Il mercato dei camper? Macche crisi, è boom

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 gennaio 2004 13:10
Il mercato dei camper? Macche crisi, è boom

Firenze – “Come va il mercato? Benissimo, grazie. Produzione e vendita più 5/7 % nel 2002-2003 con cifre analoghe previste per il 2004 e un trend in ascesa almeno per i prossimi dieci anni”. Se qualcuno ipotizzava un’industria dei camper semiagonizzante eccolo servito. Luano Nicolai, 65 anni, presidente nazionale della Associazione Costruttori, non solo smentisce le cassandre, ma si dice ottimista che più ottimista non si può, dando così un viatico perfetto anche al Salone del Turismo Itinerante, Tour.it, in apertura a Marina di Carrara (17 – 25 gennaio).
C’è la crisi economica? L’inflazione galoppa? La gente ha meno soldi per le ferie? Per le orecchie di Nicolai è tutta musica.

Si fa per dire, ovviamente. Ma più la gente è in difficoltà, più rinuncia agli alberghi e alle ferie costose e più si rivolge al camper, privilegiando il turismo all’aria aperta che, tra l’altro, alimenta anche desideri d’avventura e sete di libertà.
Nicolai è il patron della Rimor di Poggibonsi che con la controllata IVR di Radicofani è una dei big della camper valley toscana (le altre sono Laika e Mobilvetta a Tavarnelle Val di Pesa, McLouis a Collevaldelsa e CI ancora a Poggibonsi).

Il gruppo Rimor dà lavoro a 230 dipendenti, per un fatturato di €105 milioni sui 600 globali del settore. Bilancio florido e una produzione in crescita votata per il 40% all’export: 3850 camper nel 2003, un centinaio di roulotte stanziali per i camping e 60 case mobili che quest’anno diventeranno una al giorno, così come i camper cresceranno di circa 200 unità.
“Queste”, dice Nicolai, “sono le cifre reali della mia azienda che corrispondono all’andamento generale del mercato in Italia.

Se qualcuno, come certi concessionari, lamentano una stagnazione delle vendite, si guardino allo specchio. Per noi costruttori non vedo alcun problema e la tendenza in Italia è allineata quanto accade soprattutto in Francia, Inghilterra e Paesi scandinavi dove si stanno registrando analoghi incrementi del mercato”.
Nicolai si limita a fare due conti in tasca agli italiano. Una vacanza in albergo o in affitto con moglie e figli costa ormai un occhio della testa. Con 35-40 mila euro, invece, ci si compra un camper che dura dieci anni e più.

Non solo. “Per il ceto medio delle grandi città che vive con stipendi affilati dal carovita”, aggiunge, “il camper è una via di fuga che funziona tutto l’anno e che consente week end all’aria aperta a costi altrimenti inaccessibili”.
La crisi economica e lo stesso prolungamento della vita stanno peraltro generando un fenomeno sul quale mancano approfondimenti, ma che sicuramente alimenta e alimenterà sempre di più l’interesse per il turismo itinerante. “E’ il fenomeno dei pensionati”, spiega Nicolai, “C’è un esercito di persone che si ritrova a 60 anni, ancora giovane e in salute, ma con una pensione che in Italia è appena sufficiente per campare male.

Allora che fanno? Comprano un camper e vanno a svernare in Marocco o Tunisia, cinque-sei mesi all’anno in un clima ottimo, prezzi contenuti e la sensazione di potersi ancora divertire”.
Insomma, sostiene il presidente dei costruttori, molte circostanze concorrono a consolidare l’ottimismo, non ultimo il desiderio degli europei dell’ovest di correre a visitare i paesi dell’est, curiosità possibile non appena adeguate le strutture: “Vedo roseo almeno fino al 2014”. Quanto al traffico di camper in Italia (500 mila all’anno, 170 mila di italiani), Nicolai insiste su un costume bizzarro: “Fateci caso, molti nostri camperisti in Italia si comportano in modo incivile.

Quando vanno all’estero, invece, tutti ordinati e attenti. Gli stranieri, al contrario, diventano incivili quando arrivano da noi. Secondo me c’è qualcosa che non va”.

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