Nel'incredibile notte di Sosnowiec, l’ArcelorMittal Park si è trasformato, in una gelida serata di marzo, in un calderone di elettricità. La Fiorentina di Paolo Vanoli è arrivata in Polonia tormentata dal 2-1 all'andata al Franchi e dalla possibilità di un’uscita di scena prematura contro la "Cenerentola" Raków. Per quasi settanta minuti, il piano inclinato della partita avrebbe potuto spingere i Viola verso l’abisso, ma il calcio europeo, nel suo cinismo più puro, ha scelto di premiare la squadra che non ha mai smesso di produrre gioco.
Nel gioco dei paradossi la storia di Marin Pongračić si corona a Sosnowiec. Entrato al minuto 88 per rilevare uno stanco Dodô, il centrale croato ha vissuto dieci minuti da protagonista: prima un cartellino giallo per eccesso di foga al 95', poi la gloria eterna al 97'. Con il punteggio sull'1-1 e il Raków sbilanciato in un assalto disperato, Pongračić ha intercettato un pallone vagante e, servito da Albert Guðmundsson, ha disegnato una traiettoria folle. Un destro scagliato da ben oltre 30 metri, quasi dalla linea di metà campo, che si è infilato nella porta sguarnita con la precisione di un chirurgo. un gol memorabile per Firenze: vedere un difensore centrale decidere una qualificazione con una prodezza balistica simile, nel cuore del recupero, è un evento che travalica la tecnica per entrare nel mito.
Perché la porta del Raków era vuota al 97°? Perché nel tentativo estremo di ribaltare un destino che sembrava segnato, l’allenatore Łukasz Tomczyk ha ordinato al portiere Zych di abbandonare i pali per diventare un attaccante aggiunto nell'area viola. Un "tutto per tutto" che ha esposto il fianco al letale contropiede di Pongračić. È il paradosso di una squadra che, pur avendo accarezzato il sogno dopo il vantaggio iniziale, è stata "giustamente punita" per un eccesso. Il Raków non meritava di vincere stasera: la foga non può sostituire la lucidità.
Approfondimenti
Se Pongračić ha firmato la sentenza, la rimonta porta il marchio di fabbrica di Paolo Vanoli e dei suoi cambi. Al 61', con la squadra sotto di un gol dopo la rete di Struski (46'), Vanoli ha rivoluzionato l’assetto: fuori Kean e Fazzini, dentro Roberto Piccoli e Robin Gosens per il passaggio alla trazione offensiva. L’impatto di Piccoli è stato decisivo. Al 67' ha fatto tremare il palo con un colpo di testa imperioso; appena sessanta secondi dopo, al 68', ha invitato alla coordinazione perfetta Cher Ndour, che ha caricato un sinistro violento sotto la traversa. È stata questa la scintilla, nata dalla panchina, che ha frantumato le certezze polacche e restituito inerzia alla Fiorentina.
Nonostante il brivido del risultato e lo svantaggio iniziale, la Fiorentina ha mantenuto una superiorità tecnica e statistica che rendeva il pareggio quasi inevitabile. La pressione viola è stata costante, logorando i padroni di casa minuto dopo minuto.
- Tiri totali: 21 per la Fiorentina contro i 13 del Raków.
- Occasioni da gol: 15 create dai ragazzi di Vanoli, a fronte delle 11 polacche.
- Possesso palla: Un vantaggio territoriale del 50,5% che riflette la capacità di dettare i ritmi.
Sebbene il gol di Struski avesse illuso Sosnowiec all'alba della ripresa, la Fiorentina è rimasta mentalmente aggrappata al match, trasformando la mole di gioco prodotta in un passaggio del turno meritato per quanto sofferto.
Il fischio finale sancisce la qualificazione della Fiorentina ai quarti di finale di Conference League con un risultato complessivo di 4-2 tra andata e ritorno. Quella in Polonia è stata una prova di maturità nervosa, vinta grazie al coraggio di Vanoli e alla follia balistica di un difensore. I Viola tornano in Italia non solo con il passaggio del turno, ma con la consapevolezza di essere una squadra che non muore mai, capace di colpire anche quando il cronometro sembra ormai fermo. Questo finale folle e carico di pathos può essere la scintilla definitiva per la corsa della Fiorentina verso la finale di coppa?