40° dell'alluvione: ieri il ringraziamento agli angeli del fango, oggi il riconoscimento a Zeffirelli per il suo film documentario


Firenze, 05 Novembre 2006- Era il 4 novembre 1966 quando a Firenze l'Arno ruppe gli argini portandosi via persone, case e un immane patrimonio culturale e artistico. Acqua e fango travolsero una Firenze impotente, causando vittime e mettendo in ginocchio l'economia cittadina con le sue botteghe artigiane. L’alluvione dell’Arno, nei giorni scorsi, ha lasciato il posto ad un’altra alluvione. Per ricordare la tragedia, Firenze si è fermata e ha dato vita a una serie di manifestazioni commemorative. Ieri 2.000 angeli hanno riaperto il libro dei ricordi, tutti insieme con le loro chiome ingrigite.

"Ieri è stata una giornata bellissima, con il ricordo degli Angeli del fango qui in Palazzo Vecchio. Ma quella di oggi è forse una festa più nostra, dei fiorentini. Perché è una festa per ringraziare uno di noi, un concittadino, uno straordinario artista grazie al quale il mondo capì quel che era successo davvero a Firenze il 4 novembre del '66: Franco Zeffirelli". Con queste parole, in un Salone dei Cinquecento stracolmo, il sindaco Leonardo Domenici ha aperto la cerimonia in cui ha consegnato al grande regista un riconoscimento della città, prima della proiezione del celebre film-documentario "Alluvione di Firenze". "Un film - ha aggiunto Domenici - realizzato e prodotto in fretta e furia, con l'indimenticabile commento di Richard Burton, che uscì esattamente un mese dopo l'alluvione e che fu determinante per far conoscere la tragedia della nostra città e raccogliere fondi". Franco Zeffirelli non ha nascosto la commozione ed ha affettuosamente ripercorso la storia di quei giorni, che saranno raccontati anche in un suo libro di prossima uscita. "Non mi aspettavo questa emozione - ha detto dopo aver ricevuto il piatto d'argento con la scritta 'La città di Firenze al maestro Franco Zeffirelli con gratitudine e affetto' - grazie dal profondo del cuore".
"Ieri il cardinale Ennio Antonelli, con tutta la sua autorevolezza morale e spirituale, ci ha richiamati come comunità civile ai problemi dell'oggi. E con questo, con questo riferimento alla comunità civile, ha toccato un concetto al quale anche io tengo particolarmente. 'E' tempo di solidarietà - ha detto - intesa non come vaga compassione, ma come volontà decisa e perseverante di impegnarsi per il bene comune secondo le proprie capacità. Occorre che ognuno faccia la sua parte e che tutti collaborino mettendo insieme le molteplici risorse politiche, lavorative, manageriali, finanziarie'. Io mi associo a questo richiamo. Perché credo che l'impegno civile possa coniugarsi con quello etico e spirituale". Sono le parole del sindaco Leonardo Domenici, che stamani in Palazzo Vecchio, in occasione della cerimonia in onore di Franco Zeffirelli, si è brevemente soffermato in una riflessione sulla città. "In questi giorni - ha detto il sindaco - mi sono chiesto spesso come fosse la Firenze del '66, di cui tanto abbiamo parlato e che tanto abbiamo ricordato. Perché credo che per capire la città di oggi sia utile sapere cosa è rimasto e cosa è cambiato. Allora c'erano più abitanti: 450mila contro i 377mila di oggi; l'aspettativa media di vita di un fiorentino era inferiore di 10 anni; il reddito pro-capite era più basso di 2,8 volte; le auto circolanti erano 95mila contro le 291mila di oggi; i residenti stranieri erano 1.180 contro i 32.500 odierni; il 35% dei fiorentini aveva la casa di proprietà, mentre oggi è oltre l'80%. I turisti erano un terzo, 3 milioni e 300mila presenze contro gli oltre 9 milioni attuali; l'illuminazione delle strade lasciava molto a desiderare; c'erano gravi problemi di approvvigionamento idrico nelle zone delle Cure e dell'Isolotto. Tutto questo per dire che stiamo meglio oggi? No. Il problema è capire come è cambiata la città". "La nostra città - ha continuato Domenici - oggi deve confrontarsi con nuove contraddizioni: i problemi li vediamo tutti ogni giorno nelle nostre strade, nelle nostre piazze. Ma ciò che vediamo non è che l'espressione di un processo storico forte, al quale Firenze non può opporsi e che si chiama globalizzazione, immigrazione, turismo di massa. Davanti a questi problemi, credo si debba cercare di governare insieme i nuovi processi nel mondo migliore. Con un nuovo slancio di solidarietà". "Credo che queste celebrazioni per il 40° dell'alluvione debbano avere un duplice obiettivo - ha concluso il sindaco - Il primo è molto pratico: vogliamo le risorse per la definitiva messa in sicurezza dell'Arno. E su questo fronte credo che qualcosa si sia ottenuto. Il secondo obiettivo, è quello di recuperare quello spirito solidale di fondo che venne fuori dopo l'alluvione. Per tornare a parlare di bene comune e non di 'tutti insieme e ognun per sé'. Perché se ognuno fa la propria parte secondo la sua responsabilità, se pensiamo che il problema del futuro non è solo quello della ricchezza privata ma del bene comune e collettivo, se riusciamo ad unire gli intenti, allora anche queste celebrazioni saranno servite a tutti noi e alla nostra città".

