2020, la ristorazione toscana ha perso 3 miliardi di euro di fatturato

La stima di Fipe-Confcommercio. Gronchi (Confesercenti: "Nel primo trimestre 2021 ulteriore calo dei consumi". Venerdì' 15 gennaio flash mob Tni - Tutela Nazionale Imprese con cena simulata


Per effetto della pandemia da Covid 19 la ristorazione toscana ha perso nel 2020 più di 3miliardi di euro di fatturato rispetto al 2019. Peggio di noi solo la Lombardia (che ha registrato quasi sette miliardi di euro in meno), poi Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna, tutte intorno a quota -3,5 miliardi.

Nel complesso, secondo la stima di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)-Confcommercio, in Italia sono andati in fumo quasi 38 miliardi di euro di fatturato a causa delle chiusure dei locali imposte dai Dpcm. Chiusure che si sono tradotte in mancati consumi e in una conseguente gravissima crisi dell’intera filiera agroalimentare, come confermano Confcommercio Toscana e Coldiretti Toscana.

“Solo per il mancato pranzo di Natale e il cenone di San Silvestro i ristoranti e gli agriturismi toscani hanno visto sfumare oltre 40 milioni di euro di incassi. E le aziende della filiera agroalimentare hanno perso moltissime vendite di olio, vino, carne, verdura e altri prodotti che nei consumi fuori casa hanno un importante canale di commercializzazione, se non il principale”, scrivono in una nota congiunta le associazioni di categoria regionali Confcommercio e Coldiretti.

Nel 2019 erano stati almeno 360mila i toscani che avevano scelto di consumare il pranzo di Natale al ristorante o in agriturismo, spendendo una cifra media di 45 euro. Per l’ultimo dell’anno erano stati invece circa 400mila, per una spesa media di 75 euro.

“Questi mancati incassi incidono profondamente sugli equilibri dell’intero comparto, sia sulla tenuta occupazionale, sia sulla sussistenza delle imprese ristorative e agroalimentari. Che, al di là dei servizi e dei prodotti che offrono, garantiscono anche la conservazione di importanti patrimoni italiani: lo stile dell’accoglienza, la qualità di vita, la tutela del paesaggio. Ecco perché dobbiamo aiutare il settore con sostegni economici ben più solidi e strutturati rispetto ai ristori stabiliti finora dal governo”.

Il 2021 si apre ancora in salita per gli oltre ventimila pubblici esercizi esistenti in Toscana e, di conseguenza, per le imprese della filiera agroalimentare che li riforniscono. “Con il passaggio in zona gialla, il consumo nei locali è consentito fino alle ore 18, ma mancano turisti e lavoratori in smart working, poi le cene sono ancora interdette e qualcuno vorrebbe addirittura sospendere l’asporto tra le 18 e le 22, lasciando solo la possibilità della consegna a domicilio. Sarebbe un accanimento contro bar e ristoranti che non riusciamo francamente a comprendere: non ci pare abbia fondamenti medico-scientifici e non risolve la questione degli assembramenti, anzi pare aggravarla perché – come dimostrano recenti fatti di cronaca - i problemi nascono quando il ‘divertimento’ è organizzato spontaneamente fuori dai locali. Dentro i locali le regole di sicurezza vengono osservate e gli operatori in questi mesi hanno investito molto per consentire ai propri clienti di effettuare le consumazioni senza pericolo. Riaprire i locali garantirebbe di tenere la situazione più sotto controllo e consentirebbe di non morire ad un intero comparto che è stato da sempre fiore all’occhiello del made in Italy”.  

Situazione difficile e Nico Gronchi, Presidente Confesercenti Toscana, non è ottimista: "ll primo trimestre 2021 si caratterizzerà, in relazione al prolungamento delle restrizioni, per una spesa per consumi inferiore di 15 miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2020. Un colpo ulteriore ad un sistema già profondamente provato: nel 2020 la pandemia ha infatti cancellato 105 miliardi di euro di consumi, una cifra che, da sola, ha comportato una riduzione del PIL del 6,1%.  Relativamente alla Toscana questo significa che, se nel 2020, il calo dei consumi è stimato in circa 7 miliardi di €, per il primo trimestre 2021 questo significa una ulteriore contrazione stimata in 1,2-1,5 mld di €”.

Intanto, da Nord a Sud i locali di tutta Italia “aprono ma solo in sicurezza”. Dietro lo slogan “Perché a pranzo sì e a cena no?”, venerdì dalle 20 alle 22, gli imprenditori riuniti del collettivo TNI – Tutela Nazionale Imprese, rappresentante 40mila aziende italiane del mondo Horeca (bar, ristoranti, alberghi), simuleranno un'apertura serale con luci e musica accesa, la sala allestita e titolari e dipendenti e clienti presenti a pranzo, che si siederanno allo stesso tavolo, rispettando il distanziamento senza somministrazione, per dimostrare che il virus non ha orario e che se si può pranzare, rispettando tutti i protocolli, si può anche cenare. “Perché un locale 'sicuro' alle 12 smette di esserlo alle 18? Se l'indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena o nei fine settimana, non possono svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio?”. A dirlo è Pasquale Naccari, portavoce del collettivo TNI – Tutela Nazionale Imprese e presidente di Ristoratori Toscana, che ha rivolto i quesiti ai Prefetti delle regioni in zona gialla. A loro, e per conoscenza ai ministri dell'Economia e delle Attività Produttive Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, la Federazione ha inviato una lettera chiedendo di fornire i dati che individuano i pubblici esercizi come luoghi di contagio e sulle cui basi sono state imposte dal Governo le chiusure. “Il Governo – riprende Naccari – deve continuare a sostenerci, come ha fatto a novembre e dicembre, mesi per i quali ci stanno arrivando i ristori che sono briciole, sia chiaro, ma ci stanno permettendo di sopravvivere anche se a fatica. Tolleranza zero nel caso, invece, venisse deciso di abolire la possibilità di vendita d'asporto”.

