Vinitaly: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita al padiglione Toscana

Il Ministero dell'Ambiente presenta il progetto VIVA. In Toscana, si possono trovare in vendita le aziende nel Chianti a prezzi variabili fra i 15 e i 20 milioni di Euro, interi borghi (da restaurare) sono venduti a 9 milioni di Euro, e le aziende in Maremma a meno di 5 milioni

Nicola
Nicola Novelli
09 aprile 2014 14:36
Vinitaly: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita al padiglione Toscana

Verona, 9 aprile 2014- Arrivano buone notizie da Verona. La quarantottesima edizione del più importante salone vitivinicolo italiano si sta chiudendo per il Chianti Classico con un diffuso ottimismo, considerando il grande afflusso di vip, stampa e operatori che hanno visitato lo stand del Consorzio e le aree delle aziende socie all’interno del rinnovato spazio consortile.

E a coronare il grande flusso di personalità, esperti e addetti ai lavori, oggi la visita del premier Matteo Renzi che ha salutato il Presidente Sergio Zingarelli e i produttori del Chianti Classico, rinnovando l’augurio per una ripresa del settore, già tangibile in questi primi mesi del 2014. Nell’occasione, il Presidente Zingarelli ha consegnato a Renzi, alcuni oggetti a firma Gallo Nero, tre magliette per ciascuno dei figli, un grembiule per la moglie Agnese e un cappellino destinato al cancelliere Angela Merkel, che incontrerà nei prossimi giorni. Il Consorzio Vino Chianti Classico, fiero dello storico emblema del Gallo Nero, che dal 2005 rappresenta il logo della denominazione enologica, già da molti anni infatti investe anche sulla produzione di oggetti con il Gallo più famoso al mondo, attraverso una linea di prodotti legati al vino, alla tavola ma anche al tempo libero e allo sport. Il Gallo Nero vuole diventare così un modello di stile di vita e ridare ottimismo ad un Paese che si merita di vedere una rapida ripresa in tutti i settori. Per quanto riguarda il vino Chianti Classico, Vinitaly si chiude quindi con numeri molto positivi: in aumento i visitatori allo stand consortile (oltre 1000 nei quattro giorni di fiera), il numero delle degustazioni e anche il tempo medio dedicato ad ogni degustazione che sale a 52 minuti contro i 46 della scorsa edizione. Questo dimostra un rinnovato interesse per una delle denominazioni più famose del panorama enologico italiano, già dimostrato alla vigilia della fiera veronese quando, sabato 5 aprile, il Consorzio ha presentato la nuova tipologia di Chianti Classico la Gran Selezione in un evento al Museo dell’Opera di Verona, che ha visto riunito il gotha del settore enologico nazionale e internazionale.Il progetto VIVA Sustainable Wine, avviato dal Ministero dell’Ambiente nel luglio 2011, promuove la valutazione dell’impatto sull’ambiente del comparto vitivinicolo italiano, dal nord al sud del Paese, dalle piccole alle grandi imprese.

I risultati della fase pilota sono stati presentati con un brindisi il 9 aprile al Vinitaly 2014. Le bottiglie di vino, oggetto dell’analisi di valutazione ambientale, “indossano” oggi l’innovativa etichetta pronta per il mercato e rivolta ai consumatori. VIVA permette di tracciare la sostenibilità della filiera vite-vino, attraverso uno strumento di trasparenza che, per primo nel panorama internazionale del vino, fornisce al consumatore tutti i dati di sostenibilità validati da un ente terzo certificatore e garantiti dal Ministero dell’Ambiente.

L’evento è stato anche l’occasione per la cerimonia di consegna alle aziende dei certificati di validazione dell’analisi. La sperimentazione del Ministero ha coinvolto nove aziende del settore (F.lli Gancia & C, Masi Agricola, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Montevibiano Vecchio, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica), scelte sulla base di criteri geografici e di prodotto, e tre enti di ricerca (Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino; il Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia).

Il progetto è ora in fase di espansione, hanno già aderito a VIVA: Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano, Principi di Porcia, Vicobarone, Vinosia, Donnachiara, Cantine Riunite & CIV, Arnaldo Caprai, La Gioiosa. Si tratta del primo esempio di “gioco di squadra” tra ministero, aziende vitivinicole, enti di ricerca, università ed enti certificatori.

 La bolla che aveva portato gli emissari degli investitori a setacciare le colline dell’Astigiano e del Chianti, la Maremma e la Marca Trevigiana, pronti a ricoprire d’oro le poche aziende vitivinicole disponibili a vendere vigneti e annesse pertinenze, è “svaporata” sul finire del 2009 sotto i colpi della crisi economica. Sono stati necessari quattro anni perché le compravendite legate al comparto vitivinicolo ritrovassero un certo equilibrio, con la ricomparsa sul mercato di un numero non altissimo, ma in costante crescita di buone opportunità per investire in immobili e vigneti. Questo ritrovato brio, emerso in questi giorni al Vinitaly di Verona, è confermato dal Centro Studi di Casa.it, il portale immobiliare n.

1 in Italia, che, in occasione della Fiera più importante del settore, ha analizzato l’offerta inclusiva di terreni coltivati a vite, parte residenziale e pertinenze produttive (cantine e macchinari) nel periodo 2012/2013 evidenziando una crescita del +5,8% annuo, con trattative d’acquisto che, nel 90% dei casi, partono oggi da valori pari o superiori al milione di Euro. Il sogno di cambiare vita e lavoro rilevando poderi e aziende vinicole resta, perciò, non proprio alla portata di tutti.

Per avere ragionevoli prospettive di ritorno sull’investimento è necessario sapersi muovere con accortezza e cognizione di causa nelle situazioni dei territori. Inoltre, comprare un’azienda vinicola e saperla gestire sono due cose assai diverse, come hanno imparato a loro spese quegli investitori di metà anni ’90 che si erano illusi di ottenere grandi guadagni dalle loro produzioni senza avere idea delle difficoltà cui sarebbero andati incontro. In Toscana le quotazioni per il Brunello di Montalcino sono rimaste immutate a circa 400.000/500.000 Euro a ettaro. Se si guardano i valori della regione più ricca di offerta in questo momento, la Toscana, si possono trovare in vendita delle aziende nel Chianti a prezzi variabili fra i 15 e i 20 milioni di Euro, interi borghi (da restaurare) venduti a 9 milioni di Euro, piuttosto che aziende in Maremma a meno di 5 milioni.

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