Acqua: PD e Lega fermano la ripubblicizzazione

Bloccata la proposta di legge regionale di Toscana a Sinistra, resta disatteso il referendum del 2011. E Publicaqua continua a distribuire utili milionari agli azionisti, mentre gli agricoltori lamentano l'alto costo delle bollette


Ricordate i referendum del 2011? Oltre 26 milioni,di cittadini decretarono l’abolizione della quota di puro profitto dalla tariffa. Ma l’Autorità nazionale mutò il nome dell’adeguata remunerazione del capitale investito in oneri finanziari e fiscali, con effetto retroattivo dall’1/1/2012.

I movimenti per l’acqua in dieci anni hanno elaborato tre proposte di legge d’iniziativa popolare per la gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, due regionali (in Toscana nel 2005 e in Lazio nel 2013) e una nazionale, nel 2007.

Proprio nei giorni scorsi un accordo fra PD e Lega in consiglio regionale, con un escamotage che ha messo d’accordo ancora una volta maggioranza e opposizione di destra, ha impedito il voto sulla proposta di legge per la ripubblcizzazione del servizio idrico integrato presentata da Toscana a Sinistra che era all'ordine del giorno dell’ultima seduta consiliare della X legislatura.

“L’atto attendeva di essere discusso da tre anni ma i consiglieri regionali di PD e Lega hanno annunciato, di comune accordo, di non voler partecipare al voto della legge per ripubblicizzare l’acqua, facendo così mancare il numero legale proprio al momento dell’alzata delle mani sull’ultimo atto dell’ultima seduta della legislatura”, denuncia Tommaso Fattori, candidato presidente della Regione per Toscana a Sinistra e primo firmatario della proposta di legge, presentata assieme al collega Paolo Sarti e alla consigliera Monica Pecori. “Un pessimo modo per chiudere questi 5 anni, tradendo la volontà popolare espressa con il referendum del 2011 attraverso l’ennesimo accordo Lega-PD”, ha aggiunto Fattori. “L’acqua è un bene comune, non una merce da cui trarre profitti e per questo ribadiamo ancora una volta che la sua gestione dev’essere pubblica, partecipativa e avere finalità sociali e ambientali. Da Parigi a Napoli si è ripubblicizzato il servizio idrico, perché in Toscana non possiamo chiudere per sempre la stagione delle società per azioni e restituire la gestione a soggetti pubblici?” - si chiede Fattori -. “Eppure il fallimento del modello privatistico di gestione dell’acqua in Toscana per mezzo di società di capitali è sotto gli occhi di tutti. Le tariffe sono le più care d’Italia, gli investimenti sono ampiamente sotto il necessario e sempre inferiori rispetto a quanto previsto nei piani di ambito e quindi pagato dalle tariffe dei cittadini. Le perdite di rete sono enormi, persino aumentate negli ultimi cinque anni, per non dire dei chilometri di tubature in amianto da sostituire quanto prima. Allo stesso tempo, beffa delle beffe, le società dell’acqua toscane fanno decine di milioni di profitti l’anno, in larga parte distribuiti sotto forma di utili agli azionisti”. La proposta di legge di Toscana a Sinistra prevedeva l’istituzione di un “fondo per la ripubblicizzazione” e di un “fondo di garanzia” per sostenere il subentro delle aziende speciali alle Spa, al termine delle concessioni. “La via più semplice e meno onerosa – ha spiegato Fattori - sarebbe quella di giungere alla fine delle attuali concessioni dando ai soci uscenti soltanto la quota degli investimenti non ammortizzati, ma in questi anni si è continuato a prorogare le concessioni. Il che tradisce l’assoluta non-volontà di ripubblicizzare il servizio, neppure in prospettiva”.

La pdl stabiliva anche il superamento dell’Ato unico regionale e dell’Autorità idrica Toscana prevedendo una forma localizzata di governo, indirizzo e gestione del servizio idrico legata ai bacini idrografici, ai territori e ai loro abitanti con forme di partecipazione dei lavoratori del servizio e delle comunità locali.

“Il pubblico è stato troppo spesso lottizzato e burocratizzato, noi vogliamo un nuovo modello di gestione pubblica che sia trasparente e partecipata da parte della cittadinanza, dei comitati dell’acqua, delle associazioni ambientaliste e delle associazioni dei consumatori, oltre che dai lavoratori del servizio stesso. Un modello virtuoso e ottimale proprio perché ritagliato sui bacini idrografici.” “La battaglia per l’acqua non è solo contro le tariffe alte e contro i gruppi privati che fanno profitti sulla gestione di un bene vitale, è innanzitutto una battaglia di civiltà – ha concluso Fattori – e lo scopo della nostra proposta di legge è quello di preservare, anche per le future generazioni, un bene comune in pericolo a causa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e dei prelievi eccessivi. E pensiamo che ogni territorio sia chiamato a fare la sua parte per assicurare l’accesso all’acqua potabile a chi oggi, nel resto del pianeta, ne è privo. Per questo la legge prevedeva anche un fondo di solidarietà internazionale destinato a progetti per portare acqua a chi non ne ha”.

