''La prima condizione per migliorare il lavoro è difenderlo''

Gramolati ha inizito la sua relazione dedicando il congresso all'ultima vittima sul lavoro, Emiliano Bessi, 49 anni, morto per vivere, ha detto.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
18 marzo 2010 15:39
''La prima condizione per migliorare il lavoro è difenderlo''

Alessio Gramolati ha inizito la sua relazione dedicando il congresso all'ultima vittima sul lavoro, Emiliano Bessi, 49 anni, morto per vivere, ha detto. “Migliorare il lavoro, migliorare la Toscana” è il titolo del 9° congresso della Cgil toscana, Gramolati nella sua relazione ne spiega fin dalle prime battute il significato. “Solo migliorando il lavoro possiamo affrontare alcuni dei nodi critici che stanno insidiando il modello di coesione al quale la nostra regione si ispira.

E non vi è dubbio che la prima condizione per migliorare il lavoro è difenderlo. D’altra parte l’evidenza della situazione è sotto gli occhi di tutti. Il Paese ha visto balzare il tasso di disoccupazione al’8,6%, dato non reale in quanto vanno sommati tutti coloro che fruiscono di ammortizzatori sociali e che non avranno un posto di lavoro quando questi finiranno”, così argomenta intorno al nodo il centrale della crisi, quello della occupazione. “Non avremo una ripresa prima di un paio d’anni - continua - e ne occorreranno, con gli attuali tassi di crescita, almeno dieci per raggiungere i livelli precedenti la crisi.

Ciò renderà la situazione occupazionale ancora più difficile perché non troveranno risposte oltre agli esclusi anche una parte consistente di chi si affaccia al mercato del lavoro. Dovremo fare i conti con una disoccupazione di massa di lungo periodo con conseguenze evidenti”. “Occorre” dice “ridisegnare un nuovo sviluppo fondato su tre linee di azione convergenti: conoscenza e innovazione; economia verde; valorizzazione del capitale umano e lotta alla povertà”. “Cosa significa questo in concreto?”, si domanda Gramolati e risponde: “Prendiamo il caso della crisi climatica e energetica.

Nonostante un sordo sabotaggio da parte italiana, un anno fa la Ue ha adottato il famoso pacchetto clima e energia [entro 2013 Italia dovrà ridurre le emissioni climalteranti del 13% e accrescere l'uso di energia da fonti rinnovabili fino al 17%], la proposta che avanziamo alla Toscana è che le due prossime legislature si concentrino su questa sfida, caricandosi autonomamente sulle spalle la responsabilità di attuare quell’impegno. Si tratta di allestire un piano nel quale assegnare un ruolo fondamentale alla Toscana meridionale e alle straordinarie potenzialità dei suoi distretti rurali.

Superando per questa via il “dualismo” del modello toscano. Un piano che punti ad una crescita industriale e di qualificazione dei servizi verso questi nuovi obiettivi. Dieci anni, nel corso dei quali concentrare il massimo delle risorse, ricerche e formazione allo scopo di strutturare filiere produttive e di servizio di eccellenza, anche ricorrendo a forme mirate di fiscalità. Costruendo relazioni qualificate con i numerosi campioni tecnologici presenti in tutti i sistemi territoriali e promuovendo l’arrivo di nuovi, in uno stretto rapporto con l’Università e la ricerca.

Definendo grandi piattaforme tecnologiche per energie alternative anche come momento di qualificazione e riconversione di importanti siti industriali come quello costiero o quello pratese che debbono collocarsi su una fascia produttiva a un più alto valore aggiunto senza abbandonare la propria responsabilità verso il sistema ambientale e sociale toscano”. "Noi pensiamo che la costruzione di tutto questo debba essere affidato a una nuova stagione di contrattazione. Una contrattazione che si concentri a livello regionale su un numero selezionato di progetti, ne condivida gli obiettivi e ne misuri i risultati”.

“Misurare i progetti avviati e i loro risultati”, dice ancora Gramolati rappresenta una vera rivoluzione nel rapporto tra politica e cittadini”. Efficienza e qualità del servizio pubblico unita alla modernizzazione del sistema infrastrutturale “Il pubblico - ha detto tra l'altro - può diventare una vera occasione di promozione di politiche industriali se riesce a coinvolgere i lavoratori attraverso un’autonoma iniziativa contrattuale. Un’azione che attraverso l’organizzazione del lavoro migliori l’efficienza e la qualità, e produca una maggiore semplificazione della pubblica amministrazione e dei servizi.

