Un libro sul recupero delle opere d'arte toscane trasferite a Parigi da Napoleone

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 novembre 2006 10:00
Un libro sul recupero delle opere d'arte toscane trasferite a Parigi da Napoleone

"Simulacri spiranti, imagin vive" di Gabriele Paolini, volume edito da Polistampa, è costruito su una massa imponente di minuziose notizie e documenti inediti, si legge tuttavia con suspense, come un avvincente romanzo. Sappiamo infatti come la storia andò a finire, ma non immaginavamo fino a oggi quanto la vicenda sia stata complicata, irta di contestazioni giuridiche, intrighi politici e diplomatici, sempre a rischio di un esito infausto. Gli archivi fiorentini, consultati da Gabriele Paolini, parlano di quel fatale 1815 e dei "simulacri spiranti, imagin vive" (così sono dette le opere nell'ode composta da Pietro Bagnoli in occasione del loro ritorno) restituiti alla patria.
Tutti sanno dell'immensa rapina compiuta da Napoleone in Italia in Belgio e in mezza Europa.

Dopo Waterloo il Congrsso di Vienna decise lo smantellamento del Museé Napoleon e la restituzione delle opere d'arte deportate ai paesi d'origine. Fu una deliberazione di grande importanza: per la prima volta entrava nel diritto internazionale il principio che i beni culturali di una nazione non possono mai, per nessun motivo, essere oggetto di acquisizione bellica o di risarcimento. Eppure la decisione di restituire ai paesi occupati da Napoleone le opere depredate non avvenne senza contrasti e fu più il risultato di un compromesso che di una presa di coscienza.
Lo stato toscano, quantité nègligeable agli occhi delle cancellerie d'Europa, giocò le sue carte con intelligenza e determinazione, consapevole che le ragioni della cultura e del diritto erano dalla sua parte.

I "tecnici" inviati a Parigi dal governo granducale svolsero il loro compito con efficacia ammirevole e con scrupolosa correttezza. Nella parte finale del libro si parla anche della straordinaria accoglienza tributata dai fiorentini ai capolavori tornatiin patria, a dimostrazione di quanto musei e opere d'arte significassero per la gente toscana.

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