"Ripartiamo insieme da Barbiana" il 19 maggio 2002, ma c'è anche una contromanifestazione


E' il motto di una marcia pacifica per la qualificazione e il rilancio della scuola per tutti e per ciascuno, per la garanzia dei diritti di cittadinanza sociale delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, per un futuro democratico e civile del nostro paese.
"Don Lorenzo Milani e la sua scuola di Barbiana rappresentano un punto storico dei nostri valori educativi -afferma il manifesto degli organizzatori- A cinquant’anni da quella esperienza il messaggio di fondo che da lì viene, è il nostro messaggio. Una scuola di Socrate che insegni a ragionare e ad essere cittadini sovrani. Una scuola laica e pubblica, preoccupata di garantire ad ognuno la propria realizzazione personale, a partire da chi ha di meno. Una scuola della ricerca, della cooperazione, per l’uguaglianza delle opportunità.
La marcia vuol essere un’occasione per dare forza ad un movimento pluralista e democratico che nel paese, nelle scuole, nelle autonomie locali, tra gli studenti, nelle associazioni professionali e sindacali, sviluppi maggiore passione politica e culturale per migliorare il nostro sistema formativo, per una qualificazione professionale degli operatori, per un rapporto più intenso e integrato con il territorio.
Il 19 maggio sarà una giornata di proposta e identità, perché si riparta da Barbiana, ridiscutendo quello che negli scorsi anni si era iniziato a realizzare, per migliorare l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli. Una giornata per dire no alle proposte dell’attuale governo perchè porterebbero alla deriva la scuola pubblica. Diciamo no a provvedimenti che introducono nuova discriminazione e selezione, tagli allo stato sociale, scelte conservatrici sugli insegnamenti, separazione precoce tra percorsi liceali e percorsi professionali, curricoli etnico-regionali, forti limitazioni all’autonomia scolastica.
Vogliamo confermare il valore costituzionale e democratico della nostra scuola, nata dalla Liberazione e figlia di valori comuni per tutti: libertà, uguaglianza, pluralismo, solidarietà".
È stata proposta una marcia verso Barbiana con l’intento di rilanciare l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli, afferma invece il Forum Sociale del Mugello: "La scuola di don Lorenzo Milani sarebbe il miglior antidoto contro la parità pubblico-privato, contro la scuola azienda, la scuola della competizione, la sua gestione privatistica e i conseguenti progetti di riforma oggi della Moratti ieri di Luigi Berlinguer".
Il Forum Sociale del Mugello denuncia un così evidente abuso e invita la cittadinanza all’incontro promosso dal CESP il 15 maggio alle 15,30 presso l’auditorium del liceo “Giotto Ulivi” di Borgo san Lorenzo, in concomitanza con la marcia del 19 maggio verso Barbiana organizza lungo il percorso un presidio, per richiamare l’alternativa d’idee e insegnamento di don Milani a ogni progetto di riforma scolastica in linea con le esigenze del mercato e del liberismo.
I cittadini aderenti al Social Forum Mugello hanno elaborato il documento allegato come contributo per riflettere sui valori di "un'altra scuola possibile":
"La giusta battaglia contro la riforma Moratti non deve fare dimenticare le responsabilità di chi con la riforma dei cicli ha di fatto aperto una strada che sfocia appunto nella riforma Moratti.
I principi di una scuola pubblica e gratuita finalizzata alla crescita dell’ uguaglianza e all'emancipazione di tutti -come praticata a Barbiana - stridono non solo con con la riforma Berlinguer e il suo peggioramento Moratti ma anche con alcune affermazioni del manifesto dei promotori della marcia Vicchio Barbiana del prossimo 19 maggio.
Per questo · Invitano le studentessE e gli studenti ,le cittadine e i cittadini a riflettere sulle mistificazioni e pur ribadendo la loro opposizione alla legge Moratti a non essere pronti a ingollare un male minore.
· Saranno presenti con iniziative di informazione sul territorio Mugellano.
· Invitano il movimento ad esprimere un pensiero, solidarietà e sostegno a questa battaglia.