Lo stesso spirito deve guidare la nostra iniziativa per l’aggregazione dei servizi pubblici locali. 34 società dei trasporti, 39 società dei rifiuti, quasi 7 società per l’acqua, non so quante agenzie di promozione territoriale, non rispondono più, in termini di efficienza e di costi, ai bisogni dei cittadini e soprattutto inibiscono qualsiasi politica di investimento. Così come non è più accettabile la sovrapposizione burocratica che dilata di anni i tempi di decisione per nuovi insediamenti”.

“Dieci anni”, questo il tempo necessario per politiche serie, due legislature, secondo Gramolati, “in cui portare a termine il processo di modernizzazione infrastrutturale che da tempo investe la Toscana. E che oggi sembra in caduta libera, affidato com’è alle quotidiane variazioni d’umore di questo o quel sindaco. Un sistema capace di vedere le opportunità in una chiave di insieme nella quale la redistribuzione dei vantaggi infrastrutturali su tutti i territori rappresenta il vero valore aggiunto per ciascun territorio.

Facendo del collegamento tra la piattaforma logistica costiera, l’alta velocità e capacità, la due mari e il corridoio tirrenico un’occasione di sviluppo e di coesione con l’Europa per tutta l’Italia centrale”. Collaborazione interistituzionale per sollecitare il governo “E’ innegabile che la Toscana”, argomenta Alessio Gramolati, “paga pesantemente la mancanza di una strategia e di adeguate politiche industriali nazionali. Questa assenza ha un riverbero drammatico soprattutto sulle vicende che coinvolgono grandi gruppi multinazionali.

Il caso della siderurgia con l’area industriale piombinese, ma anche in maniera più diffusa l’automotive, la cantieristica e la chimica hanno necessità di interlocutori e confronti che non possono essere confinati nella dimensione locale. In vertenze come queste serve un intervento concreto del governo nazionale che ad oggi non si è manifestato. Comuni province e regione sono lasciati soli”. “Serve uno scatto di responsabilità”, è sempre Gramolati che parla, “possiamo sollecitarlo anche con il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche della nostra regione a tutti i livelli, a partire da quelli parlamentari.

In più di una circostanza la collaborazione interistituzionale ha consentito di condividere una serie di iniziative per la salvaguardia del nostro patrimonio professionale e produttivo. Troverei importante, fermo restando le differenze ed i rispettivi ruoli, si determinasse uno spazio operativo volto a realizzare di nuovo quelle positive circostanze conosciute nel passato”. Localismi: svincolarsi da illusorie semplificazioni municipalistiche “La Toscana non annovera grandi città alcune sono tra le più famose del mondo.

Altre includono eccellenze culturali, o imprenditoriali, o capacità di ricerca, di alta innovazione produttiva o formativa. Altre ancora vantano cospicui patrimoni paesaggistici o antiche e consolidate vocazioni turistiche. Ma tutta questa varietà di talenti non assicura a nessuna di esse una forte e competitiva collocazione nella sfida globale e nella competizione tra le maggiori realtà urbane e metropolitane del mondo. Di fronte a questa essenziale esigenza di visione e strategia territoriale per aggredire la crisi occorre una cultura del governo comunale che proprio per affrontare le sfide delle comunità locali deve sapere svincolarsi da illusorie semplificazioni municipalistiche.

Serve, ancora, una solida regia regionale che alla nuova cultura del governo locale sia di guida e di sostegno attivo. Bene incardinata su pochi e netti compiti di coordinamento. Insomma, non il centralismo supponente né la mera contrattazione del 'do ut des' localistico, ma un grande progetto territoriale dove impresa, lavoro, infrastrutture e paesaggio siano i pilastri di un’agenda politica integrata negli obiettivi, i tempi e le risorse”. La concertazione va ampiamente riformata “La concertazione va ampiamente riformata.

Non nel senso sostenuto da coloro che pensano a procedure meno partecipate dalle rappresentanze e dai cittadini. Da quanti cedono a una pulsione decisionista e un po’ autoritaria che se in un capo di governo suona pericolosa, in un amministratore locale suona semplicemente comica! Piuttosto la concertazione va cambiata in direzione opposta, in modo che produca una pratica partecipativa assolutamente più alta e diffusa. Concertazione e contrattazione sociale devono qualificarsi attraverso nuovi contenuti e obiettivi.

Ma per realizzarli dobbiamo fare crescere la partecipazione democratica”. (nb)

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