Domani, giovedì 14 gennaio, in tutte le città italiane che hanno aderito, i rappresentanti saranno ricevuti dai prefetti. Con l'hashtag #ioaprosoloinsicurezza, venerdì gli imprenditori accenderanno luci e musica e apriranno le porte dei propri locali simulando una cena alla quale partecipano titolari e dipendenti del locale che non sono in cassa integrazione. Tutto questo per una protesta forte, significativa, ma responsabile, nel pieno rispetto della salute pubblica. “Comprendiamo i motivi che stanno dietro ad altre iniziative - afferma Naccari – ma ci teniamo a fare un appello a tutti i ristoratori d'Italia. Dobbiamo stare uniti, ma aprire a oltranza non porta da nessuna parte. Noi siamo imprenditori seri e responsabili: rispettiamo le regole, anche stavolta, come abbiamo sempre fatto. Gesti estremi ci espongono solo a strumentalizzazioni. Chi entra in un ristorante deve avere la certezza di entrare in un luogo sicuro, dove non si violano le leggi”.

“Ci stanno uccidendo, i ristoratori sono in ginocchio, tanti nostri dipendenti sono in attesa della cassa integrazione e il decreto ristori è solo una mancetta. Siamo tutti vittime di scelte insensate: il virus non ha orari, arriva quando vuole arrivare. In Germania, Giappone e altri Paesi hanno messo a disposizione centinaia e centinaia di miliardi sotto forma di aiuti mentre il Governo italiano 'va alla guerra con cavalli a dondolo e pistole a schizzo'. Sono molto deluso da questa situazione”, sottolinea Gianfranco Vissani, presidente onorario RistoItalia e membro onorario di Tutela Nazionale Imprese.

“Ci troviamo in zona arancione, ma vogliamo anche noi partecipare all’azione dimostrativa per ribadire che i nostri locali sono sicuri - aggiunge Andrea Penzo Aiello, presidente di Veneto Imprese Unite -. Venerdì sera tutti i ristoranti veneti, insieme a quelli di tutta Italia, accenderanno musica e luci, apparecchieranno i tavoli e faranno sedere i propri dipendenti. Questo per dire che sono molto più sicuri i nostri spazi rispetto alle case, dove si continuano a ospitare incontri e cene senza rispettare assolutamente le regole”.

L'iniziativa è promossa da Tni-Tutela Nazionale Imprese in collaborazione con Acs Associazione Commercianti per Salerno, A.I.O.S Palermo, Ristoratori Liguria, RistorItalia, Ristoratori Emilia Romagna, Ristoratori Lombardia, Ristoratori Toscana, Ristoratori Veneto, Ristoratori Lazio, Ristoratori Campania, Ristoratori Puglia, Ristoratori Trentino, Ristoratori Sicilia, Veneto Imprese Unite.

Per aderire all'iniziativa di TNI: http://bit.ly/ioapro

Si registrano anche interventi politici. "Neanche 8 euro al giorno, per l'esattezza 7,5 €: a questo ammonta il contributo della Regione Toscana per ristoranti, bar ma anche pasticcerie e imprese del divertimento come locali notturni e da ballo, che hanno patito pesanti danni durante i mesi di lockdown prima e poi per le restrizioni imposte per contenere il rischio di contagi da coronavirus. Messa così, è una presa in giro, inutile girarci intorno. Davvero si pensa che con nemmeno 8 euro di ristoro al giorno, un imprenditore possa decidere di rimanere aperto e di non chiudere l'attività?". Lo chiede il capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella. Il bando mette a disposizione circa 19 milioni e 543 mila euro, per presentare domanda c'è tempo fino alle 17:00 del prossimo 25 gennaio.

"Per godere dei 2500 euro di contributo a fondo perduto per ogni impresa del settore, la Regione Toscana - sottolinea Stella - ci ricorda che l'unica condizione richiesta è che dal 1° gennaio 2020 al 30 novembre dello stesso anno il fatturato generato sia inferiore di almeno il 40 per cento rispetto a quello dei mesi corrispondenti del 2019. Bene, messa così, può sembrare un'iniziativa di grande aiuto per bar, ristoranti e locali notturni. Poi, se andiamo ad analizzare nello specifico i numeri, emerge ben altro: il ristoro di 2500 euro è su 11 mesi del 2020, quindi 334 giorni. Si tratta dunque di 7,48 euro al giorno per ogni attività. Come si può pensare di aiutare, anche parzialmente, ristoratori e titolari di bar e locali con una cifra del genere? Siamo basiti e delusi".

Redazione Nove da Firenze