A fine giugno l'Assemblea di Publiacqua spa ha approvato il bilancio 2019. Ancora utili milionari per il più grande gestore idrico della Toscana: oltre 60 milioni, il risultato economico ante imposte, oltre 42 milioni al netto delle stesse. Nell’anno passato, con 263 milioni di ricavi, la società si è assicurata quindi un utile pari al 23%, il 15% dopo le imposte.

Il neoeletto Presidente di Publiacqua, Lorenzo Perra, meno di un anno fa si era fatto paladino della “ripubblicizzazione” del servizio idrico. Così la chiamava lui, insieme a una maggioranza di rappresentanti dei Comuni dell’ex ATO 3. Lui che a Firenze allora ricopriva la carica di Assessore all’Ambiente, e quattro mesi dopo avrebbe guidato la brigata dei Comuni favorevoli alla proroga della Concessione a Publiacqua.

"Per rispetto della volontà popolare, finora totalmente disattesa, e in nome di una gestione equa, solidale e democratica, come dovrebbe essere quella del bene comune per eccellenza -ha affermato il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua- invitiamo ad esigere l’accantonamento degli utili realizzati in un fondo, da utilizzare per la liquidazione del socio privato, cominciando a dare un segnale reale e un minimo di concretezza al percorso di ripubblicizzazione dell’acqua".

Dal Piano d’Ambito approvato in sede di Conferenza Territoriale 3, risulta una previsione per l’anno 2018 pari a 81 milioni. La programmazione finanziaria ha trovato reale applicazione?

COLDIRETTI TOSCANA: COSTI ESORBITANTI PER GLI AGRICOLTORI

Un ‘Patto di legislatura’ per potenziare le infrastrutture irrigue, perché la Toscana ha bisogno di acqua che non deve avere costi stellari, quando per le carenze infrastrutturali e le reti colabrodo viene perso l’89% della pioggia caduta. E’ quanto chiede Coldiretti Toscana, per dare una sterzata alla gestione irrigua, preservando la continuità occupazionale, nel corso dell’incontro voluto da Coldiretti con ANBI Toscana tenutosi martedì.

“Un incontro volutamente operativo finalizzato ad individuare gli strumenti per intercettare le ingenti risorse messe a disposizione per nuove infrastrutture, ma anche un forte posizionamento comune su quello che rappresenta il paradosso dell’Ente Acque Umbre Toscane per il quale è indispensabile ottenere il trasferimento delle competenze di al Sistema dei Consorzi di Bonifica, garantendo una continuità occupazionale, anche per sollevare almeno parzialmente gli agricoltori dei gravosi costi a loro carico. È necessario inoltre rivedere il regolamento sul deflusso minimo vitale che così come è pensato non garantisce all’agricoltura le risorse idriche indispensabili per la produzione di cibo. Bisogna realizzare bacini di accumulo, con la regia dei Consorzi di bonifica. La Toscana ha bisogno di acqua, ha bisogno di cogliere tutte le opportunità che il Governo sta mettendo in campo per rispondere ad una domanda di acqua in agricoltura ormai ineludibile”, ha detto il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi, nel corso dell’incontro a cui ha partecipato il direttore di ANBI, Massimo Gargano.

Consistenti le risorse a disposizione da utilizzare a beneficio delle infrastrutture irrigue – aggiunge Coldiretti Toscana – dal Bando del Fondo Sociale da 83 mln euro ai 500 milioni di euro per i mutui contenuti nel Dl Rilancio, dal Fondo di Progettazione da 12 mln euro fino al Green Deal che prevede 1000 miliardi di euro in 10 anni, oltre al Piano invasi da 50 milioni di euro. Per Coldiretti Toscana il piano di rilancio va articolato sul rafforzamento di tutte le progettualità in grado di ampliare la superficie irrigabile per ottenere una agricoltura di qualità con maggior valore aggiunto in grado anche di sviluppare maggiore occupazione e su forti investimenti per il contenimento del rischio idrogeologico perseguendo strategie per la realizzazione di opere che recuperino le acque, traguardando l’obiettivo di ottenere il doppio risultato della corretta gestione delle acque e lo sfruttamento di queste a fini produttivi.

“Serve una stretta sulla progettazione sinergica di tutte le iniziative per intercettare fondi a livello nazionale, da utilizzare per contrastare il rischio idrogeologico, con i Consorzi di Bonifica della Toscana in grado di giocare un ruolo fondamentale, in stretta collaborazione con ANBI, tutto questo accompagnato da una forte richiesta di semplificazione burocratica”, ha insistito il direttore di Coldiretti Toscana, Angelo Corsetti. Il piano di rilancio della gestione irrigua andrà declinato sull’intero territorio regionale – conclude Coldiretti Toscana - prendendo ad esempio percorsi performanti, in grado di rendere competitive le imprese della nostra regione al pari dei territori confinanti in termini di costi per l’acqua irrigua.

Redazione Nove da Firenze