Rossi: "Toscana e Calabria pioniere di politiche più umane con Mimmo Lucano"

Spinelli (Mdp): “Giusto sostenere chi fa accoglienza. Reazione di una parte del Pd lascia amaro in bocca”. "I colori dell'accoglienza", a Firenze l'iniziativa per il rispetto per l'identità di genere, un diritto anche per i migranti


Firenze, 27 ottobre 2018– Due Regioni, Calabria e Toscana, insieme per contrastare il clima di paura e mostrare le potenzialità di un approccio più umano e razionale, non di 'pancia', nel trattare il tema dell'accoglienza. Oggi il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, insieme a don Massimo Biancalani e all'assessore alla sicurezza Vittorio Bugli, si è recato a Catanzaro per incontrare il sindaco di Riace Mimmo Lucano e il presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, per testimoniare solidarietà e al tempo stesso confrontarsi con loro sul tema dell'accoglienza e sulle vicende che hanno visto coinvolte le realtà di Riace e Vicofaro (a Pistoia).

"Accolgo la sfida che ci ha lanciato Mimmo Lucano ed invito lui e il presidente Oliviero a venire in Toscana a Vicofaro e proseguire insieme il percorso avviato oggi ed essere due Regioni 'pioniere' in questo settore - ha concluso Rossi - Con il tempo le persone capiranno che non basta invocare le ruspe per risolvere i problemi, e magari costruendo politiche dell'accoglienza più serie si riuscirà a sconfiggere la paura, per costruire un futuro più sereno".

La 'sfida' lanciata da Mimmo Lucano ai due presidenti delle Regioni Toscana e Calabria è quella di rendere l'incontro di oggi storico, un punto di partenza per una nuova stagione delle politiche per l'immigrazione in Italia. Lucano ha ringraziato il presidente Rossi per il sostegno da lui ricevuto ed ha ricordato il loro primo incontro, avvenuto nel 2016, quando Riace veniva presa a modello come 'buona pratica' da replicare. Lucano ha esortato i due presidenti a partire dalle esperienze sorte spontaneamente nelle loro regioni per mandare un messaggio all'Italia e al mondo su un tema che sarà sempre più centrale nella vita delle comunità.

"Il tema dell'accoglienza deve essere gestito con la testa e guardando al futuro, non con la pancia", ha detto Rossi dopo aver ascoltato le testimonianze di Mimmo Lucano e don Biancalani. "Non possiamo lasciare questi ragazzi per mesi fermi, dalla mattina alla sera, senza aver niente da fare.Non basta trovare loro 'un posto'. Serve coinvolgimento, inserimento nella comunità. In toscana avevamo sperimentato un modello di inserimento a piccoli gruppi che stava funzionando bene, ma poi c'è stata la svolta con il passaggio totale della gestione dell'accoglienza alle prefetture. Abbiamo chiesto molte volte di trovare il modo per poterli far lavorare. Ma non è accaduto nulla di tutto questo. Questa gestione, assieme al clima ostile che si sta diffondendo, rischia di lasciare questi giovani allo sbando, facendoli davvero finire in luoghi degradati e mandandoli ad incrementare le fila di chi li recluta attività illegali o per aver manodopera da poter sfruttare a bassissimo costo. Un fenomeno questo che non riguarda solo il sud, ma anche la Toscana, dove per contrastare lo sfruttamento abbiamo dovuto far una legge regionale che priva dei finanziamenti europei per l'agricoltura le aziende sorprese con braccianti sfruttati". "Serie politiche di accoglienza - ha aggiunto - potrebbero rappresentare un'opportunità per frenare lo svuotamento di paesi che altrimenti rischiano di perdere servizi, come è avvenuto a Riace, oppure per ripopolare la dorsale appenninica, dove mancano coltivatori e persone che si occupano del mantenimento dei boschi, presidio contro il dissesto idrogeologico".

"Oggi l'accoglienza è messa all'indice - ha detto Rossi - ma l'ospitalità è uno dei valori fondanti della nostra cultura, è uno dei riti ancestrali del Mediterraneo e ritorna non solo nella Bibbia e nel Corano, ma nell'Odissea, dove al viaggiatore che attracca sulla spiaggia prima si offrono un bagno e del cibo, poi si chiede 'chi sei?'. Oggi si parla di invasione e si alimenta una pulsione negativa e razzista dando una rappresentazione sbagliata della realtà e diffondendo veleni anche in Toscana, una terra che invece ha sempre coltivato i valori della solidarietà e dell'accoglienza".

