Regione: scintille Giani-femministe: "Vi denunciamo"

Attiviste invadono l'aula del Consiglio e il presidente va su tutte le furie: "Questa è interruzione di pubblico servizio". E loro escono dal Palazzo del Pegaso


(DIRE) Firenze, 28 mag. - Inizio turbolento per la seduta di oggi del Consiglio regionale. Il piatto forte dovrebbe essere la variazione di bilancio presentata con urgenza dall'assessore alla Presidenza, Vittorio Bugli, per rateizzare l'indebitamento delle Asl in Toscana. Tuttavia nelle prime battute della seduta si abbatte la protesta di alcune rappresentanti dell'associazione femminista 'Non una di meno' e la durissima replica del presidente dell'assemblea regionale, Eugenio Giani, che minaccia nei loro confronti una denuncia penale. Il nodo del contendere è ormai conosciuto: le attiviste dei diritti della donna sono preoccupate del ruolo nei consultori delle associazioni pro-life in virtù di una convenzione delle aziende sanitarie con il forum toscano delle famiglie. 

Le soluzioni prospettate finora dalla Regione non soddisfano le esponenti di 'Non una di meno', che hanno deciso di portare in ogni seduta la loro voce di protesta. Ma stavolta non appena le femministe cominciano a intonare i loro slogan di protesta, Giani va su tutte le furie: "Basta, ci avete annoiati", dichiara il presidente del Consiglio regionale nel corso della riunione. Giani invita subito i messi ad allontanare le attiviste dagli spazi riservati al pubblico. E aggiunge: "State interrompendo i lavori del Consiglio, è proprio di pessimo gusto. Ma vi rendete conto della vergogna che dovete avere a interrompere i lavori del Consiglio in modo così immotivato? Prego i nostri addetti di portarle nel luogo dovuto. Questa è interruzione di pubblico servizio, vi denunciamo penalmente. Vorrei che queste persone fossero identificate".

Non è solo uno sfogo. Giani intende fare sul serio. E per dare seguito a questo proposito cede lo scranno della presidenza alla vicepresidente, Lucia De Robertis, per telefonare direttamente agli addetti della vigilanza in portineria e chiedere loro di prendere nome e cognome delle manifestanti. Troppo tardi, le attiviste nel frattempo sono già uscite da palazzo del Pegaso. In più gli stessi addetti fanno presente al presidente che non rientra propriamente fra i loro poteri quello di bloccare la restituzione dei documenti e di identificare delle persone per procedere a una denuncia penale.

Redazione Nove da Firenze