Il ritiro della Margherita a Palazzo Vecchio: dopo la rottura, l'invito al dialogo


Il segretario della Margherita fiorentina, Matteo Renzi, dice: ‘abbiamo cercato un dialogo, non ce l’hanno concesso, ora aspettiamo cosa dirà Domenici’. "Non c’è nessuna crisi istituzionale". afferma il sindaco Leonardo Domenici. Il numero due dei popolari, Pistelli ribadisce a Controradio: ‘Non si è trattato di una posizione imposta da Roma'. «Riparlarsi il prima possibile», è il messaggio che il numero due del Ppi Lapo Pistelli lancia in un'intervista alla Repubblica dopo le dimissioni dei tre assessori della Margherita.
«La crisi apertasi a Firenze è strutturale e non è quindi risolvibile con la nomina di uno, due o cinque assessori, anche se fossero della Margherita». E' il giudizio della capogruppo di Rifondazione Comunista Monica Sgherri e del segretario provinciale Niccolò Pecorini secondo i quali «lo spettacolo che la maggioranza di Palazzo Vecchio offre alla città, tutto spostato sulle poltrone e privo di qualsiasi contenuto, rende al momento impossibile un rapporto con Rifondazione Comunista». «In gioco - hanno spiegato i due esponenti di Rifondazione Comunista - è la leadership della coalizione a livello nazionale ed a livello locale. Anche se non appare sotto questa veste, si vuole ridiscutere chi sarà il Sindaco nella prossima legislatura». «La risposta a questa crisi locale - hanno sottolineato la Sgherri e Pecorini - non potrà mai avvenire con l'allargamento della giunta a Rifondazione Comunista o con l'annessione di quest'ultima all'Ulivo». «La soluzione vera alla crisi strutturale del centrosinistra chiederà tempo - hanno puntualizzato la capogruppo in Palazzo Vecchio ed il segretario provinciale di Rifondazione Comunista - e noi auspichiamo che non avvenga con una "riverniciatura" di facciata dell'Ulivo che non gioverebbe all'obiettivo di costruire una grande opposizione a, partire dai governi locali, al governo Berlusconi». «Noi ci dichiariamo disponibili a lavorare per ritrovare i contenuti fondanti della sinistra - hanno concluso la Sgherri e Pecorini - a partire dalle questioni della guerra e del lavoro e a Firenze ciò vuole dire caratterizzare un'azione di governo che concretamente arresti la destrutturazione del mondo del lavoro e rilanci l'intervento pubblico. Questo significa rivedere le privatizzazioni in atto, proprio per il loro valore concreto e simbolico. In altre parole si tratta di azzerare le scelte di bilancio che puntano sulle privatizzazioni per avere sostanziali introiti. Una base per avviare una discussione reale sui contenuti e sui valori della sinistra dovrebbe almeno mettere subito in agenda gli orientamenti assunti dal Forum Sociale di Porto Alegre sottoscritti, tra l'altro, anche da esponenti politici fiorentini. Questo è il vero contributo che come Rifondazione Comunista ci interesserebbe dare per costruire, anche a partire da Firenze, l'alternativa al governo Berlusconi».

Redazione Nove da Firenze