"1966: l'alluvione a Firenze. Il passato, il presente" è il titolo del convegno che si è svolto ieri pomeriggio in Palazzo Vecchio, nell'ambito delle iniziative per ricordare il 40° dell'alluvione. Il convegno era promosso da Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Regione Toscana, Dipartimento di Protezione Civile, Prefettura, Direzione regionale Vigili del Fuoco, Autorità di Bacino fiume Arno. In apertura dei lavori, un momento di emozione nel ricordo di Carlo Maggiorelli, dipendente dell'acquedotto comunale che la mattina del 4 novembre '66 fu travolto dalle acque mentre era in servizio. Il sindaco Leonardo Domenici ha consegnato una targa sua memoria al figlio Maurizio, anche lui dipendente comunale.
La breve cerimonia è avvenuta dopo i saluti ufficiali del sindaco, del prefetto Andrea De Martino e del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi.
Nel corso del convegno sono stati aranno presentati, dagli assessori alla protezione civile Eugenio Giani e all'ambiente Claudio Del Lungo, il piano comunale per il rischio idraulico del fiume Arno, il progetto per la salvaguardia del patrimonio culturale e gli interventi di prevenzione del Comune di Firenze. L'assessore provinciale Stefano Giorgetti ha presentato il piano provinciale d'emergenza e l'assessore regionale all'ambiente Marino Artusa il sistema regionale di Protezione Civile. Il Piano comunale è inquadrato nel contesto più generale della pianificazione nazionale d'emergenza. Cardini del piano sono la prevenzione, la gestione delle emergenze, la gestione interna (personale, associazioni di volontariato) e le previsioni. Quattro le fasi: attenzione, pre-allerta, allerta, allarme. Dal punto di vista operativo, la città è stata divisa in 8 zone, con altrettanti centri di coordinamento, coordinati a loro volta dalla sala operativa della protezione civile del Comune e della Provincia di via dell'Olmatello.

"Quella che si è verificata in questi giorni è solo una grande manifestazione propagandistica, il ricordo dell'alluvione si è trasformato in una festa in giro per la città". E' quanto sostiene il gruppo di Alleanza Nazionale di Palazzo Vecchio assieme all'onorevole di An Riccardo Migliori e il consigliere provinciale Nicola Nascosti. "E' da alcuni giorni che assistiamo a riflettori e luci accesi a ogni angolo la città - ha spiegato il capogruppo di An Riccardo Sarra- come se questi fossero giorni felici da ricordare quando da festeggiare non c'è niente. Era necessario invece un momento di riflessione su ciò che ancora c'è da fare per evitare il rischio di altre inondazioni. Per questo ci impegneremo a monitorare quello che l'amministrazione comunale di Firenze e l'attuale Governo porteranno a compimento". "Questa mattina è stato firmato un Protocollo d'intesa tra il presidente della Regione Toscana Martini e il Ministro all'ambiente Pecoraro Scanio - ha spiegato l'onorevole Migliori - dove si dice che saranno stanziati altri 7 milioni di euro per la messa in sicurezza del bacino del fiume Arno, da qui al 2007. Non comprendiamo la provenienza di questi finanziamenti visto che nell'attuale Finanziaria in discussione in Parlamento non c'è nemmeno una riga che riguarda l'Arno. Tutti i gruppi di An - ha affermato l'onorevole Migliori-, provinciali, comunali e regionali monitoreranno se arriveranno questi soldi e dove andranno a finire". "In realtà un Accordo di Programma era già stato firmato nel febbraio 2005 - ha sottolineato la consigliera comunale Gaia Checcuci - tra l'allora Ministro all'ambiente Matteoli e il presidente della Regione Toscana Martini e dal segretario generale dell'autorità di bacino del fiume Arno Giovanni Menduni. Alla data di sottoscrizione dell'appello risultavano già attivati 41 milioni di euro di cui 34 erano a carico dello Stato e 7 a carico della Regione per la messa in sicurezza del fiume. Il progetto inoltre prevedeva un programma di attuazioni degli interventi prioritari divisi in tre arre del fiume: la parte del Valdarno superiore fino a Firenze compresa, la destra dell'Arno e i corsi di pianura di Ombrone Bisenzio e il basso Valdarno fino a Pisa". "Vorremmo sapere- hanno concluso i consiglieri comunali di An, il consigliere provinciale Nascosti e l'onorevole Migliori - perché questi accordi presi in precedenza non sono stati rispettati, c'è forse dietro una ragione politica?."

Redazione Nove da Firenze