18), una guida insolita e accattivante, scritta dai giornalisti Gianni Caverni e Raffaella Marcucci, per farci scoprire le orme dei suoi illustri ospiti, raccontandoci le loro storie attraverso i luoghi e le abitazioni dove hanno vissuto o soggiornato.

Firenze è nota anche per la densità di lapidi che si stagliano sulle facciate dei palazzi quasi in ogni quartiere della città storica. Sono brevi cenni della vita, o del semplice transito, anche solo per una notte (tipicamente Giuseppe Garibaldi, primatista in quantità di lapidi ricordo) di personaggi che in ogni campo si fanno ricordare per le loro gesta della storia, dell’arte, della letteratura. Ebbene, il libro a quattro mani di Caverni e Marcucci, ne ricorda alcuni che, a lungo, o per breve tempo (“alcun tempo” dice la lapide di Gioacchino Rossini in via Cavour) hanno vissuto a Firenze, attratti dal suo fascino: sono artisti, intellettuali, uomini del calibro di Čajkovskij, Dickens, Leopardi, Mozart, e Rilke, altri stranieri, ma firentini per passione come Temple Leader e Stibbert (a cui la città ottocentesca deve molto), altri ancora nativi come Collodi, Pratolini e Rosai. Tutti protagonisti di storie vissute che questo libro ripercorre conducendoci in palazzi e umili case, in ville e modeste pensioni, nelle strade del lusso e nelle viuzze del popolo, facendoci scoprire aspetti insoliti di Firenze e dintorni, con un corredo di curiosità di piacevole la lettura.

Un libro che necessariamente si occupa del volto in trasformazione della città, grosso modo dall'inizio del XIX secolo ai giorni nostri, attraverso la Firenze lorenese, la riforma del Poggi, per arrivare all'espansione della seconda metà del XX secolo. Sorprende sotto questo ultimo profilo architettonico Caverni e Marcucci abbiano scelto di menzionare a fianco di Giovanni Michelucci e Franck Lloyd Wright anche Ricci e Savioli, Leonardi di nome di battesimo, ma assai discussi -ammettono gli stessi autori- per le loro realizzazioni fiorentine, ultimo il mastodontico tribunale di Novoli. Forse qualche altro nome, quale il poco ricordato Italo Gamberini, progettista dell'Archivio di Stato, avrebbe meritato di più. Ma è scontato che il volume avrebbe dovuto proporsi sterminato per poter ricordare tutti, ma proprio tutti, gli illustri visitatori della città.

di N. Nov.

Redazione Nove da Firenze