A Palazzo del Pegaso le carte sono ormai scoperte e il nervosismo tra i banchi della maggioranza si taglia con il coltello. Tutto ruota attorno a una data segnata in rosso sul calendario della politica toscana: il 22 ottobre. Quel giorno, i giudici del TAR si pronunceranno sul ricorso contro il progetto di ampliamento e la nuova pista dell'aeroporto di Peretola.
Tra i corridoi del Consiglio Regionale e le stanze del Consiglio Comunale di Firenze va in scena uno scontro istituzionale senza esclusione di colpi. Dietro il rinvio strategico delle votazioni e la bocciatura a raffiche delle risoluzioni dell'opposizione, la realtà politica è evidente: la maggioranza guidata dal PD è ostaggio delle proprie spaccature ideologiche. Tra tatticismi d'aula, alleanze innaturali e paradossali minacce di ricorso alla magistratura, la tenuta del "Campo Largo" toscano è arrivata al punto di non ritorno.
Durante l'infuocato dibattito sul Piano della gestione dei rifiuti e sul futuro delle infrastrutture, l'opposizione ha messo a nudo le fragilità della coalizione di governo. Secondo questa analisi, la sinistra ecologista di Alleanza Verdi e Sinistra e il Movimento 5 Stelle sarebbero stati costretti a capitolare, accettando scelte storicamente avversate come lo sviluppo dello scalo fiorentino e il ricorso all'incenerimento dei rifiuti.
"Vi piaccia o non vi piaccia, gli altri non contano niente. Avete detto sì a bruciare i rifiuti come all’ampliamento dell’aeroporto di Peretola... Pur di stare qui, siete disponibili a digerire quello contro cui avete lottato per anni..." dichiara il consigliere regionale di Forza Italia, Marco Stella.
La difesa della maggioranza è affidata a Lorenzo Falchi (capogruppo AVS), che rivendica la dialettica interna affermando che la coalizione non è "una caserma", e a Simone Bezzini (PD), che enfatizza la volontà di assumersi la responsabilità di governare nonostante le diverse sensibilità.
Ma la crepa è profonda e travalica gli schieramenti: lo dimostra il voto contrario espresso persino da Federico Eligi di Casa Riformista sulle convenzioni con le ATO, motivato dalla fermezza nel ribadire che "Pisa non deve fare la pattumiera della Toscana". Un segnale chiaro che il principio dell'autosufficienza territoriale fa traballare persino i riformisti.
A dimostrazione del clima di stallo, i consiglieri regionali di Forza Italia Marco Stella e Jacopo Ferri denunciano la vera e propria "fuga" del Partito Democratico dal voto d'aula sulla mozione a favore dello sviluppo di Peretola. Gli azzurri spingono per inserire l'atto all'ordine del giorno nelle sedute del 20 e 21 ottobre, ossia alla vigilia esatta della sentenza del TAR. Sullo sfondo resta l'evidente schizofrenia del PD: mentre i vertici regionali si proclamano favorevoli alla nuova pista, i sindaci Dem dell'hinterland fiorentino e pratese continuano a combattere l'opera a suon di ricorsi amministrativi.
Lo scontro sull'aeroporto ha ormai varcato i confini del dibattito politico per entrare in un territorio surreale. Dai microfoni di Lady Radio, il vicepresidente del Consiglio comunale di Firenze, Alessandro Draghi (FdI), ha lanciato la provocazione: denunciare per il reato di "tortura", all'indomani della pronuncia del TAR del 22 ottobre, gli esponenti della sinistra contrari all'ampliamento, accusati di negare il diritto al riposo degli abitanti sorvolati.
La replica di Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra Progetto Comune (fautore di un ordine del giorno unitario con AVS-Ecolò) denuncia l'esistenza di un compatto "blocco di potere" (PD, Lista Funaro, destre e Italia Viva - Casa Riformista) affetto dall'ossessione per l'aumento dei voli e dell'inquinamento. Palagi ha invitato Draghi a presentare immediatamente l'esposto in procura, bollando la minaccia come una ridicola trovata propagandistica. Per la sinistra ecologista, le vere priorità restano il contingentamento dei voli, il rispetto dei tetti orari per il riposo notturno e la tutela dei lavoratori dell'handling aeroportuale.
La data del 22 ottobre trascende il mero valore giuridico per lo scalo di Peretola: si prefigura come un vero e punto di svolta politico.