Anziani nelle Rsa: una canzone in radio per gli auguri di Natale

Opi Firenze - Pistoia e Radio Toscana lanciano l’iniziativa “Una canzone per te”. Abbracci e sguardi nelle festività natalizie tra pazienti e ricoverati al San Jacopo di Pistoia


Firenze, 19 dicembre 2020– Dedicare una canzone in radio agli anziani ricoverati nelle Rsa, regalando loro un’emozione in questo momento in cui le distanze sono obbligate. L’idea dell’Ordine interprovinciale delle professioni infermieristiche Firenze - Pistoia sta per diventare realtà grazie alla collaborazione di Radio Toscana. Il progetto, che durerà un mese, prevede che i parenti delle persone ricoverate nelle Rsa delle province di Firenze e Pistoia, tramite Radio Toscana, possano dedicare loro un messaggio attraverso una canzone, contattando la radio tramite Whatsapp al numero 335.6063737. Nel messaggio occorre specificare il nome del parente a cui si intende fare la dedica e l’Rsa in cui è ricoverato. L’appuntamento andrà in onda due volte a settimana, il lunedì e il mercoledì (dalle 10.45 alle 11), nell’ambito del programma “Masti Sciò”, condotto da Alessandro Masti. L’Ordine interprovinciale delle professioni infermieristiche Firenze-Pistoia, situazione emergenziali permettendo, si attiverà per collaborare con la radio e comunicare la dedica ricevuta, provando a farla ricambiare dal paziente, in diretta o in modalità registrata, a seconda della possibilità.

«L’assistenza infermieristica racchiude l’aspetto professionale ma anche quello umano – spiega il presidente di Opi Firenze-Pistoia Danilo Massai –. Questo progetto è stato pensato in quest’ottica, oltre che per contribuire ad accorciare virtualmente le distanze che ci sono in questa fase tra pazienti e famigliari. L’infermiere deve saper entrare in empatia con i pazienti e i loro familiari, essere in grado con il suo lavoro di dare un sostegno sanitario ma anche umano».

«In questi mesi così difficili e strani - commenta Sabina Ferioli, direttore di Radio Toscana - ci siamo ulteriormente resi conto dell’importanza del contatto umano, della forza di uno sguardo e di un abbraccio. Ma soprattutto ci siamo resi conto dell’importanza di superare visioni egoistiche e di capire che ognuno di noi è costretto a fare sacrifici: quelli di chi è ricoverato, di chi non può vedere i familiari, di chi deve affrontare questi giorni in una struttura sanitaria però ci sembrano ancora più pesanti degli altri. E proprio in questa ottica il ruolo degli operatori sanitari ci sembra incredibile: non è solo un ruolo medico ma è quello di tramiti verso l’esterno e le famiglie. Un ruolo di straordinaria umanità. Poter fare, come radio, da portavoce ci emoziona. E sarà anche il nostro modo per ringraziare gli infermieri per quello che fanno ogni giorno da sempre, non solo nel 2020».

"Incontriamoci" è il regalo di Natale degli operatori dell'ospedale San Jacopo di Pistoia ai ricoverati e ai loro familiari per Natale. Nei giorni 24, 25, 26 e 27 dicembre sguardi e abbracci si potranno, infatti, concretizzare nelle stanze di degenza. La proposta di un progetto si è fatta, dunque realtà: era stata la Presidente della Società della Salute, la dottoressa Anna Maria Celesti ad avanzarla e la direzione generale ha subito risposto positivamente. Ora il progetto è pronto: frutto di un "gruppo" di lavoro appositamente istituito al San Jacopo che ha organizzato gli "incontri" anche tenendo conto soprattutto della sicurezza. Il progetto prevede anche il coinvolgimento diretto degli psicologi dell’Ospedale, che forniranno l’eventuale supporto psicologico al paziente ed ai familiari, nel caso il contesto lo rendesse necessario.

"Quando mi è stato comunicato che il progetto sarebbe stato realizzato - ha dichiarato Celesti- ho provato una profonda emozione immaginandomi le reazioni che avranno i pazienti e i loro familiari. E' questo, davvero, il regalo più grande e importante nel giorno di Natale e ringrazio pubblicamente, a nome di tutta la comunità e personalmente, la dottoressa Di Renzo e tutto il personale del San Jacopo per il loro continuo impegno e il notevole spirito di abnegazione e per aver assecondato l'importanza della cura nella sua interezza: anche le carezze e gli abbracci contribuiscono al processo di guarigione".

