Il gol di Piccoli non basta

La Fiorentina inizia bene, ma cade sotto i colpi degli ospiti Roberto, Paz e Morata

Nicola
Nicola Novelli
27 Gennaio 2026 23:13
Il gol di Piccoli non basta

L'atmosfera piovosa dell'Artemio Franchi, storicamente fortino inespugnabile capace di intimidire chiunque, è stata raggelata stasera da un'ondata di calcio coraggioso consapevole. Il Como è sbarcato a Firenze per dare continuità a un momento di grazia. Reduci dal roboante 6-0 contro il Torino — la vittoria più larga mai registrata dal club in Serie A — i lariani hanno espugnato lo stadio in cantiere per 1-3. 

All’avvio di gara, in realtà, i viola sembravano presagire una serata favorevole. Al 7’, la Fiorentina sbloccava il match: palla recuperata alta da un rapace Fabbian che serviva Piccoli; l'attaccante era magistrale nell'anticipare la retroguardia comasca per l'1-0. Al 13’, un frizzante Balbo innescava Fazzini, il cui destro tagliente veniva però neutralizzato da un riflesso decisivo di Butez. Al 20’, sugli sviluppi di un corner, Douvikas colpiva il palo di testa, ma sulla ribattuta il più lesto era l’ex capitano del Barcellona, Sergi Roberto, che firmava il pari con un cinismo da veterano. Il primo tempo si è concluso in parità.

La scelta di Paolo Vanoli di schierare una formazione di seconde linee si è rivelata valida nella prima frazione, ma nella seconda si è ritorta contro il tecnico varesino. Lasciare in tribuna o inizialmente in panchina giocatori del calibro di De Gea ha privato la Fiorentina di quella leadership necessaria per gestire il ritorno del Como. Mentre la "Seconda Squadra" gigliata perdeva gradualmente le distanze, i lariani mantenevano una solidità organizzativa impressionante, non disunendosi dopo lo schiaffo iniziale e punendo ogni minima incertezza della difesa. Non è un caso che a ribaltare il destino del match siano stati tre uomini che respirano aria d'élite da una carriera intera: Sergi Roberto, Nico Paz e Alvaro Morata. È la conferma che il mercato del Como non è stato solo una questione di nomi, ma di mentalità.

Approfondimenti

La mossa decisiva di Fabregas arrivava però già al 28’, quando richiamava Douvikas, infortunato, per inserire Nico Paz. L'impatto del talento argentino è stato devastante: al 60’, sfruttando una respinta corta di Fortini su un cross dalla destra, Paz fulminava Christensen con un mancino per l'1-2. Il sigillo finale arrivava poi da un altro "top player" nel recupero: al 91’ ripartenza del Como con Kuhn che serve il subentrato Morata e realizza il più facile dei tap-in: è 1-3. Troppo timida la reazione della Fiorentina, nonostante gli ingressi tardivi di Gosens, Fagioli e Gudmundsson.

Questo "International Pedigree" trasforma una provinciale in una corazzata capace di gestire i momenti di pressione con la calma di chi ha già calcato i palcoscenici della Champions League. Oltre ai singoli, a impressionare è stata la fluidità della manovra ospite. Il Como non si è limitato a colpire in contropiede, ma ha cercato costantemente il dominio del gioco attraverso interpreti come Caqueret e Ramon. E il triplice fischio proietta il Como ai quarti di finale, dove ad attenderlo ci sarà il Napoli.

Foto gallery
Notizie correlate
In evidenza