Camminare oggi per le strade di Firenze, attraversando i blocchi residenziali di Novoli o attendendo un convoglio lungo le banchine della tramvia, significa immergersi in un paradosso sociologico. Da un lato, i dati statistici suggeriscono una flessione numerica dei reati; dall’altro, il vissuto dei cittadini è saturo di un’ansia palpabile. Non si tratta di una suggestione collettiva: i numeri nascondono sfumature inquietanti, come il balzo del 93% delle risse tra minori registrato nell'arco di sei anni. Perché, dunque, ci sentiamo più insicuri? La risposta non risiede in una semplice equazione di ordine pubblico, ma in una frattura tra il dibattito politico astratto e la realtà di una città che muta.
Il primo dogma da scardinare è la delega esclusiva della sicurezza alle sole forze dell'ordine. Come emerso dall'iniziativa "La sicurezza: un bene comune" organizzata nei giorni scorsi da CGIL e SPI, la protezione dei cittadini è un riflesso diretto della tenuta sociale di un territorio.La sicurezza non può essere ridotta a un "pugno duro" o a una sequenza di interventi emergenziali. Essa germoglia laddove esistono welfare di prossimità, lavoro dignitoso e politiche inclusive. Come sottolineato da Bernardo Marasco e Mario Batistini: "la sicurezza è un diritto fondamentale di cittadinanza": una condizione che abilita la libertà individuale, specialmente per le fasce più fragili. Senza coesione, ogni risposta securitaria rimane un guscio vuoto, un placebo che non cura la patologia del degrado ma ne nasconde solo i sintomi.
La narrazione politica è spesso generosa nell'annunciare l'arrivo di "nuovi agenti" come panacea di ogni male. Tuttavia, un’analisi tecnica della Silp Cgil rivela quello che potremmo definire il gioco di prestigio dei numeri. Il cosiddetto "potenziamento" degli organici è, nella realtà operativa, un affannoso tentativo di pareggiare il turnover: le nuove assunzioni faticano persino a coprire i vuoti lasciati da chi va in pensione. Ma il dato più emblematico riguarda la qualità di questi rinforzi: il 70% dei partecipanti ai corsi per ispettori era composto da personale già in servizio con qualifiche inferiori. Non siamo di fronte a un incremento netto di stivali sul terreno, ma a uno spostamento di qualifiche interno alla macchina burocratica. Sbandierare "numeri esorbitanti" di fronte a un apparato in sofferenza strutturale è un esercizio di distrazione che ignora la realtà della strada.
Un'altra verità scomoda riguarda l'inflazione legislativa. Oggi in a Palazzo Vecchio, durante la riunione della Commissione consiliare 8 il Prof. Emilio Santoro ha evidenziato come la produzione continua di nuovi reati per rispondere a ogni sussulto mediatico finisca per ingolfare i tribunali, paralizzando i procedimenti per i reati cosiddetti “minori”. Le normative ideologiche, invece di garantire ordine, rischiano di trasformare persone integrate in "fantasmi della clandestinità", alimentando indirettamente il bacino della microcriminalità.
Santoro è netto: il sistema dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio si è rivelato costoso e inefficace. La sicurezza collettiva non aumenta con la detenzione amministrativa, ma attraverso accordi di riammissione internazionali e percorsi di uscita volontaria assistita. Come ricordato da Alessandra Innocenti, la marginalità sociale è il principale terreno di coltura del crimine: punire senza un progetto di reinserimento significa condannare la città a una recidiva perpetua.
L'insicurezza non abita solo nelle piazze dello spaccio, ma penetra nei luoghi di lavoro e negli spazi più intimi. Le lavoratrici e i lavoratori del commercio e dei trasporti sono i sensori umani di questa crisi. I dati di Filcams e Filt Cgil denunciano un’escalation di aggressioni nei punti vendita (con casi critici in catene come Esselunga e Pam) e sui mezzi pubblici. Nonostante il protocollo siglato a dicembre con At e Gest, la sensazione di isolamento per chi guida un bus o controlla un biglietto rimane critica.Ma esiste una violazione ancora più subdola: quella che colpisce gli anziani tra le mura domestiche.
Come evidenziato da Chiara Tozzi (SPI CGIL), le truffe ai danni degli anziani non sono semplici reati predatori; sono ferite che violano lo spazio più intimo, generando vergogna e un senso di vulnerabilità che annienta la dignità della persona. È la "desertificazione" della protezione sociale che lascia i più deboli soli davanti al predatore.
Il distacco tra promesse elettorali e realtà territoriale trova il suo epicentro nel quartiere di Novoli. Qui, il divario tra la narrazione istituzionale e la vita quotidiana è diventato una voragine. Marco Stella (FI) ha sollevato un punto critico: a fronte di un organico di oltre 900 unità di Polizia Municipale, il territorio percepisce una presenza orientata quasi esclusivamente alle sanzioni amministrative piuttosto che alla prevenzione. Il risultato è un clima di paura che colpisce il cuore della comunità: le scuole.
Le denunce del Comitato Cittadini per Firenze descrivono minori sistematicamente presi di mira da baby gang all'uscita dagli istituti. Simone Scavullo sintetizza questo punto di rottura con una frase che dovrebbe allarmare ogni amministratore: "Non siamo più tranquilli a mandare i nostri figli a scuola". Quando il presidio del territorio viene percepito come "latitante" o ridotto a mera funzione burocratica, la fiducia nelle istituzioni crolla, lasciando spazio alla pericolosa tentazione della sicurezza "fai-da-te".
La sicurezza è un equilibrio dinamico che richiede coraggio politico e onestà intellettuale. Non può esistere una città protetta se si ignora la marginalità che produce devianza, ma le istituzioni non possono nemmeno rifugiarsi in "chiacchiere sociologiche" mentre i cittadini modificano le proprie abitudini per paura. Se è vero che i residenti non possono sostituirsi allo Stato, è altrettanto vero che lo Stato non può rispondere a un aumento della violenza giovanile o alle aggressioni sul lavoro con soli slogan elettorali. Siamo pronti a investire in un’inclusione reale e in un presidio fisico del territorio per garantire la nostra libertà, o continueremo a inseguire l'illusione di una sicurezza fatta di soli numeri?