Nel caso dell’accesso ai reparti Covid, i familiari, appositamente informati, accolti ed accompagnati dal personale sanitario, potranno entrare in ospedale e raggiungere la stanza di degenza del proprio congiunto e restarvi fino a quindici minuti. Gli ingressi, nei giorni scelti, avverranno sempre nel pomeriggio (dalle 14 alle 19) e saranno uno ogni ora (per gestire le fasi di vestizione e svestizione in totale sicurezza). Il progetto, negli stessi giorni, verrà esteso anche ai reparti di Cure Intermedie del Ceppo e dell'Ospedale L. Pacini, dove sono ricoverati anche pazienti con il coronavirus.

"L’impedimento dell’accesso dei familiari alle strutture sanitarie - sottolinea la dottoressa Lucilla Di Renzo, direttore sanitario del presidio ospedaliero- ha drammaticamente condizionato la comunicazione con il mondo esterno. Il periodo della pandemia ci ha abituati purtroppo a gestire la malattia in una situazione di solitudine “angosciante” che sta creando delle ferite profonde sia nei pazienti che negli operatori e con questa iniziativa cercheremo di recuperare questo gap. In ospedale - continua Di Renzo- è meno facile creare una vera e propria stanza degli abbracci, per la tipologia dei pazienti e per le caratteristiche ambientali, ma abbiamo voluto creare comunque dei momenti di contatto con i familiari, soprattutto in questo periodo particolare dell’anno, quale quello che ci accingiamo a vivere".

Direzione sanitaria e infermieristica, hanno, in questi giorni formalizzato tutte le modalità (dagli accessi alla permanenza in struttura) per consentire ai ricoverati di rivedere i loro familiari: le prime esperienze di questo tipo sono nate in strutture residenziali per anziani, con effetti positivi dal punto di vista sanitario e umano.

"Ringraziamo il nostro personale infermieristico - hanno detto i dirigenti Monica Chiti e Paolo Cellini- per questa ulteriore disponibilità: tutti hanno subito condiviso con entusiasmo e sensibilità il progetto, che rappresenta per il nostro ospedale un'importante esperienza di umanizzazione delle cure. Dopo tanti mesi di isolamento questa iniziativa avrà senz'altro ricadute positive dal punto di vista psicologico anche per il nostro personale". "Quei momenti rappresenteranno momenti indimenticabili - ha aggiunto Di Renzo- e sarà anche anche per noi operatori un regalo di Natale"

Gli "incontri" sono previsti in tutti i setting dell'Ospedale (Covid19 e no Covid): nei setting No Covid le visite verranno gestite per cellula, sempre con adeguata informativa e supervisione degli operatori; nell’area Covid, ogni setting (dai 16 ai 18 posti letto) potrà ospitare al massimo fino a cinque accessi giornalieri esterni (una persona alla volta). I pazienti e i familiari saranno informati direttamente dal personale di questa opportunità e verranno raccolte le adesioni. I familiari aderenti al progetto verranno contattati dal personale sanitario, correttamente informati, con comunicazione del giorno e ora della visita. Il familiare verrà accolto dal personale sanitario all’ingresso dell’ospedale e accompagnato presso il setting dove l'infermiere di riferimento provvederà ad accoglierlo e, in idoneo spazio avrà tutte le istruzioni per la vestizione con gli specifici DPI (dispositivi di protezione individuale). Sarà anche consegnata l'apposita informativa di consenso che andrà firmata. Una volta entrato nella stanza del proprio congiunto il familiare potrà restarvi fino a massimo 15 minuti e al termine della visita sempre l'infermiere darà tutte le istruzioni per la corretta svestizione e deposito dei DPI nei contenitori. Nei casi di impossibilità di presenza fisica del familiare, sarà comunque facilitato il contatto attraverso strumenti tecnologici (tablet, pc, smartphone, etc) con video chiamate di Auguri.

Redazione Nove da Firenze