Fucecchio: un gruppo di rarissimi Ibis eremita nel Padule


I tecnici del Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio hanno avvistato ieri un gruppo di 6 rarissimi Ibis eremita (Geronticus eremita), un trampoliere imparentato con le Spatole e i Mignattai, che è arrivato ai margini dell’area umida posandosi nei campi intorno al Lago Borghese (Comune di Monsummano Terme – PT).
L'Ibis Eremita, che prende il nome dall’abitudine di nidificare su pareti rocciose difficilmente accessibili, fino al 1600 si riproduceva anche in Italia (soprattutto nella fascia prealpina); un tempo ampiamente diffuso nella regione mediterranea, è andato incontro nei secoli ad un lungo declino causato dalle attività venatorie, dalla distruzione di habitat steppico, dall'agricoltura intensiva e dall'uso di pesticidi.
Attualmente questo particolarissimo ibis è estinto in Europa e nidifica soltanto in Marocco, in una colonia di poco più di 200 individui, e, come ha recentemente scoperto un ornitologo italiano della LIPU, in una piccolissima colonia situata in una zona desertica della Siria.
Gli Ibis eremiti avvistati nel Padule di Fucecchio fanno parte di un gruppo di animali reintrodotti dal gruppo austriaco Waldrappteam (“waldrapp” è il nome tedesco dell’animale), che in collaborazione con il Centro di Ricerca “Konrad Lorenz” di Grünau e con altri Istituti Internazionali di Ricerca nonché con vari zoo, cerca di proteggere la popolazione selvatica e di sviluppare un metodo per la reintroduzione degli esemplari provenienti dagli zoo. Lo scopo principale del progetto di Waldrappenteam consiste nell’insegnare agli uccelli nati in cattività una tradizione migratoria che hanno ormai perduto; dal 2004 al 2008, attraverso una migrazione guidata dall’uomo (con ultraleggeri), alcune decine di Ibis eremiti sono stati portati dai territori di accoppiamento dell’Upper Austria e della Bavaria ad oltre 1000 km di distanza, nella riserva naturale WWF di Orbetello, territorio di svernamento.
Il metodo sperimentale prevede che gli ibis siano guidati da un’equipe di ricercatori, vere e proprie “madri adottive umane”, con l’obiettivo finale di poter intervenire sull’apprendimento delle rotte migratorie, in modo da poter utilizzare in futuro quanto acquisito per integrare le scarse popolazioni naturali esistenti. Dall’Oasi di Orbetello alcuni esemplari, fra cui quelli avvistati in Padule, si stanno spostando in questi giorni verso nord, seguiti dai vari esperti locali che, come nel caso dei tecnici del Centro di Ricerca, provvedono a leggere gli anelli di riconoscimento individuale dei vari animali e a segnalarli al Waldrappenteam per una ricostruzione della rotta migratoria.

Redazione Nove da Firenze