''Quel che resta di Coppi''

Un viaggio struggente e nostalgico nel ricordo di aneddoti del tutto inediti sul Campionissimo e le sue straordinarie vittorie, raccontate anche dalla penna dei più grandi “osservatori” del ciclismo dell'epoca, da Buzzati a Gianni Brera.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 aprile 2010 15:20
''Quel che resta di Coppi''

Nell'anno del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell'indimenticato Airone, esce in questi giorni in libreria “Quel che resta di Coppi”, del giornalista e scrittore, già vincitore del Bancarella Sport, Andrea Maietti, edito da Limina. Un viaggio struggente e nostalgico nel ricordo di aneddoti del tutto inediti sul Campionissimo e le sue straordinarie vittorie, raccontate anche dalla penna dei più grandi “osservatori” del ciclismo dell'epoca, da Buzzati a Gianni Brera. A fianco una vera propria indagine sui motivi di un mito senza tempo, alla ricerca di un erede recente capace di raccoglierne la grandezza.

Gregari, ed eroi di paese divenuti Coppi per un giorno. Campioni recenti in grado di far sognare i tifosi. Ma anche il racconto di un pezzo di vita di quell'Italia che non c'è più, reso con una scrittura leggera e delicata che assieme trasfonde ricordi del vissuto dell'autore e l'assoluta certezza che tutti gli appassionati di ciclismo in fondo stanno ancora aspettando il ritorno del più grande campione di tutti i tempi, dell'ultimo grande interprete di quel ciclismo romantico che non c'è più.

Un libro nato anche dalla raccolta antologica degli ultimi dieci anni di La tenda sull'Adda, rubrica di fabulazione di periferia, tra letteratura e quotidianità, che l'autore tiene ogni sabato sul Cittadino di Lodi, proprio nell'anno del suo 120 anniversario. Uno spaccato di autentica letteratura, dove in ogni pagina fa capolino il pensiero di Coppi. Il libro Il 2 gennaio 1960, a soli 41 anni, se ne andava Fausto Coppi, un campione e un uomo inseguito dal destino.

Se n’è andato "all’apparir del vero", con la scomparsa delle strade sterrate e la morte della civiltà contadina. Qualcuno ha scritto di lui che è stato il primo campione dell’era moderna. In verità è stato l’ultimo e il più grande campione del ciclismo romantico, prima dell’avvento della televisione. Di Fausto Coppi e dei suoi anni resta una lancinante nostalgia. Perché? Andrea Maietti, giunto al tempo delle "foglie gialle", ma ancora oggi in dialogo come ex insegnante liceale con le nuove generazioni, indaga il mito del campionissimo, soprattutto negli echi di periferia, i più intimi e nascosti di un atleta di cui basta un clic internet per sapere quasi tutto.

Particolari inediti delle sue vittorie più celebrate (accanto a citazioni di giornalisti-scrittori, da Buzzati a Gianni Brera), del duello con Bartali, della Dama Bianca: vissuti entro quell’ultimo scampolo di Medio Evo che era il mondo degli anni Quaranta e Cinquanta. E poi la mai spenta messianica attesa dell’erede di Coppi: le infinite illusioni e delusioni di epigoni comunque suggestivi: da Venturelli a Zilioli, da Baronchelli a Bugno, fino all’ultimo sogno di Pantani. E, insieme, i Coppi del villaggio: eroi di paese che sono stati Coppi almeno per un giorno, magari staccando i compagni su un cavalcavia in una ciclo-gita scolastica.

La conclusione è che di Coppi c’è tuttora una sotterranea attesa, insieme al pellegrinaggio alle reliquie dei poveri che eravamo. Perché la sola salvezza sta forse nel coraggio del ritorno. L'autore Andrea Maietti ha pubblicato, con Limina, "La lepre sotto la luna", con cui nel 1997 ha vinto il premio letterario Bancarella Sport, oltre libri dedicati a campioni dello sport come Bugno, Pantani, Rivera e Facchetti. In mezzo un diarioromanzo, "Vi conterò di Martellina", e una storia di scuola, "Eskimo blu.

Com’era bello con Gianni Brera" (vincitore del 2° Premio Coni 2003) è il suo omaggio, da 'biografo ufficiale', a un maestro di scrittura e di vita.

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