“Le iniziative messe in campo dalla Regione Toscana, che vedono l’impegno in prima persona del presidente Rossi e dell’assessore Bugli, a sostegno di un modello di accoglienza all’insegna della legalità, della sicurezza, dell’integrazione e della coesione sociale, non possono che essere appoggiate e condivise da tutte quelle forze che si oppongono alle politiche nazionalpopuliste della Lega, che hanno il chiaro obiettivo di sfasciare tutte quelle esperienze di accoglienza/integrazione. Per questo lasciano l'amaro in bocca le dichiarazioni a commento della firma del Protocollo finalizzato a trovare una nuova struttura per l'accoglienza dei migranti ospiti della parrocchia di Vicofaro, di alcuni esponenti del Partito democratico che siedono nei banchi del consiglio regionale e non solo. Conosciamo bene gli attacchi subiti negli ultimi mesi da don Biancalani per la sua attività con i migranti. Esprimo pieno sostegno alla proposta del presidente Rossi e a quanto portato avanti in questi anni da don Biancalani - tra l’altro oggi, insieme all’assessore Bugli, impegnati a Catanzaro con Mimmo Lucano e il presidente della Regione Calabria, per un incontro sulle esperienze di accoglienza praticate nelle due Regioni. Pieno sostegno a tutti coloro che ritengono normale stare dalla parte di chi non ha niente, se non la speranza di una vita migliore: un principio che deve andare oltre le congiunture elettorali, specie se ci si dichiara alternativi alla destra. La vita e la dignità delle persone non sono scambiabili con il consenso”. E’ quanto dichiara Serena Spinelli, capogruppo Mdp in Consiglio regionale e coordinatrice Mdp Toscana, in merito al protocollo sottoscritto ieri in Regione con don Biancalani, e ai commenti di alcuni esponenti del Pd in Toscana.

Prevenire ogni forma di discriminazione dovuta all'orientamento sessuale e all'identità di genere attraverso la conoscenza e l'educazione. È questo l'obiettivo che la comunità queer autogestita Ireos e la cooperativa sociale Il Cenacolo intendono perseguire con l'iniziativa “I colori dell'accoglienza: tre giornate di formazione rivolte alle operatrici e agli operatori dei centri giovani, delle cooperative e dei servizi sociali, e alle università, durante le quali verranno affrontati i temi dell'accoglienza e del sostegno alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali.

«Educare alle differenze fin dai banchi di scuola è di fondamentale importanza per creare una società basata sul rispetto dell'identità di genere» spiega Andrea Ricotti, responsabile dell'area Inclusione e Accoglienza Sociale de Il Cenacolo. «Con queste giornate di studio vogliamo formare gli operatori e gli insegnanti affinché possano conoscere e rispettare i bisogni delle persone lgbti, dai più giovani ai più anziani, compresi i richiedenti asilo che spesso subiscono una doppia discriminazione per la loro condizione di migranti e per l'orientamento sessuale».

Il primo appuntamento con “I colori dell'accoglienza” è fissato per il 30 ottobre con alcune lezioni introduttive sullo sviluppo psicosessuale e sulla diversità di genere, sull'educazione psicoaffettiva e sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. La giornata si concluderà con un laboratorio sugli stereotipi e sul bullismo omo-transfobico. Il 6 novembre si parlerà di come uscire dai confini della eteronormatività e di come educare alla parità di genere a scuola. Per finire, un laboratorio rivolto agli operatori sociali. Il 13 novembre, l'attenzione si sposta sui rifugiati e sui richiedenti asilo lgtbi. Oltre a una riflessione sulle migrazioni in Italia e nel mondo, verrà affrontato il tema dello Hate speech, cioè dell'incitamento all'odio espresso attraverso il web. Infine, si potranno ascoltare esperienze di accoglienza e testimonianze a cura dell'associazione MigraBo lgtbiLe lezioni, tenute da psicoterapeuti, sessuologi, professori universitari e operatori del settore, si svolgeranno nei locali di Zap – Zona aromatica protetta (vicolo di Santa Maria Maggiore 1), dalle 9 alle 17. Il corso “I colori dell'accoglienza” è un progetto finanziato dalla Regione Toscana, dalla Città Metropolitana di Firenze e dalla Consigliera di parità della Città Metropolitana, in qualità di partner della Rete Re.a.dy, ed è ideato e realizzato da Ireos in collaborazione con la cooperativa Il Cenacolo, Comune di Firenze, Comune di Sesto Fiorentino, Cospe, Cug Comitato Unico di garanzia per le pari opportunità Università di Firenze, Associazione Progetto Accoglienza, Rosaceleste, Il Grande Colibrì e MigraBo lgtbi.

«Si tratta di una significativa pluralità di soggetti, perché per raggiungere obiettivi importanti come il rispetto e l'accoglienza collaborare è indispensabile» spiega Barbara Caponi, presidente di Ireos. «Associazioni, amministrazioni e università, in questo percorso di formazione, offriranno un approccio multidiciplinare che potrà essere restituito ai cittadini come servizio e come contributo per una società più giusta»

Sabato 17 novembre, alle 17, presso il Palagio di Parte Guelfa, si svolgerà infine l'evento conclusivo con l'esibizione dei cori Choreos, CONfusion e Omphalos voices.

Redazione Nove da Firenze