Il ''Giardino delle delizie'' di Giacomo Piussi

Nel dialogo con il capolavoro di Hieronymus Bosch un'originale rielaborazione moderna di un linguaggio della pittura del passato.


MOSTRE D'ARTE — "Il giardino delle delizie"di Bosch, parte centrale del trittico dipinto dal pittore olandese tra il 1480 e il 1490, è uno delle opere più famose e misteriose della storia dell'arte. Se nel corso dei secoli è stata soggetta a numerose e contraddittorie interpretazioni, l'opera esercita un certo fascino anche su artisti di oggi come il friulano Giacomo Piussi che espone alla Galleria Orlando di Forte dei Marmi sino al 20 agosto, in una mostra dal titolo “Il Giardino delle Delizie”.

La personalità artistica, di Piussi che vive e lavora da molti anni a Firenze, si esprime attraverso una particolare introiezione e una particolare rielaborazione della lezione della pittura del passato.
L'artista crea un alfabeto moderno che si riferisce a forme di rappresentazioni elementari, per certi versi, analoghe a quelle usate nell'alto medioevo per supplire alla non alfabetizzazione di buona parte della popolazione. Si accostava ad una persona un particolare oggetto o animale, per dare al personaggio un ruolo o un nome.
Questo presupposto, Piussi lo estende fino alla rappresentazione contemporanea giocando con certa pubblicità degli anni '30 e guardando anche alla Pop Art.

Proprio come in Bosch, le figure si muovono e sono immerse in uno spazio vago ed impalpabile, una sorta di spazio onirico, ad alto valore simbolico, quindi privato della tridimensionalità. Persiste nei suoi lavori la raffigurazione ironica e drammatica, insistente e originalissima, della “donna ideale” che appare silenziosa, solitaria, una novella odalisca.
Piussi ci porta nel “Giardino Radioso”, ci accompagna in un insospettabile regno vegetale, tutto senza tempo, tutto dipinto ad olio. Stilizzati fiori, ramoscelli, alberi, qualche arbusto sono dipinti con un’illustrazione miniata, sintetica e allusiva, dove il fantastico regala una “metafisica”idea di sospensione.

La mostra è corredata da un buon catalogo a cura di Chiara Guidi.

di Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze