Software libero per i computer dell’amministrazione, lo prevede una mozione approvata dal Consiglio


Software libero per i computer dell’amministrazione comunale. E’ quanto prevede una mozione approvata dal Consiglio comunale che era stata presentata da Alessio Papini (Verdi), Riccardo Basosi (Democratici), Simone Menci (Rinnovamento Italiano-Lista Dini), Luca Pettini (Comunisti Italiani) e Gregorio Malavolti (DS). «Per rendere prioritario l’acquisto di pacchetti software per ufficio - ha spiegato Papini - il Comune dovrà tenere conto di alcune esigenze. Anzitutto quelle di sicurezza e per questo motivo si dovrà privilegiare l’impiego di software libero per i computer destinati ad utilizzare e immagazzinare dati riservati, protetti dalla legge sulla privacy o comunque di valore per l’amministrazione o per i cittadini. Questo perché l’impiego di software proprietari non prevede la disponibilità del codice del programma con il quale sono stati prodotti e quindi l’utente non ha una sicurezza teorica su tutte le loro funzioni». «In secondo luogo - sottolinea il documento - l’amministrazione dovrà valutare anche la componente costo del prodotto/assistenza fornita allorché siano state riscontrate in offerta concorrenziale caratteristiche comparabili di facilità d'uso e rispondenza dei singoli prodotti alle esigenze». Infine la mozione invita il Comune «a considerare nella creazione dei budgets di spesa i vantaggi derivanti da investire più in assistenza ed installazione e meno nel software in particolare impiegando software libero», «a promuovere l'impiego di formati di dati standard, aperti e documentati, in quanto di estrema importanza e flessibilità per mantenere la piena compatibilità con futuri cambiamenti tecnici», «ad inserire nel programma dei corsi di riqualificazione informatica per i dipendenti comunali anche l'impiego del sistema operativo Linux e di altri prodotti di free software» e, infine «ad indirizzare i dipendenti all'impiego esclusivo nella spedizione di documenti di formati di salvataggio/interscambio leggibili da qualsiasi altro programma di scrittura».

Redazione Nove da Firenze