Era l’ora di smetterla d’inseguire compromessi coi programmi e le esigenze del capitalismo. Giusto cominciare dalla scuola, facendo piazza pulita di parità pubblico – privato, gestione aziendale e gerarchica. Inequivocabile segno di rottura richiamarsi a Barbiana. Se si realizza la scuola di don Milani, si fa la rivoluzione: consisterà nella conquista da parte delle masse della parola, cioè dell’eguaglianza. “Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui” (Lettera a una professoressa, p. 96). Sarà rivoluzione culturale, cioè completa: “La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola” (p. 105).
Ma si resta perplessi quando nell’Appello per la marcia di Barbiana si legge l’invito a ripartire di lassù, “ridiscutendo quello che negli scorsi anni si era iniziato a realizzare, per migliorare l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli”. Si spera che “ridiscutere” sia un eufemismo per dire rivedere completamente. La riforma dei cicli resta impressa per quello che della scuola pubblica cancellava: la scuola media unificata, solo in parte assorbita nei sette anni di scuola di base; il successivo biennio sarebbe stato obbligatorio, sì, ma non unitario. Così la formazione unitaria sarebbe diminuita di un anno. La scuola media unificata era proprio la sola cosa che la Lettera a una professoressa apprezza: “Abbiamo letto la legge e i programmi della nuova media. La maggioranza delle cose scritte lì a noi ci vanno bene. E poi c’è il fatto che la nuova media esiste, è unica, è obbligatoria, è dispiaciuta alle destre. È un fatto positivo” (p. 30). E in quanto al tempo pieno, che nella proposta di Barbiana è essenziale e irrinunciabile, che cosa prevedeva la riforma dei cicli? Trenta ore settimanali per trentatré settimane cioè il taglio del tempo pieno e prolungato. E in quanto a una scuola davvero gratuita? Da troppo tempo non pare più all’ordine del giorno, nonostante che la precarietà del lavoro e la povertà aumentino. In generale, per finanziare la scuola, più che all’impegno pubblico si pensa a interventi del privato; che non fa nulla per nulla. Così anche la libertà è servita. Allora “ridiscutere” è un eufemismo. Bisognerà cominciare, se si riparte da Barbiana, a parlar chiaro, come don Milani e la Lettera a una professoressa. Per ciò bisognerà avere chiare le idee, non parlare, come l’Appello, della “nostra scuola nata dalla Liberazione”. Purtroppo la gran parte dei percorsi scolastici ancora validi erano nati prima. Solo la scuola media unificata, quella dissolta nella riforma dei cicli, era nata dopo e può essere considerata figlia, anche se tardiva, della Liberazione.
Nella Lettera a una professoressa si legge a ogni pagina come fine della scuola la parola chiara e inequivocabile eguaglianza; quell’Appello la sostituisce con un’espressione che chiara non è: “uguaglianza delle opportunità”. Che vuol dire? Tutto quello che interpretazioni di comodo di volta in volta le vorranno far dire. Ma non è difficile ricordare che questa e simili circonlocuzioni sono apparse quando di eguaglianza non si è voluto più nemmeno parlare, perché qualcuno n’aveva paura e qualcun altro, peggio, si vergognava di quella parola e idea semplice, chiara e grande. Contro facili furberie, fra le quali potrebbe rientrare “l’uguaglianza delle opportunità”, la Lettera a una professoressa si preoccupa solo di ricordare che “non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali” (p. 55). Ne discende che la scuola dell’obbligo dovesse essere a tempo pieno e anticlassista; davvero, per esser chiari, di quell’anticlassismo che “i ricchi chiamano classismo” (p. 90). Altre espressioni contorte e sospette ricorrono in quell’Appello: “scuola per tutti e per ciascuno … garantire a ognuno la propria realizzazione personale”. Anche questi fumi si dissolvono alla luce della Lettera: “ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia” (p. 14); “Guai a chi vi tocca l’Individuo. Il Libero Sviluppo della Personalità è il vostro credo supremo. Della società e dei suoi bisogni non ve ne importa nulla” (p. 112).
Allora rileggiamola col necessario coraggio e partiamo di lì, davvero".

Redazione Nove da Firenze