Parodontite e osteoporosi, tutta colpa della Vitamina D

Sulla rivista americana Archives of Oral Biology, i risultati dello studio portato avanti dall'Istituto fiorentino fondato dal dottor Francesco Martelli. Ad oggi tutti gli studi erano solo a livello epidemiologico


PARODONTOLOGIA — Pubblicati sulla rivista scientifica americana “Archives of Oral Biology” i risultati dello studio condotto dall'Istituto di Ricerca fiorentino Microdentistry fondato dal dottor Francesco Martelli, che per la prima volta evidenziano una correlazione di base genetica tra parodontite e osteoporosi che vede la carenza di Vitamina D come fattore dominante nelle due patologie. Da qui l’importanza della prevenzione nell’ambito parodontale per limitare l’insorgenza delle complicanze a livello osseo.

“Finora gli unici studi a riguardo erano a livello epidemiologico - afferma il dottor Martelli - mentre il nostro studio dimostra una causa genetica della correlazione. Inoltre la parodontite si conclama a livello di malattia 20/30 anni prima dell’osteoporosi, ecco perchè riteniamo che una diagnosi precoce riesca a limitare tantissimo i danni dell'osteoporosi”. "La parodontite (in passato definita piorrea) – affermano i ricercatori Francesco Martelli e Elena Fanti - è una malattia multifattoriale caratterizzata da un’infezione batterica dei tessuti parodontali che provoca una risposta infiammatoria con conseguente distruzione delle strutture di sostegno del dente quali ad esempio l’osso alveolare. L'osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla progressiva diminuzione della massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e rappresenta attualmente uno dei maggiori obiettivi per la salute dell'Unione Europea. La trascuratezza di questa malattia è causa di numero elevato di fratture femorali e vertebrali con conseguente costo sociale molto importante per i governi. La Vitamina D svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento del tessuto osseo oltre a favorire una corretta risposta immunitaria dell’organismo. La sua carenza provoca difetti di mineralizzazione ossea e costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo dell’osteoporosi con ripercussioni anche a livello delle ossa mascellari che perdono mineralizzazione favorendo così l’insorgenza della malattia parodontale. Tale carenza può inoltre aumentare il rischio di fallimento implantare e di insuccesso delle procedure ricostruttive dell'osso. Lo studio di alcune variazioni nel gene che codifica il recettore cellulare della Vitamina D (VDR) ha permesso l’identificazione di profili genetici (genotipi) predisponenti alla progressione della malattia parodontale e dell’osteoporosi”. “I risultati del nostro studio – concludono - condotto su pazienti affetti da parodontite, hanno evidenziato una stretta correlazione tra il genotipo VDR TaqI TT, associato a bassi livelli sierici di Vitamina D, e lo sviluppo della malattia parodontale con un aumento del rischio rispetto ai soggetti con genotipo tt, di 3,5 volte per la parodontite cronica e 2,7 volte per la parodontite aggressiva. Lo studio del gene del VDR, fatto anche in giovane età, può quindi fornire indicazioni importanti per la prevenzione della malattia parodontale così come dell’osteoporosi. In caso di suscettibilità genetica è importante quindi associare nella terapia parodontale la somministrazione di vitamina D come integratore dietetico permanente: ciò migliorerà la risposta alla terapia parodontale e implantare. Inoltre, questa valutazione genetica può consentire al medico specialista parodontologo di svolgere un’azione preventiva anche riguardo alla malattia osteoporotica, incoraggiando questi pazienti a sottoporsi ad un esame densitometrico (MOC) per uno screening precoce del rischio di osteoporosi ".

Da diversi anni ormai Microdentisry è specializzato nello studio e nella cura della parodontite, che oltre all'osteoporosi è noto essere correlata a patologie cardiovascolari, diabete, gravidanza e sterilità. Microdentistry tratta in particolare quella aggressiva e refrattaria che non risponde ai consueti trattamenti, attraverso un intervento non chirurgico ma “biologicamente guidato”. Ebbene, la più recente consensus conference* tenutasi in Spagna e organizzata dall'Accademia Europea di Parodontologia, a cui erano presenti 78 tra i più eminenti ricercatori e specialisti del settore a livello internazionale, ha discusso l'“approccio biologico alla terapia della parodontite”. “Una lampante conferma che il trattamento della parodontite che Microdentistry mette in pratica ormai da anni – afferma Martelli - rappresenta una rivoluzione nel settore odontoiatrico e che permetterà ai pazienti affetti di risparmiare tempo e denaro, ma soprattutto di conservare più facilmente i propri denti anche nei casi di più difficile gestione”.

Nicoletta Calonaci

Redazione Nove da Firenze