Il peso dei fatti di Genova


"Fight for Your Right to Live and Communicate" è il titolo di uno sciopero in rete organizzato per oggi alle 3 del pomeriggio. "The butchery carried out by the fascist italian state at the Independent Media Center of Genoa involved in producing free information on G8 days calls for hacktivism -afferma il documento degli organizzatori- if you think that human beings are not either bloody cases to be beaten or goods for global business partecipate to the netstrike".

Successo per la Giornata di mobilitazione dopo Genova organizzata ieri dal GSF di Firenze dalle ore 18.00 in Piazza Indipendenza e alle 21.30 al Parterre con testimonianze dei reduci da Genova e incontro con la partecipazione di Umberto Allegretti, giurista costituzionalista, Alessandro Santoro, prete delle Piagge, Ezio Menzione, avvocato del GSF.

Non si vendono gli ideali è il titolo della "Lettera aperta di un cattolico al congresso dei D.S." indirizzataci da Claudio Raspollini di Scandicci.
"Il Signore che dona il suo spirito a tutti indistintamente, anche allo schiavo ed alla schiava, cita il passo, per affermare che non c’è più distinzione alcuna, che laddove l’uomo creava separazione e distinzione il Signore non l’ha fatta, per tutti lo stesso spirito, la stessa capacità.
Non importa che parli a credenti o no, credo fermamente di parlare ad uomini impegnati come me, pur con tutti i limiti che possediamo, a voler costruire qualcosa di nuovo.
A dire il vero c’è una prima riflessione che mi sento di fare, non si può costruire rinvangando continuamente gli errori e il passato.
Siamo talmente intenti a vomitarci addosso colpe e responsabilità che perdiamo il treno del futuro, siamo perennemente in ritardo, i treni partono e noi li salutiamo dal marciapiede intenti a controllare i nostri biglietti se sono di prima o seconda classe, se il posto sarà comodo o scomodo.
Alziamo una buona volta lo sguardo e guardiamo avanti non noi dobbiamo salire sui treni, ma devono creare treni speciali per portarci dove vogliamo andare perché siamo tanti e la meta è il futuro, della nostra nazione, del mondo. Non avete visto che i nostri figli a Genova fanno sogni, hanno visioni, vi siete dimenticati della forza dell’utopia?
Qualcuno come me, con i capelli bianchi e l’esperienza di governo alle spalle ci suggerirà che l’utopia in fondo è ingenuità.
Che occorre essere concreti, saper accettare le regole economiche per un buon governo.
Sono idee vecchie da chi ormai apprezza più le pantofole ed una comoda poltrona di casa che il duro ed assolato asfalto delle strade.
L’utopia è ingenua perché giovane ed ogni giovane possiede la forza dell’ingenuità, la forza dell’utopia e della speranza, crede ancora nella giustizia ed è pronto a lottare.
Un partito giovane è quello che sa credere nei giovani che vuol condividerne i sogni e le visioni.
Forse ci potrebbero dire visionari, ma saremmo in buona compagnia almeno per me cattolico, perché il primo visionario è Cristo e il secondo Giovanni Paolo II, essi sanno comunicare con i giovani perché hanno un cuore giovane, sanno condividere le aspirazioni di un sogno che trasversalmente va oltre cattolici e credenti, per con-fondersi, fondersi assieme a tutti gli uomini che sognano.
Ma non solo i giovani, anche gli anziani hanno sogni e visioni, in questo sta la novità del nostro tempo, penso ad Alex Zanotelli, penso a Veltroni ed al suo viaggio in Africa.
Penso alle grandi sfide di oggi che richiedono grandi idealità e valori.
Quelle idealità e valori che da sempre ci hanno caratterizzato e che oggi si perdono nei mille rivoli di correnti che solcano la quercia o l’ulivo non come una linfa vitale, ma semplicemente come la ricerca di un posto al sole che compensi i sacrifici che ciascuno fa.
Guardate avanti, ci sono nuove sfide che superano gli schemi in cui vorremmo racchiudere i fenomeni di oggi.
Questo momento bello, esaltante ed al tempo stesso terribile, non vuole essere “comandato” vuole essere condiviso sino in fondo con quella umiltà che da sempre dovrebbe contraddistinguerci.
Scusatemi ma è ” finita” l’epoca dei partiti, stiamo sempre più andando verso schieramenti che si fondano sul carisma personalistico di una persona e ne conosciamo benissimo l’esempio, o verso movimenti dove la persona umana riconquista la sua dignità ed il suo spazio individuale, non c’è più spazio per i verticismi o le linee programmatiche che cadono dall’alto.
Guai a voler imitare il personalismo, non avremmo storia, noi non possediamo le televisioni, oltre che essere profondamente ingiusto, non dobbiamo cercare un leader che ci sappia galvanizzare ed entusiasmare, anche se ce ne sarebbe bisogno, noi dobbiamo costruire il protagonismo di tutti, dall’anziano, al giovane, alla casalinga, al professionista all’imprenditrice devono avere non solo il diritto di parlare, ma la possibilità di contare di essere protagonisti di questa storia, lavoro difficile, ma la chiave del successo è tutta qui.
Laggiù un leader famoso e rampante, qui la forza del singolo che si mette insieme agli altri senza sentirsi migliore degli altri per costruire insieme un mondo più giusto, attento allo sviluppo sostenibile all’ecologia, al commercio, equo e solidale, ai progetti etici, capace di scegliere i prodotti da acquistare con più consapevolezza e nella certezza che la giustizia può passare solo attraverso una equa ridistribuzione della ricchezza, con i paesi in via di sviluppo, che non si vergogna di scendere in piazza con gli immigrati, che non rinuncia ai propri ideali ed alle proprie idee per ottenere un posto prestigioso, che quando tornerà al governo, perché ci tornerà, questi saranno i processi di riforma che vuole portare avanti.
Non si vendono gli ideali.
Forse non saremo capiti, forse saremo osteggiati, ma ritroveremo la dignità di costruire un mondo diverso dall’attuale e soprattutto saremo con i giovani sulle loro barricate se sono necessarie le barricate, con le loro mani bianche alzate, se saranno necessarie le mani bianche alzate, abbiamo promesso battaglia per la giustizia al nuovo governo e su Genova cerchiamo accordi? In altri tempi saremmo stati continuamente sulle strade per portare avanti la battaglia, avremmo raccolto firme, lottato.
Pensiamoci…
Scusate se mi sono rivolto a voi come uno di voi, pur non essendolo, sono un Assessore Popolare, mi sono rivolto a voi come uno di voi perché credo nell’utopia e nella forza di condividere i sogni, perché penso che certe barriere dovremmo definitivamente superarle, non ci sono più frontiere e barriere da mantenere, i confini della partita non sono più egemonia delle forze politiche tradizionali, ma della novità che sempre più si pone all’attenzione dei nostri sguardi.
Grave sarebbe ignorarla.
Vi confido che sono stanco di guardare in silenzio, vorrei lottare per dare l’avvio ai processi di cambiamento che inesorabilmente ci travolgeranno domani, come dice la saggezza popolare “quando tuona prima o poi pioverà”, sta a noi far si che invece di un uragano il domani ci porti una pioggerella capace di far fruttare il grano che abbiamo seminato.
C’è un grande sogno nella Bibbia che Isaia descrive magistralmente tutti i popoli che salgono dopo aver trasformato le spade in falci e le lance in vomeri al monte del Signore per banchettare tutti insieme in pace, forse l’ideale che ci muove è diverso, ma per tutti un solo spirito".

Redazione Nove da Firenze